Un trust di scopo, sulle orme di Sostrato. Obiettivo: salvare il patrimonio culturale del Belpaese.
Ci hanno pensato nel 2003 quattro amici: Lorenzo Benini, Elena Totti, Pietro del Grosso e Paola del Grosso, seguendo le orme di quel commerciante greco, Sostrato appunto, che aprì al mondo etrusco il grande contenitore dell’arte greca. I quattro sono imprenditori, che cercano di portare nel mondo della cultura una nuova maniera di finanziare la ricerca. “Applichiamo – spiega Lorenzo Benini – metodologie tipicamente imprenditoriali non soltanto nel reperimento dei fondi, ma anche e soprattutto nella gestione della spesa e nell’identificazione dell’organizzazione. Ci dedichiamo prevalentemente all’archeologia e, dato che la nostra origine ed il nostro quartier generale è a Firenze, all’etruscologia. Dopo tre anni di esperienza nel finanziamento degli scavi al Tumulo della Regina, nell’area della Necropoli della Doganaccia a Tarquinia,
culminata con la scoperta della Tomba dell’Aryballos Sospeso, abbiamo firmato un accordo triennale con la Soprintendenza Fiorentina per lavorare alla Necropoli di San Cerbone, area del Fontino, a Baratti Populonia (LI). Gli scavi cominceranno a luglio ed andranno avanti per almeno due mesi. Oltre a questo co-finanzieremo una importante mostra che sarà presentato al Museo Archeologico di Firenze su Falisci, il popolo delle colline, con esposizione di corredi dall’VIII al VI secolo a.C. inediti. Siamo anche in trattativa con la Soprintendenza di Perugia per un progetto di ricerca e valorizzazione della Necropoli del Crocefisso del Tufo a Orvieto, ma questo è ancora in discussione”.
C’è altro. Un progetto, lanciato proprio in queste ore, per partecipare finanziariamente al restauro del corredo della Tomba di Casette di Sferracavallo di Tuscania, scoperta dall’Associazione Archeotuscia la scorsa primavera 2013. Probabilmente interverrò personalmente in questa operazione per celebrare i 10 anni di vita della mia impresa, se la Soprintendenza romana sarà d’accordo.
In sintesi, Lorenzo, cosa vi proponete?
Il finanziamento della ricerca archeologica, il restauro di monumenti e reperti, la valorizzazione di quanto scoperto e degli studi relativi, la musealizzazione e la diffusione delle scoperte. Oltre a questo ci prefiggiamo di creare posti di lavoro tecnici, regolarmente contrattualizzati, possibilmente per giovani professionisti del settore quali: archeologi, restauratori, guide turistiche, archivisti.
Come vi finanziate?
Sostratos lavora con un fondo di dotazione finanziaria personale, versato dai Settlers a titolo di vera e propria regalia. Tali fondi sono necessari all’acquisto di materiali di merchandising, arricchiti con marchi dei progetti di ricerca e poi personalizzati per quelle aziende che vogliono partecipare al finanziamento dell’operazione. In poche parole, a titolo di esempio, facciamo stampare uno stock di magliette, felpe eccetera, che personalizziamo con il marchio Sostratos ed il marchio dell’azienda supporter del progetto. Ovviamente tra il valore effettivo del pacchetto merchandising e quanto viene fatturato c’è un interessante mark-up (ragione di 1:3). Le quote supporter non superano il valore di fattura di 2mila cinquecento euro + IVA che sono totalmente detraibili per l’azienda partecipante dal proprio reddito d’impresa, quali spese di pubblicità e propaganda. Da notare bene che non si tratta tecnicamente di sponsorizzazioni, ma di acquisti di materiale promozionale. Le quote versate dai supporter vanno a formare parte del budget attivo a disposizione del progetto di lavoro. Oltre a questo, se abbiamo uno scavo aperto, organizziamo soggiorni per Turisti Consapevoli Paganti, appassionati di archeologia, a cui facciamo seguire corsi teorici e pratici di scavo e restauro, oltre ad altre attività extra a pagamento. Le quote pagate vanno a formare una ulteriore parte del budget a disposizione. Ovviamente ci sono attività collaterali di finanziamento, che derivano dalla vendita diretta di merchandising, dalla stampa e diffusione di pubblicazioni.
Chi gestisce i fondi?
Negli accordi che abbiamo in atto con la Soprintendenza di Firenze, tutta la gestione dei rapporti con i fornitori, i professionisti e quant’altro coinvolga una gestione economico-finanziaria dello scavo è di nostra pertinzenza. Ma il criterio è quello del buon padre di famiglia. La spesa è sempre minimizzata con massimizzazione dei risultati Il Trust Sostratos non ha scopo di lucro e quanto prodotto dalla sua attività di fund raiser e di moltiplicatore delle risorse è sempre e comunque a disposizione delle attività di scopo. Questa funzione è garantita da un Trustee estraneo all’attività dei Settlers e del Trust stesso.
