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“Il rilancio dell’Italia? Scordiamoci Marx e John Lennon, imitiamo Danimarca e Svezia”. L’agenda politica di Carlo Cottarelli, autore di un nuovo libro

Il rilancio dell’Italia? Scordiamoci gli Atti degli Apostoli, Karl Marx e il John Lennon di Imagine. Le password per aprire un nuovo ciclo del nostro Paese sono: uguaglianza di possibilitàmerito e solidarietà.

Lo sostiene nel suo ultimo libro All’inferno e ritorno (Feltrinelli), Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani.  

Per  l’economista, chiamato dal Ministro Brunetta a semplificare la Pubblica Amministrazione, oggi è necessario tornare al 2019 e da lì rimbalzare, perché due anni fa, certo, stavamo meglio, ma la produttività era bassa, così come da venti anni. Come arrivarci? Solo attraverso una sorta di sviluppismo temperato da politiche redistributive e solidaristiche, una strada mai praticata in Italia e imboccata in Paesi del Nord Europa, come Danimarca e Svezia, dove un welfare state efficiente si concilia con il premio al merito, senza sprecare risorse.

“L’uguaglianza nei punti di arrivo – scrive Cottarelli – è bella, ma nell’Italia del XXI secolo mi sembra utopica e incompatibile con la tutela del merito che vedo ancora come un principio di efficienza economica. Occorre dare a tutti la possibilità di mirare al pieno sviluppoUguaglianza delle possibilità significa creare un Paese in cui tutti, indipendentemente dalle generali condizioni di nascita – dallo strato sociale di provenienza, dal livello di istruzione dei genitori, dall’essere nati al Nord, al Centro o al Sud, indipendentemente dalla diversità di genere e dalle eventuali disabilità – abbiano la possibilità di esprimersi al meglio e realizzare il proprio potenziale nella vita. Non si può garantire l’uguaglianza nei punti di arrivo, né che i desideri di ognuno possano esaudirsi, ma occorre garantire la possibilità di raggiungere ciò a cui si aspira, con il solo vincolo delle proprie capacità. Nel perseguire questo obiettivo è opportuno essere realisti. Un’assoluta uguaglianza di possibilità non potrà mai essere assicurata, e non è neppure desiderabile: porterebbe a una società “spartana” in cui i figli sarebbero sottratti ai genitori. Quello che bisogna però assicurare a tutti è che esistano le condizioni sufficienti per esprimere al meglio le proprie qualità”.

E in questo senso le politiche espansive di bilancio sono una boccata d’ossigeno. Ieri sera il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha detto che “ora è il momento di dare soldi, non di chiedere”. Oggi siamo più liberi di spendere, grazie alle risorse europee, ma quando sarà ripristinato il Patto di Stabilità, cosa succederà?

Il nostro debito pubblico, secondo il Patto di stabilità, sarebbe dovuto scendere di tre punti percentuali rispetto al  Pil ogni anno dal 2015 in poi, ma questo non è successo. Eppure non siamo stati penalizzati. Non è neanche mai stata avviata una procedura d’infrazione contro l’Italia. Quello che ci deve preoccupare è il comportamento di chi ci presta i soldi, cioè di chi compra i titoli di Stato, che potrebbe avere dubbi, vedendo un Paese non in grado di pagare i debiti. A quel punto si dovrebbe mettere mano a nuove tasse e a tagli della spesa. Ma non è questo il modo migliore per affrontare il problema del debito pubblico. La soluzione sta, al contrario, nella crescita economica (che significa aumento del Pil, di conseguenza delle entrate dello Stato, e quindi conti pubblici in ordine) e nel mantenimento di politiche che non siano di austerità. Si può fare, siamo noi che non ci abbiamo mai provato. Oggi è urgente imboccare questa strada perché abbiamo una situazione economica, sociale, sanitaria davvero problematica. Grazie agli aiuti dell’Europa, però, non abbiamo avuto una débacle finanziaria. Ricordo che l’Europa ha coperto metà del fabbisogno lordo del 2020, pari a 500 mld, e che forse coprirà anche metà di quello del 2021.

Nell’ultima parte del libro scrive: “Il settore pubblico si astenga da attività imprenditoriali in assenza di chiari fallimenti del mercato. Lo Stato non deve occuparsi di gestire linee aeree o di produrre acciaio”. La nazionalizzazione, seppure temporanea, di Alitalia con 3 mld di euro è lontana dal garantire l’uguaglianza delle possibilità. Non crede?

Alitalia è un caso patologico, un intervento dello Stato sbagliato, durato troppo tempo. Vediamo cosa sarà in grado di fare il nuovo Governo, ma non c’è una ragione perché una compagnia aerea debba essere dello Stato. Non è vero che la maggior parre delle compagnie di bandiera sono di proprietà pubblica. Era così una volta, non è più così e neanche negli altri Paesi. La soluzione è privatizzare l’Alitalia. In ogni caso, la nazionalizzazione si può accettare se è un fatto temporaneo. Poi, però, ci si chiede quale sarebbe il tempo giusto. Accentrare il potere politico ed economico nelle stesse mani non mi sembra una buona idea.

Un capitolo del libro è dedicato a mercato e concorrenza, che spesso vediamo come una lotta sanguinosa in cui una parte si arricchisce, l’altra, quella già fragile, si impoverisce. Eppure, è la concorrenza ciò che impedisce il dominio dei monopoli, elimina le rendite di posizione e riduce i profitti a favore dei consumatori.

