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Scienza: il progetto Sharper anche a Palermo e Cascina. Merito di Irene Biagini

Se quest’anno il progetto Sharper (incluso ne La Notte dei Ricercatori, prevista per domani) in Italia, coinvolgerà cinque città, sarà merito suo, di Irene Biagini, che dal 2001 ha un’idea fissa: rendere pop la scienza.

Nata nel ’72 ad Umbertide, in provincia di Perugia, con una maturità classica ed una Laurea in Fisica, quindici anni fa ha lasciato un’azienda di informatica e si è buttata sulla sua passione, la fisica. Ha fondato Psiquadro, http://www.psiquadro.biz/, una società no profit, costituita da laureti in Fisica all’Università di Perugia, che si è distinta a livello locale e, soprattutto, europeo. Nel 2003 ha avviato il Perugia Science Fest,  nel 2012 una rassegna internazionale di spettacoli scientifici, intitolata: L’Isola di Einstein.  Dal 2005 fa parte della rete europea EUSEA  – European Science Events Association e nel 2007 ha vinto il premio europeo Wonders per la miglior attività divulgativa rivolta al grande pubblico.

Ma i risultati di cui Irene è orgogliosa sono altri. Dal 2012 la sua società coordina l’edizione italiana del concorso internazionale per giovani ricercatori FameLab e per quest’anno, grazie al suo impegno, saranno cinque le città italiane in cui si svolgerà la Notte dei Ricercatori, il progetto Sharper,  finanziato dalla Commissione Europea nel quadro delle Azioni Marie Sklodowska Curie del programma Horizon 2020.

“L’iniziativa – precisa Irene – si svolge in Europa e in Italia da undici anni solo a Perugia, L’Aquila e Ancona. Per l’edizione 2016 ci siamo impegnati per coinvolgere anche Palermo e Cascina”.   

Più di 200 eventi in programma, con 800 ricercatori, che si svolgeranno in contemporanea nelle cinque città italiane e in altre 250 in Europa, dal primo pomeriggio a notte tarda. E questo grazie alla collaborazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso,  dell’Università degli Studi di Perugia, dell’Università Politecnica delle Marche, dell’Università di Palermo e del consorzio EGO – European Gravitational Observatory che ha effettuato l’esperimento Virgo.

“Per i ricercatori (che collaborano a titolo gratuito) – specifica Irene – sono previsti laboratori a cielo aperto in cui potersi raccontare e raccontare il proprio lavoro a chi parteciperà. Tanti anche gli eventi per i bambini, studiati, pensando alle esigenze di Agnese e Tommaso, i miei due figli. Ogni anno un impegno nuovo perché l’evento non sia una vetrina inutile, ma un’occasione per avviare collaborazioni tra comunicatori, ricercatori e cittadini e rendere la cultura scientifica e la passione per la ricerca un patrimonio culturale condiviso. Stiamo lavorando per coinvolgere altre città in Italia, soprattutto del Centro Sud”.

Irene ama le sfide e ammette che quella con Psiquadro è stata la più difficile. “Lasciare un lavoro sicuro per una nuova realtà – afferma- è stata una follia. E’ difficile fare impresa, scommettere sulla propria creatività e sulla cultura scientifica in un Paese che parla di innovazione, amore per la scienza, ma che si è sempre mosso secondo schemi conservativi. Ma io sono una ex scout e le imprese difficili mi piacciono. A sostenermi da qualche anno c’è il mio amico Leonardo Cenci, che combatte dal 2012 con un cancro e guida l’associazione Avantitutta. Le soddisfazioni, comunque, con Psiquadro sono arrivate presto. Nel 2013 abbiamo vinto il bando della Commissione Europea che quell’anno premiò cinque progetti italiani – e da allora ne sono arrivate altre”.

Irene è anche la coordinatrice dell’edizione italiana di FameLab International, il primo talent per scienziati, nato nel 2005 nel Regno Unito nell’ambito del Festival della Scienza di Cheltenham. Con Psiquadro a partire dal 2012 Irene ha portato in giro per l’Italia il format, che è una gara per giovani ricercatori, in cui si deve presentare un tema scientifico in tre minuti senza usare supporti visivi. Dopo le fasi eliminatorie che si svolgono in varie città, e una finale nazionale che decreta il campione italiano, la partita si sposta in trenta Paesi, per la proclamazione dello scienziato migliore al mondo”.

Da ragazzina Irene sognava di fare l’architetto. Ma non è pentita del lavoro che fa. “Oggi – dice – continuo a scoprire che quella passione anticipava forse il piacere di progettare cose nuove, in qualche modo, di contribuire a innovare.  Continuerò a farlo perché credo che nel nostro Paese ci siano molte realtà brillanti nel campo della comunicazione e della didattica della scienza e della ricerca.  Il problema è la totale assenza di organizzazione. Il Governo dovrebbe impegnarsi di più per coordinare talenti che spesso si muovono per conto proprio. Non solo. Servono da parte di istituzioni pubbliche e imprese private interventi che consentano di far diventare la cultura scientifica strategica per il Paese”.

 

 

                                                                                                                                                                                                Cinzia Ficco

 

 

 

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