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Li jardini di Giuseppe e Daniele ai piedi dell'Etna

Come Davide contro Golia per ridare vita ai jardini (agrumeti), piantati ai piedi dell’Etna dal bisnonno.  http://www.aurantia.it/

Così i fratelli Siena di Francofonte (SR) Giuseppe (‘85) e Daniele (‘86), l’uno laureato a Pisa alla Facoltà di Economia con indirizzo Banca, Finanza e mercati finanziari,  l’altro con un diploma da operatore di servizi turistici e il sogno di laurearsi un giorno in Agraria.

Insieme sono riusciti a rilanciare l’azienda in crisi di famiglia, specializzata nella produzione di agrumi.  Giuseppe ha cominciato ad occuparsene nel 2010, dopo gli studi.  Gli è sempre piaciuto lavorare in campagna e poi non voleva vedere distrutto il lavoro di suo nonno.

“La storia della nostra azienda – racconta Giuseppe – ha radici lontane. Siamo nati in un piccolo comune su una colina tra Catania e Siracusa, a Francofonte. La nostra famiglia è produttrice di agrumi da quattro generazioni, sin da quando il bisnonno Giuseppe Savasta, ha trasformato il fazzoletto di terra ricevuto in dono dagli americani, nel secondo dopoguerra, in aranceto. Sono stati anni, quelli successivi, di crescita e splendore per quel paesino Con il tempo i produttori, come i jardini, si sono ridotti. Una desolazione.Tanti giovani continuano ad emigrare , io e mio fratello stiamo provando a resistere.  Quando abbiamo preso l’azienda c’era disperazione, i clienti erano pochissimi, i miei genitori lavoravano parecchio solo per sopravvivere. Poi abbiamo iniziato a pensare a strategie differenti. Occorreva dare un taglio imprenditoriale a quella che era una passione: la campagna. Non potevamo continuare ad essere semplici produttori e commercializzare all’ingrosso, era necessario battere strade nuove per sfidare il mercato globale. puntando solo sulla qualità. Abbiamo imparato a rischiare. Dove c’era rovina e abbandono, abbiamo creato qualcosa di bello. La mia laurea in economia mi ha illuminato e oggi sono fiero di poter essere utile all’impresa di famiglia”.

Oggi i fratelli Siena ( a sinistra Giuseppe) vendono anche marmellate di agrumi, sottoli, prodotti di pasticceria e stanno studiando il lancio di nuovi derivati dalla trasformazione dei loro agrumi. Vogliono produrre dei succhi fatti di frutta al 100%, con zero impiego di zuccheri.

“Abbiamo cercato un motivo per andare avanti – dichiara Giuseppe – E l’abbimo trovato. Siamo partiti con la ristrutturazione dell’azienda. Poi abbiamo recuperato i jardini. Si erano ridotti a  quasi 850 piante di agrumi, tutte di una sola cultivar, il tarocco, che, una volta maturo, doveva essere venduto ad un grossista per pochissimi centesimi il chilogrammo. Con il tarocco non si potevano neanche coprire le spese di produzione. Per questo abbiamo deciso di vendere non più al grossista, ma direttamente al consumatore. Quando studiavo a Pisa, io e la mia mamma abbiamo aperto un punto vendita a Cecina, in provincia di Livorno. Il consumatore era un po’ resistente agli inizi, abbiamo faticato per convincerlo a comprare. Con il tempo è aumentato il numero di clienti e questo ci ha spinti a non mollare.  Sono stati anni di grandi rinunce. Tutto quello che riuscivamo a guadagnare dal punto vendita e in campagna veniva reinvestito. Non abbiamo mai chiesto un finanziamento in banca”.

In cinque anni i Siena hanno acquistato altri terreni e impiantato nuove cultivar. Oggi si contano circa 3500 alberi di agrumi e 120 di ulivi, poche piante di ortaggi a campo aperto e di stagione. “Si coltiva sempre con metodi tradizionali – aggiunge Giuseppe – e non con sfruttamento intensivo delle produzioni. Nel 2012 abbiamo costituito una cooperativa agricola. E’ nata AURANTIA. Da pochi mesi consegniamo arance a casa.  Abbiamo cominciato a spedire tramite poste italiane cassette da trenta del peso di 20/30 chilogrammi, ma ci siamo resi subito conto che non era conveniente. Abbiamo studiato un packaging ad hoc, elegante e affidato il trasporto a un corriere espresso. Oggi le confezioni partono da un minimo di 9 chilogrammi netti di prodotto. Ci siamo attrezzati anche per l’estero, a breve sarà lanciata una sezione del nostro e-commerce, destinato solo all’estero, in lingua inglese e tedesca. Da poche settimane vendiamo finalmente on-line. E’ una grande sfida. Puntiamo sulla velocità delle consegne direttamente al consumatore. La difficoltà è farsi conoscere e spingere l’utente al primo acquisto. In Italia non si compra molto su Internet. Investiremo su forniture omaggio. Sappiamo che agli inizi i margini di guadagno saranno bassi”, ma speriamo di raggiungere il maggior numero di famiglie”.

Oggi Aurantia ha sei dipendenti, ma conta di assumere altre due- tre unità fra breve. Produce 220 tonnellate di agrumi l’anno e nel 2014 c’è stato un incremento di fatturato  del 18 per cento. Ci sono clienti anche in Germania, Olanda e Inghilterra.Si prevede l’acquisto di nuovi terreni.

Per chiudere, Giuseppe dice: “E’ stato faticoso mantenere e rilanciare un’azienda alla quarta generazione. Oggi si tende a far morire il piccolo produttore. I giovani abbandonano i campi, i vecchi sono troppo stanchi. Però noi non potevamo tradire le nostre radici. Ci sono voluti coraggio, passione, amore e, soprattutto, spirito di sacrificio.  Nella Bibbia è scritto: Chi bada al vento non seminerà, chi guarda alle nuvole non mieterà, fin dal mattino semina la tua semenza e la sera non dar posa alle tue mani, poiché tu non sai quale dei due lavori riuscirà meglio: se questo o quello, o se ambedue saranno ugualmente buoni. Quindi non badiamo al tempo o alla politica, ma rimbocchiamoci le maniche e facciamo crescere il nostro Paese”.

                                                                                                                                                                                                                       C.F.

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Written by Cinzia Ficco

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