EsattoNel 2009 l’Italia ha introdotto l’obbligo di avere ogni anno una legge per il mercato e la concorrenza, ma le cose sono andate diversamente. La stessa Autorità garante della concorrenza  e del mercato che esiste dal ’90, ha sempre avuto come presidenti solo dei giuristi. E questo la dice lunga su come si intende il mercato. L’ultima relazione dell’Agcm sottolinea che la legge di Bilancio per il 2019 ha favorito Poste Italiane S.p.A. nei piccoli comuni, ha prorogato di quindici anni le concessioni demaniali a carattere turistico-ricreativo (spiagge concesse a canoni di locazione ridicoli), mentre quella per il 2020 si sono introdotte alcune restrizioni in settori quali farmacie e tabaccherie. Il decreto Semplificazioni, per semplificare il codice appalti, ha di fatto ridotto la concorrenza nel settore degli appalti pubblici.  Non è tutto. A proposito di questi ultimi, mi auguro che ci sia presto un maggiore bilanciamento tra i controlli ex ante, più burocratici, oggi predominanti e quelli ex post. Mantenendo ferma la lotta alla corruzione, ritengo, poi, che l’azione dell’ Anac, agenzia nazionale anticorruzione, andrebbe resa più snella.

Minicondono fiscale annunciato da Draghi: se qualcuno lo difende perché modernizzerebbe il sistema di riscossione, in tanti  storcono il naso. L’uguaglianza delle possibilità passa anche da questa misura?

Non ho visto ancora i dettagli. Per quello che ho letto, non lo chiamerei condono. Si tratta di cartelle cancellate, risalgono a più di dieci anni fa, tra i dieci e i venti anni fa, nella sostanza andate in prescrizione. Soldi che non si potevano più incassare. E’ stato un errore far passare tutti questi anni, ma se non si è fatto in tutto questo tempo, mi sembra irrealistico pretendere che si incassi tutto ora. Un’operazione di pulizia, per giunta per importi bassi, sotto i 5 mila euro. Questo è. Non griderei allo scandalo.

Pensa che con il Patto di Innovazione del lavoro nel settore pubblico siglato il 10 marzo scorso davvero si darà un volto nuovo alla pa, si garantirà l’accesso ai migliori e li si premierà?

E’ ancora tutto in termini molto generali. A interventi presi dal Governo precedente si aggiungono principi importanti: il premio ai meritevoli e la formazione del personale. E’ l’annuncio di una strada che si vuole percorrere. Non certo la rivoluzione della Pa.

Mes per ora no, non sembra si recuperi la prescrizione, si rifinanzia il reddito di cittadinanza, e c’è quel “potremmo fare da soli rispetto all’Europa” di Draghi per i vaccini. Tutto questo fino ad alcuni mesi fa avrebbe spinto all’indignazione. Oggi?

Intanto bisognerebbe analizzare i singoli provvedimenti. Per ora bisogna gestire l’emergenza. Poi sul fare da soli, avrei grossi dubbi. Stiamo lavorando bene con la Commissione europea.

Se le dico uguaglianza di possibilità, merito e 500 nomine politiche prossime, che mi dice?

Mi auguro che avvengano nel segno del merito e che si proceda come per la lista dei ministri, buona, perché quella dei sottosegretari ha seguito altri criteri.

E veniamo al Cottarelli, da poco alla guida di un Comitato, creato da alcuni partiti liberal- democratici. Sembra non si sia iscritto ancora Marco Bentivogli, fondatore di Base Italia. In quest’area ci sono problemi di leadership? E cosa cambia per voi con il Governo Draghi e il Pd targato Letta?

Sì, Bentivogli, non si è ancora iscritto. Le porte sono aperte. Siamo in tutto 33 e vorremmo mettere insieme idee concrete per svoltare. Sulla leadership non saprei, non mi interessa. Penso a come risolvere i problemi di questo Paese.

Ultima curiosità: in sintesi, per svoltare, i primi interventi urgenti?

Dobbiamo aumentare la spesa pubblica per università e asili.  Per questi ultimi dovremmo portare il grado di copertura almeno al 60 percento con una uguale distribuzione in tutte le regioni. Ancora: noi non abbiamo pochi insegnanti, ma ne abbiamo poco pagati, poco incoraggiati e poco informati. Non solo li paghiamo poco, ma li paghiamo male. Nessuno studente bravo dovrebbe essere scoraggiato nel proseguire gli studi. Non vedo invece niente di scandaloso nel chiedere un contributo a coprire i costi della pubblica istruzione, quando non sia obbligatoria, a chi se lo può permettere. Le proposte avanzate da alcuni di eliminare completamente le tasse universitarie anche per famiglie con reddito elevato non trova base nella Costituzione e, comunque, non ha senso. Sanità: occorre davvero iniziare il cammino verso l’adozione di costi standard per la determinazione del totale delle risorse che lo Stato mette nella sanità. Bisogna aumentare la spesa sanitaria, indipendentemente dalla crisi Covid. Il rapporto tra spesa sanitaria e Pil era nel 2019 troppo basso, occorrerebbe aumentarlo in modo significativo, portandolo almeno al 7-8 percento, quindi affrontare il tema costi della sanità. Ma i suggerimenti sono ancora tanti. E vi rimando al libro.

I diritti del libro, dedicato alla sua Cremona, andranno a Save the Children Italia

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Written by Cinzia Ficco

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