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Fabrizio Alberti, ricercatore, premiato in America

“La difficoltà più grande? Imparare ad interagire con altri ricercatori. Agli inizi ero troppo timido per riuscirci. Ho dovuto lavorare molto su me stesso, mi sono buttato senza riserve sulla mia ricerca e sono riuscito ad ottenere buoni risultati, oltreché a superare la difficoltà di vivere in una realtà completamente differente”.

Così Fabrizio Alberti, nato ad Umbertide, in provincia di Perugia, classe ’87, laureato in biotecnologie agrarie e ambientali, descrive i primi mesi nel Regno Unito, dove si è trasferito tre anni fa.

“Mi trovo qui – racconta – dopo aver risposto ad un annuncio su Internet. Poiché mi piaceva l’argomento, ho scritto subito all’Università di Bristol e partecipato alla selezione per un dottorato di ricerca. Sto concentrando i miei studi su un antibiotico scoperto nel 1951, ottenuto da un fungo, utilizzato negli anni ‘70 solo sugli animali, dal 2007 anche sulle persone. Si chiama pleuromutilina, è attualmente impiegato per il trattamento di infezioni della pelle causate da batteri come Staphylococcus aures e Streptococcus pyogenes. Punto a creare un sistema che consenta di produrre l’antibiotico a costi ridotti e in modo più flessibile. Tramite tecniche di ingegneria genetica ho trasferito dei geni (frammenti di DNA) da un microrganismo donatore ad un altro microrganismo (ospite secondario), facendo in modo che quest’ultimo produca lo stesso antibiotico che produceva anche il microrganismo donatore. L’antibiotico è già in commercio dal 2009”.

Fabrizio ha ricevuto un riconoscimento dalla Genetics Society of America (Associazione di Genetica Americana) ad una conferenza di microbiologia, che si è tenuta a marzo scorso in California. La giuria era costituita da ricercatori che operano nel campo della microbiologia provenienti da tutto il mondo. “Come me – dice Fabrizio-  altri sette studenti di dottorato che hanno partecipato alla conferenza hanno ricevuto questo riconoscimento. La Conferenza si tiene ogni due anni. In tutto partecipano quasi mille studenti. Il mio più grande sogno è spingere altri a fare ricerca. Mi piacerebbe tornare in Italia, dalla mia famiglia, vedere riconosciuto e apprezzato il mio studio”.  

Tra breve saranno pubblicati i risultati della sua ricerca.

“Se mi sento tosto? A volte sì, altre volte mi sento insicuro, ma penso faccia parte del gioco. Ho avuto coraggio ad abbandonare l’Italia e  a staccarmi dalla mia famiglia. Inseguivo un sogno e mi sono sacrificato. Ma spero sempre di tornare”. 

                                                                                                                                                                                              Rita Garofalo

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