in ,

Acciaio, Hong Kong premia i ricercatori di Terni

Lui non è proprio un giovane ricercatore. E il gruppo che guida, è piccolo. Eppure ha strappato per la sua città, che oggi lotta perché non sia dissipato il valore delle sue produzioni, un risultato importante.

Parlo di Pietro Burrascano, nato a Roma nel ’54 che, con il suo team di Elettrotecnica di Terni, operante nelle strutture dell’Università di Perugia, ha partecipato ad un bando internazionale  pubblicato a novembre dell’anno scorso dal Parco scientifico e tecnologico di Hong Kong e conseguito un risultato che forse porterà un po’ di speranza a Terni.

Il Bando è stato trasmesso agli Atenei e l’Università di Perugia ha diffuso questa informazione.

Ce ne parla?

Si è trattato di una specie di chiamata a raccolta di idee fortemente innovative. Su oltre 250 progetti, pervenuti da tutto il mondo, solo sedici sono stati ritenuti interessanti. Tra queste c’è il nostro. E questo è motivo di grande orgoglio per il nostro team  piccolo, giovane e motivato  e per Terni, che in questo momento vive il dramma degli operai dell’Ast. Per l’Italia, oltre al nostro, hanno avuto l’ok altri tre progetti.

In sintesi qual è la vostra idea?

I grandi fucinati metallici sono il cuore dei sistemi di produzione di energia – assi dei grandi generatori. Le loro caratteristiche meccaniche devono essere verificate con grande accuratezza e precisione tramite sistemi ad ultrasuoni, cioè con una sorta di “ecografia”, fatta su grandi sistemi meccanici. La nostra tecnica e l’apparato di misura che abbiamo realizzato consentono di aumentare notevolmente questa capacità di ispezione.

Di innovativo, dunque, cos’ha la vostra idea?

I sistemi di produzione energetica sono di enorme interesse, sia in fase di produzione che di verifica periodica. Bene, la nostra proposta, già di per sè innovativa, è stata trasformata da idea in prodotto commercializzabile. Parlo di uno strumento di misura completo.

Quanti anni ci sono voluti?

Ho iniziato oltre dieci anni fa, da solo, studiando le applicazioni pratiche delle teorie di un matematico francese di metà Ottocento, morto nel 1832 a 21 anni in un duello. Le teorie di Evariste Galois hanno innumerevoli applicazioni pratiche, ancora oggi in grande parte inesplorate. Sui primi risultati ho costruito l’interesse di una fondazione bancaria (la Fondazione CARIT di Terni) e poi sugli ulteriori risultati ancora più evidenti, quello di alcune imprese del settore. Il gruppo di ricerca si è quindi aggregato. I gruppi sono aggregati sulle idee e sull’interesse che suscitano: studenti, dottorandi, due ricercatori. Non abbiamo gerarchie e strutture stabili: finché riusciamo a risalire la corrente, l’attività procede e si dimostra efficace, il gruppo tiene.

Quanto è costata la vostra ricerca in termini di fatica e di risorse economiche?

Dieci anni di lavoro, partendo da zero. Diverse centinaia di migliaia di euro hanno pagato per anni borse di studio ed apparecchiature. Quasi tutti provenienti da finanziamenti di ricerca di imprese.

Quali sono le applicazioni concrete della vostra scoperta?

La tecnologia è sostanzialmente una tecnica di elaborazione del segnale, basata sulle proprietà statistiche di particolari sequenze numeriche (le sequenze di Galois, appunto). E’ applicabile a numerosi ambiti: il canale di finanziamento più proficuo è derivato dall’applicazione tramite tecniche ad ultrasuoni per grandi fucinati. Negli anni abbiamo in sviluppato in parallelo applicazioni della stessa tecnica in ambito termografico, elettromagnetico, acustico, laser , applicandolo a sperimentazioni per controllo di alimenti, fibre di carbonio, leghe per avionica. 

Il parco scientifico e tecnologico di Hong Kong vi ha fatto proposte interessanti?

Siamo in contatto con alcuni investitori e con due Atenei cinesi.

Cosa può portare a Terni il vostro risultato, soprattutto in questa fase?

Terni è ricca di capacità industriale e  innovazione. L’auspicio è che questo potenziale – incluso quanto il mio gruppo ha sviluppato – rimanga in Europa, e che Hong Kong e l’intera Cina diventino mercato, e non luogo di sviluppo di quanto nato in Italia. Se luoghi come Terni cadranno realmente in ginocchio, sarà definitivamente finita l’Italia industriale.

Cosa sente di dire agli operai dell’Ast? Per Terni dovrà aprirsi una pagina nuova?

Gli operai dell’AST e le istituzioni umbre rendono evidente un problema, che non è solo personale o locale. Ciascuna comunità deve riconoscere e salvaguardare i propri asset strategici: vale per l’acciaio di qualità che produce AST, vale per la ricerca di qualità, e vale per l’enorme patrimonio storico-artistico che possediamo. Se, come Governo, non sappiamo valorizzare quanto di buono abbiamo e sappiamo fare, se siamo incapaci di fare scelte nette che separino il produttivo dalla zavorra improduttiva, siamo senza futuro.

E lei, che con il suo team continua a lavorare in un clima di grande sfiducia, si sente un tipo tosto?

Non so chi sia un tipo tosto. Credo che si debba fare il proprio mestiere al meglio delle proprie possibilità e rivendicare la qualità del risultato positivo che si ottiene. 

 

                                                                                                                                                                                                Cinzia Ficco

 

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Commenti

0 commenti

What do you think?

Written by Cinzia Ficco

Alessandro e Stefania, quelli di Godimundi

Roberto, da perito agrario a scultore