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Luca: "E per miracolo non ho smesso di sognare"

 

Da Luca Panichi ricevo e con grande piacere pubblico questo contributo.

“Sono nato il 7 marzo del 1969 a Perugia, laureato nel 2005 in Scienze politiche con lode a Perugia e ho seguito un Master in Consulenza e Comunicazione politica a Roma. Sono inviato per un programma di denuncia sociale, che trasmette su Umbria tv “Pianeta Umbria” e Caporedattore di “Mia, mondo intorno agli animali”, diretta tv in onda tutti i venerdi sera sempre su Umbria tv. Collaboro in ricerche sulla pubblica amministrazione a Roma e seguo le attività dell’amministrazione comunale di Corciano, dando contributi e idee. Sono vice-presidente di un’associazione, la Ghismo onlus, che addestra ed affida cani a persone disabili.

Ho praticato ciclismo agonistico per 17 anni, con buoni risultati nell’ottica di passare al professionismo. Ho partecipato a 2 Giri d’Italia dilettanti con le rappresentative regionali delle Marche e dell’Umbria, attestandomi al 40 posto in classifica, vinti da Marco Pantani e Gilberto Simoni. La vittoria a Vigne di Narni, un bel ricordo da Juniores, il 3° posto a Montefiascone di Viterbo a sancire la mia partecipazione garantita al Giro d’italia, come il 9 posto alla Firenze San Patrignano internazionale dilettanti, corsa da protagonista dall’inizio alla fine. Il 18 luglio del 1994 durante il cronoprologo del Giro dell’Umbria che si percorreva da Viterbo a San Martino al Cimino, fui travolto da un’auto, indebitamente presente nel percorso di gara, nella località dove l’anno precedente vincemmo con la nostra squadra il Giro dell’Umbria stesso con Daniele Cignali: paradosso del destino!.

L’incidente mi ha provocato una lesione cervicale a livello c6-c7, per fortuna incompleta, per cui sono riuscito a salvare soprattutto l’uso delle mani, avendo scampato il pericolo di morte nell’aver fratturato pure la seconda cervicale. La prima fase è stata durissima, perché ho subito un intervento chirurgico di stabilizzazione solo dopo nove mesi, in Germania, per cui i tempi della riabilitazione si sono dilatati a dismisura. Durante gli anni della riabilitazione non mi sono mai sentito depresso o sconfitto, ma sempre in uno stato di sospensione, tipico dell’atleta che, nonostante non abbia conseguito il risultato sperato nella gara domenicale, il lunedì è subito pronto per ripartire e migliorarsi. Il motto della prima ora, condiviso con il “pretino” del Cto di Firenze nel quale ero ricoverato in fase acuta: “Sempre avanti”!

La mia famiglia mi è stata sempre molto vicina, in maniera meravigliosa, come la stessa comunità di Magione, che mi ha aiutato per fare la miglior riabilitazione. Mi ha aiutato molto lo stesso mondo del ciclismo, che ha organizzato a più riprese raccolte di solidarietà.

Il primo pianto reale lo feci un anno dopo dall’incidente, il 18 luglio del 1995, quando, mentre ero in Germania, mi fecero vedere la foto del viso di Fabio Casartelli insanguinato, appena deceduto al Tour De France durante una gara. Lì capii ancor di più il senso reale di ciò che cos’è una tragedia, la perdita di una vita, tanto più che aveva avuto un figlio da appena due mesi, e conseguentemente il valore prezioso dell’esserci e di continuare a sorridere alla vita, in ogni situazione. Ogni anno vado a consegnare un premio personale all’atleta più combattivo al Gp Capodarco internazionale dilettanti memorial Casartelli, proprio per mantenere forte il mio legame con il ciclismo ed i valori che riesce a trasmettere https://www.youtube.com/watch?v=g-WDafuioCY.

Nel 2009 mi capitò di scalare gli ultimi 5 km del Blockhouse al Giro d’Italia di ciclismo dei professionisti: gli ultimi 50 metri furono teletrasmessi in diretta durante la cronaca della tappa con commento finale di Cassani e Bulbarelli. Da lì ho preso la palla al balzo per decidere ogni anno di scalarmi una salita, arrivo di una tappa del Giro d’Italia professionisti, per riprendere e rivivere sensazioni vissute, darmi ulteriori stimoli, condividere con gli altri la mia passione di sempre in maniera dinamica. Nel 2010 ho scalato Terminillo e Tonale https://www.youtube.com/watch?v=6dnRljx4y1M, l’anno scorso il Grossglockner https://www.youtube.com/watch?v=3mwq2o_db8E, e quest’anno ho deciso di scalare il Passo dello Stelvio, nella penultima tappa al Giro il prossimo 26 maggio, per spostare in alto il livello della prestazione.

Mi aiuterà una carrozzina in monoscocca di carbonio, che mi verrà consegnata fra una decina di giorni dall’azienda trevisana Progeo. Sarò tecnicamente sostenuto da Lucio Saccarelli.

Per gli allenamenti seguo un ritmo di tre uscite settimanali piene dove alterno salite lunghe e di difficoltà media a salite brevi ad alta difficoltà. Sono seguito dal bravissimo dottor Giovanni Boni, medico sportivo folignate, nel giro della Nazionale azzurra dei “fuori strada”. I  19 km di salita, con pendenza meda del 6,9% prevedo di percorrerli in 8 ora circa e l’obiettivo è cercare di arrivare almeno 2 ore prima dell’arrivo dei corridori, pe poter usufruire di un passaggio in diretta Rai, a sancire l’avvenuta scalata. Non c’è nulla di definito e definibile, per questo, ma sarà tutto un movimento, del resto a riflettere lo stesso andamento della vita. Ciò che conta sarà il viaggio della scalata, l’incontro con le persone, ai bordi delle strade, i tifosi, le squadre, i corridori, per portare un messaggio positivo, di serenità, di gioia nel vivere il proprio limite, cercando, per ciò che sarà possibile di renderlo trionfale, accattivante, condiviso.

Per realizzare tutto questo faccio, oltre che esperienza di agonismo, tante dosi di “convintin” giornaliero e faccio sempre riferimento ad una bellissima frase di Elisa che mi accompagna sempre tutti i giorni: “E miracolosamente non ho smesso di sognare, miracolosamente non riesco a non sperare, e se c’è un segreto, è fare tutto come se vedessi il sole e non qualcosa che non c’è”. Ad maiora. https://www.youtube.com/watch?v=g-WDafuioCY

                                                                                                                          Luca Panichi

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