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Matteo Perucchini: Ecco il mio Sogno Atlantico

“La paura? Non ne sono immune. Ma è importante per ogni sfida. Mi aiuterà ad apprezzare e a non sottovalutare le difficoltà che dovrò affrontare quando sarò solo”.

A parlare è Matteo Perucchini, originario di Varese che, da quattro mesi, si sta preparando per una sfida tosta: la Talisker Atlantic Challengeuna traversata in solitaria per un totale di circa 4800 chilometri tra  Gomera (Canarie) e Antigua (Caraibi), in programma per dicembre 2015.  E’ una gara di resistenza. Può durare più di 90 giorni e l’atleta potrebbe remare fino a 16-18 ore ogni giorno.

Il sogno di Matteo è vincere.  http://www.sognoatlantico.com/  A Tipi tosti dice:  “La battaglia più  difficile sarà con me stesso e, in alcuni casi, sarò io l’unico ostacolo al successo della traversata. Toccare i miei limiti mentali e fisici è una cosa che non mi fa paura. Piuttosto, mi preoccupa. Ci saranno momenti molto difficili in cui dovrò trovare la forza di reagire e continuare a remare. Ci penso di continuo e tento di non lasciarmi prendere dall’angoscia”.

Insomma, uno determinato, Matteo, che ha  studiato biotecnologie presso l’Università di Cardiff e lavorato per un anno fuori Londra, alla Veterinary Laboratories Agency, sulle encefalopatie da prioni prima di un dottorato all’Università di Edimburgo sull’origine di queste malattie. Oggi, dopo aver gestito una piccola azienda di grafica pubblicitaria e aperto un negozio di abbigliamento sportivo, lavora in una società  di consulenza.

Torniamo alla gara.

Sono ormai più di dieci anni che seguo la Talisker Atlantic Challenge e sogno di partecipare a questo evento. A luglio scorso ero per lavoro a Singapore – ci sono rimasto per sei mesi – Una sera dopo più di 36 ore in ufficio, in cima ad uno di quei palazzi ultramoderni in cui lavoravo, qualcosa è scattato. Ho sentito forte il desiderio di lasciare tutto e inseguire i miei sogni. Il giorno seguente mi sono iscritto alla gara.

Come ti stai preparando?

Molti atleti che parteciperanno si stanno concentrando sull’aspetto fisico. Cercano di far aumentare il peso e tonificare i muscoli. Il mio approccio sarà diverso. Punterò sulla resistenza fisica. Voglio conoscere meglio l’Oceano. Anche se nuoto e corsa faranno parte della preparazione, per migliorare la resistenza fisica dovrò passare molte ore sul remergometro. Al momento ne ho uno nel mio ufficio. Comunque, è molto importante capire che, in una sfida come questa, la preparazione fisica, anche se molto importante, non è essenziale.

Perché?

Lo è di più quella psicologica. Per questo mi sto preparando con lo yoga e la meditazione. Al momento non ho uno stile di vita particolare, casa e lavoro un po’ come per tutti. Le cose cambieranno man mano che ci si avvicinerà alla partenza. In ufficio si sta lavorando di più in questo periodo. Per questo, se devo allenarmi, lo faccio in ufficio e di notte.  Una fatica a livello mentale.  Il 15 Dicembre mancherà un anno alla partenza. Ho deciso che simulerò una delle mie giornate in mare. Lo farò sul remergometro: passerò 24ore, alternando 2 ore di riposo e 2 di allenamenti.

Segui una dieta particolare?

Adesso no. Nella traversata ogni atleta consumerà 8-10 mila calorie al giorno e sarà molto difficile riuscire a mangiare abbastanza in mare per supportare questo consumo calorico. Per questo alcuni atleti perdono più di 20chili durante la traversata. Sono celiaco e dovrò procurarmi alimenti senza glutine. Oltre ai cibi liofilizzati, porterò con me frutta secca, cioccolato, barrette energetiche, burro di arachidi, Nutella.

Come l’hanno presa i tuoi?

Parlare con la mia famiglia di questa sfida è stata una decisione dura. I mesi che passerò in mare saranno molto difficili per loro, oltreché per me. Agli inizi pensavano che si trattasse solo di uno scherzo. Poi hanno cominciato a capire che facevo sul serio. Del resto, ho preso questa decisione dopo tanti anni. E poi, con la giusta preparazione, si possono ridurre  molto i rischi. Come in tutto quello che ho fatto nella vita, i miei mi sono sempre stati vicini e mi stanno aiutando molto anche ora con la preparazione.

E la tua ragazza?

Rebecca è una persona molto coraggiosa e ama l’avventura. Anche lei è molto preoccupata. Capisce che per me la traversata è molto importante. Mi asseconda, non vuole che io viva di rimpianti. E mi lascia partire.

