Pioniere di un giornalismo, che ama definire “molecolare”. In due parole Etalia.
Si tratta di Aldo Daghetta, nato a Milano nel 1979, che sta lavorando al progetto da circa tre anni con Nicola Alex Tateo (attuale CEO) e a una serie di partner tecnologici.
“L’idea – spiega Daghetta – nasce da un progetto di ricerca universitario originariamente mirato a realizzare una piattaforma on line, destinata alla comunità scientifica. Da uno spin off di questo progetto è derivata l’idea di Etalia, portata avanti dal 2008 a oggi attraverso un intenso dialogo con editori, giornalisti, aziende e istituzioni. Nel 2011 sono state fondate le società Etalia in Svizzera, a Lugano, dove ha sede il team di sviluppo tecnologico ed Etalia Italy a Milano”.
Il percorso nel nostro Paese, fa intendere, non è stato lineare. Ma l’équipe non ha mai mollato.
“Le difficoltà nella realizzazione del progetto qui nello Stivale – afferma- sono legate soprattutto alla diffidenza del mercato nei confronti delle startup e alla scarsa propensione a sostenere un’iniziativa non autofinanziata. Per questo motivo è stato necessario effettuare un round di finanziamento iniziale di 2,2 milioni di euro, tra soggetti imprenditoriali privati indipendenti, cioè non legati al mondo dell’editoria, né a quello dell’advertising. Il progetto si è sviluppato, come ho già detto, attraverso una serie di dialoghi con i principali partner del settore. Il 19 gennaio 2012 si è tenuta a Milano una anteprima per un pubblico di interlocutori selezionati. Il successivo step è stata la presentazione del progetto al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia”, che termina questa sera ”.
Ora? “ Attualmente – dice Daghetta – la piattaforma è in fase di sperimentazione e sarà aperta nei prossimi mesi a utenti selezionati fra quanti ne hanno fatto richiesta”.
Ma vediamo nel dettaglio cos’è Etalia. E cosa si intende per giornalismo molecolare. A sentire l’ideatore si fa riferimento alla possibilità di aggregare in un unico flusso contenuti multimediali, provenienti da fonti editoriali tradizionali, fonti esclusivamente on line (siti, blog…), e anche prodotti direttamente dagli utenti, andando a formare giornali, costituiti da varie sezioni, suddivise, ad esempio, per tematica, fonte, geolocalizzazione, data eccetera. “Alcuni elementi di questo progetto – dichiara – sono stati sviluppati, o sono in corso di sviluppo, da parte di altri soggetti, ma non esiste al momento una piattaforma che racchiuda nello stesso ambiente (ecosistema) tutti i principali plus di Etalia: aggregazione di contenuti originali, diffusione e condivisione tramite social network, filtro delle informazioni, modello di revenue sharing per gli utenti. Da parte della piattaforma non ci sarà alcun filtro o controllo sulle informazioni pubblicate: Etalia non è né vuole essere un editore. Ovviamente sarà possibile segnalare i contenuti illegali o quelli che violano i diritti di soggetti terzi, che verranno immediatamente eliminati. La selezione vera e propria sarà, però, attuata dagli utenti stessi”.
Ma chi ci guadagnerà? Per l’ideatore, di sicuro anche i lettori. Ma si tratta di uno slogan? “Il guadagno per i lettori – replica – non è uno slogan, ma il nostro modello di business: i ricavi generati dalla pubblicità e dalla vendita dei contenuti (se a pagamento) vengono ridistribuiti a tutti coloro che hanno apportato valore al processo informativo. In particolare, nel caso dei contenuti in vendita, il 90% dei ricavi vanno all’autore e il 10% alla piattaforma; nel caso dei contenuti gratuiti, la piattaforma tiene per sé il 25% dei ricavi pubblicitari mentre il 75% viene diviso tra l’autore (che riceve sempre e comunque almeno il 70%), tra chi ha aggregato il contenuto nel proprio giornale e chi ha favorito la visualizzazione del contenuto attraverso il proprio profilo”.
Quale l’ obiettivo di Etalia? Daghetta è netto: “Offrire ai giornalisti e ai produttori di news la possibilità di essere remunerati per la propria professionalità. Importante sottolineare che la redistribuzione dei ricavi inizierà da subito, non appena ci saranno contenuti e inserzioni pubblicitarie sulla piattaforma. Ovviamente a livello quantitativo tutto dipenderà dal numero di utenti che la piattaforma riuscirà a raggiungere, attirando così sempre nuovi inserzionisti”.
Etalia uguale giornalismo piu partecipato? Allora, non è una novità! “Sicuramente – ancora Daghetta- esistono diversi modelli di giornalismo partecipato di assoluto valore. Etalia offre uno strumento diverso e innovativo per realizzare questi progetti, mettendo a disposizione una piattaforma su cui, tra l’altro, sarà possibile organizzare una vera e propria redazione, assegnando a ciascun collaboratore compiti e responsabilità”.
Dunque, le news su supporto cartaceo hanno gli anni contati? “Il giornalismo cartaceo – risponde- non è destinato a sparire, ma dovrà rivedere profondamente il proprio modello di business e probabilmente anche adattarsi a formati più snelli e a una distribuzione più efficace”.
Qualche suggerimento ai blogger? Dice Daghetta: “Possiamo solo consigliare di produrre contenuti di qualità e originali: fare ciò che gli altri non fanno è l’unico modo per emergere nel modello attuale e lo sarà ancora di più sulla nostra piattaforma”.
Perché il nome Etalia? Il nome Etalia deriva dal latino “et alia”, locuzione che viene usata, ad esempio, nei testi scientifici per indicare che ci sono diversi autori che hanno trattato lo stesso tema. In pratica vogliamo ricordare che ogni notizia, ogni argomento, può sempre essere analizzato da diversi punti di vista e attraverso diverse fonti. Inoltre è un richiamo alla collaborazione come forma di interazione tra gli utenti”
Per altre info sul progetto che partirà tra breve rimando al sito: www.etalia.net
Cinzia Ficco
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