Mi hai parlato anche di quaderni.
Sì, pensiamo di dar vita ad una una rivista, un quaderno, che porti al pubblico tecnico e non, i risultati del nostro lavoro, i nostri programmi, i successi e le difficoltà. Vogliamo pubblicare articoli tecnici sulle nostre ricerche o su ricerche applicate, legate sempre e comunque al mondo della cultura. Gli articoli saranno retribuiti solo per ricercatori con meno di 35 anni (salvo particolari eccezioni), mentre chi vorrà scrivere sulla nostra rivista, se avrà superato questa età, lo farà solo a titolo personale e gratuito. Stiamo prendendo contatti con una casa editrice e formando il comitato scientifico ristretto, quello allargato ed il sindacato dei garanti. Vorremmo pubblicare 2 numeri annuali (novembre-maggio), ma su questo stiamo ancora discutendo.
Al di là delle vostre buone intenzioni, lo Stato non dovrebbe sforzarsi di più per reperire e destinare fondi alla cultura?
Intanto sono del parere che lo Stato i fondi che ha li spende male, quindi non si tratta di reperirne ulteriore, ma innanzitutto spendere bene, in maniera produttiva ed oculata quelli che si hanno. Poi chi sta a perder tempo a girare intorno alla questione che lo Stato deve darsi da fare a cercare più fondi per la cultura perde soltanto tempo. Sono ormai cambiati i tempi in cui le risorse statali si consideravano illimitate ed è la mentalità di approccio alla cultura che deve cambiare.
Come?
La Cultura non può essere più considerata di esclusivo intervento pubblico, ma, se è giusto che rimanga un bene pubblico, deve essere anche considerata come mezzo produttivo e come tale: implementata, salvaguardata, fatta evolvere. La Cultura è un fattore produttivo dell’economia. Cerchiamo intanto di attirare i privati nell’investimento sulla cultura con forme che avvantaggino fiscalmente, valutiamo forme di collaborazione privata sul tipo di quella che abbiamo costruito con SOSTRATOS, ripartiamo dalla creazione di una vera mentalità da Industria della Cultura che metta in moto il volano del turismo, dell’accoglienza, del settore dei prodotti tipici e dell’eno-gastronomia, che sono la vera ricchezza originaria della nostra Nazione. Far evolvere la Cultura ci darà la possibilità anche di ricostruire con l’istruzione la coscienza civile, il rispetto della natura, dei monumenti, del territorio: l’Educazione Civica. Insomma:costruiamo l’Isola di Utopia.
La vostra iniziativa è unica in italia?
DA quanto mi risulta SOSTRATOS non ha uguali in Italia. Anche la sua forma legale, il Trust di Scopo, non prevista dal Diritto Commerciale italiano, ricalca la falsariga del Diritto Anglosassone con regolamentazione fiscale italiana.
Domanda di rito: Vi sentite tosti e quali sono dopo undici anni le difficoltà più grandi in questo vostro progetto?
Forse siamo tipi tosti solo perché ancora abbiamo una fiducia incrollabile per il potenziale dell’Italia ed abbiamo fiducia negli italiani, quelli che considerano l’educazione civile e culturale una necessità. Quanto siamo o saremo tosti, ce lo diranno i risultati. Le difficoltà sono innanzitutto burocratiche e di mentalità. C’è diffidenza nei privati. Spesso ci sentiamo dire: Dove sta la fregatura? Oppure, ma perché lo fanno? Avranno di certo degli interessi personali. I privati sono visti come alieni invasori, non meritevoli di attenzione, paria della cultura, quando invece l’interesse più grande a favorire l’afflusso di nuova forza e investimenti è proprio di chi lavora nel settore. Ma il problema è un altro.
Quale?
A livello politico a dispetto delle dichiarazioni d’intento e dei proclami manca ancora una regolamentazione della materia, sia dal punto di vista operativo che fiscale. L’Italia dei Beni Culturali non è soltanto il degrado di Pompei o l’intervento di Diego Della Valle sul Colosseo: abbiamo migliaia di siti archeologici, musei, attrazioni culturali che stanno andando letteralmente in malora nell’assordante silenzio di chi dovrebbe agire invece di dar aria ai denti. Focalizziamo anche l’attenzione sulle migliaia di disoccupati o mal-occupati, laureati e non del settore della Cultura, che sarebbero un’immensa risorsa per il nostro riscatto economico, sociale e culturale se solo si lasciassero affluire liberamente gli investimenti privati.
Chiudiamo: in fondo in fondo, ma proprio in fondo, chi, cosa ve lo fa fare?
Orgoglio, prestigio, amore per la nazione, la cultura, la storia, rispetto per la civiltà, fierezza delle proprie origini, voglia di fare. La gloria forse? La voglia di lasciare una traccia di noi? Tutto questo insieme.
Cinzia Ficco

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