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“Liberaci dai nostri mali”: l’inchiesta nelle carceri di Katya Maugeri

L’uomo col cappello di paglia, l’uomo usignolo, quello dal volto scoperto, l’uomo capitano, quello dal profumo di zenzero. E ancora, l’uomo dai ricordi di cemento, l’uomo ombra.

Sono i tipi tosti che ha incontrato Katya Maugeri, giornalista ( dirige https://www.sicilianetwork.info/) e che sono diventati i protagonisti di una inchiesta e di un libro: Liberaci dai nostri mali (Villaggio Maori Edizioni), con la prefazione di Claudio Fava  

Come è nata l’idea di una inchiesta di questo tipo? “Liberaci dai nostri mali – ci spiega Katya- nasce dall’esigenza di raccontare una realtà spesso lasciata in ombra: quella carceraria. Un mondo che a tratti sembra parallelo al nostro, distante e inaccessibile. Non è così. È una realtà molto dolorosa, intrisa chiaramente di errori – spesso atroci – ma di uomini che cercano di raggiungere un cambiamento. È un limbo in cui si ritrovano anime che hanno sbagliato e pagano per i loro errori. Tutto è cominciato alla Casa di reclusione di Augusta, seguendo il laboratorio teatrale diretto dal magistrato e scrittrice Simona Lo Iacono. Da quel momento, come spesso ha definito il direttore Antonio Gelardi, la “carcerite” non mi ha più abbandonato. Ho iniziato ad ascoltare le loro storie, a conoscerli e il desiderio di raccontare quei pensieri mi ha portato a voler realizzare, un anno dopo, con Alessandro Gruttadauria e Salvo Gravina, il reportage Oltre le sbarre. Ma non bastava. Non è un libro sul perdono, ma sentivo di dover scrivere dei loro volti, di aneddoti e persino dei silenzi: raccontare chi è per me un detenuto e che valore hanno quelle sbarre, senza alcun pregiudizio”.

Come è stato accolto il libro dai detenuti? “Con emozione e gratitudine – ancora la giornalista- Hanno letto le loro storie raccontate da una prospettiva diversa. Non erano “detenuti”, ma uomini. Con le loro fragilità, errori e voglia di riscattare la loro vita con speranza. E’ servito anche a me. Dopo questa esperienza ho cambiato totalmente il mio approccio verso ogni cosa. Ho imparato tantissimo da loro, dalle loro storie, dalla rassegnazione di alcuni e dal desiderio di continuare a vivere di altri. Loro mi hanno insegnato che “oltre” è la dimensione che dobbiamo imparare ad abitare, quella in cui troviamo la verità che in tanti non raccontano, una dimensione umana, lontana dai pregiudizi”

Il prossimo tuo libro? “Sì – conclude-  sto già lavorando a un secondo libro. Racconterò altre storie da vivere”


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