Cosa spinge una persona a rischiare tanto?

Non c’è una risposta semplice a questa domanda. Ci sono molti fattori ed eventi che portano una persona a prendere questo tipo di decisione. Alla fine vedo questa sfida, sì, come una competizione sportiva, ma, soprattutto, come un percorso interiore, spero, di crescita. Alcuni anni fa desideravo tanto fare questo viaggio, ma non avevo la maturità psicologica per affrontarlo. Adesso è diverso. Mi sento più forte. So benissimo che la solitudine e l’isolamento saranno in alcuni momenti miei alleati. In altri, potranno diventare  dei pesi insopportabili. Di certo, mi aiuteranno a riprendere contatto con il mio io più profondo.

Mi hai detto che lo fai anche per altre due cause importanti.

Ho deciso di sfruttare questa opportunità per raccogliere fondi destinati a due cause molto importanti: la morte cardiaca improvvisa nei giovani e le malattie oncologiche. Voglio che la mia traversata abbia un impatto più profondo. Nel Regno Unito tra breve inizierò a collaborare con CRY (Cardiac Risk in the Young). Dalla sua costituzione (’95) la CRY ha operato per ridurre la frequenza di morte cardiaca improvvisa tra i giovani. Ogni settimana nel Regno Unito almeno dodici giovani muoiono per problemi legati a disturbi cardiaci, non diagnosticati.  Trovo questa statistica scioccante.  E poi ho visto stare molto male lo zio e il cugino di Rebecca. 

Cosa porterai con te?

La grinta e la forza saranno determinanti nella sfida, come l’imbarcazione e le strumentazioni. Tutto l’equipaggiamento sarà alimentato da pannelli solari. Per la cartografia e la navigazione avrò un display multifunzionale, che mi permetterà di pianificare la rotta,  un sistema GPS portatile e per ogni evenienza avrò a disposizione il sestante per la navigazione astronomica. Avrò con me un AIS (Sistema di identificazione automatica) di “solo ascolto“, che mi consentirà di ricevere i dati AIS di altre imbarcazioni e visualizzarli sul chartplotter per stabilire la loro posizione, una radio per contattare altre imbarcazioni nelle vicinanze.  Poi un autopilota a barra, che farà virare automaticamente l’imbarcazione, lasciando le mani libere per remare.  Un dissalatore elettrico, che mi aiuterà a convertire l’acqua del mare in acqua potabile. E uno manuale. Una zattera di salvataggio. Sia sulla zattera di salvataggio che sulla barca saranno installati trasmettitori di localizzazione. Lo scopo di questi dispositivi sarà quello di segnalare istantaneamente ed in qualsiasi parte del pianeta la mia posizione e quella della barca in caso di grave emergenza. Porterò un telefono satellitare per ricevere informazioni su perturbazioni e venti. Per usare il telefono satellitare anche in caso di emergenza sulla zattera di salvataggio o nel caso in cui dovessi avere problemi con i pannelli solari disporrò anche di un piccolo pannello solare portatile.  Sono appassionato di musica e la possibilità di ascoltare la mia musica preferita sarà sicuramente un aiuto per mantenere il giusto equilibrio mentale, specialmente all’inizio della traversata. Col passare dei giorni e delle settimane cercherò di passare molto tempo in silenzio per dare più spazio ai miei pensieri.

Ti sentirai super tosto!

Sarò il primo italiano a prendere parte a questo evento. Fino ad oggi solo un italiano ha sfidato gli oceani in solitaria. Si tratta di Alex Bellini. Nel 2006 ha attraversato l’Oceano Atlantico (da Genova fino a Fortaleza, Brasile) e nel 2008 ha bissato la sua prima impresa, affrontando l’Oceano Pacifico (da Lima, Perù fino a Sydney, Australia). Se riuscirò nella mia sfida sarò il primo italiano a completare una traversata Atlantica a remi senza l’ausilio di supporti esterni.  Anche se ora vivo nel Regno Unito, sono rimasto molto legato all’Italia e spero che la mia partecipazione spinga altri italiani a fare canottaggio oceanico, uno sport al momento dominato da britannici e francesi. Del resto, siamo un popolo di avventurieri, grandi sportivi e formidabili canottieri. Tutti abbiamo la capacità per raggiungere traguardi incredibili. Dobbiamo solo definire il nostro obiettivo, grande o piccolo e cercare dentro noi stessi la forza per raggiungerlo.  Mi auguro che la mia traversata spinga altri a tentare di realizzare i propri sogni e a diventare più tosti.

La gara sarà supportata da Sponsor Me https://www.facebook.com/admaiora.sponsorme?fref=ts

                                                                                                                                                            Cinzia Ficco

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