La vita, dicevano i Greci, è agon. E’ lotta. L’esistenza è un continuo adattamento, e se ti immobilizzi, sei finito
Calogero Puccio, 37 anni, di Sciacca, ne sa qualcosa. L’ha imparato a sue spese e non fa altro che ripeterlo ai suoi ragazzi, quelli che per ascoltare le sue lezioni di italiano, latino e filosofia, vanno a trovarlo in campagna. Sì, da qualche anno, sono saltate persino le supplenze. Precario per tantissimo tempo, ha perso anche la possibilità di insegnare per pochi mesi. Tutto finito. Ma non si è mai abbattuto.
“Anzi- afferma – perdere le supplenze, che fortunatamente terminavano alla fine di ogni anno scolastico, mi ha permesso di sperimentare qualcosa di differente. Di cercare e scoprire una nuova vita. Quella a contatto con la natura. E in questo i miei studi umanistici mi hanno aiutato tanto”.
Ma leggiamo la sua storia. “Mi sono laureato in lettere presso l’ Università di Palermo – racconta – con una tesi in storia della civiltà arabo islamica. Mi sono concentrato sulla presenza dei musulmani nel territorio in cui vivo e sul loro grado di integrazione nella nostra società, oltreché sui lavori che svolgono ora in Sicilia. La mia prima cattedra l’ho avuta a Bergamo. Poi ho fatto un bel salto, perché sono stato spedito a Bergamo. Da lì, di nuovo giù, a Lampedusa e Linosa. Ho iniziato nel 2005 e ho smesso nel dicembre del 2008. Poi qualche p.o.r. pomeridiano, sempre nelle scuole medie. L’ultimo si è concluso quest’anno. Comunque, si trattava sempre di supplenze incerte, che terminavano con la fine dell’anno scolastico. Dal 2009, invece, improvvisamente, nessuna supplenza. Ma la voglia di lottare non mi è mai passata. Non mi sono mai arreso”. E allora? “Sono sposato – replica- e ho un bambino di un anno. Non potevo permettermi di arrendermi e piangermi addosso. Così, ho iniziato a fare più lavori, sempre stagionali. D’estate ho lavorato nel settore turistico, in vari resort, presenti sul territorio, come impiegato alla reception. E questo grazie al fatto che parlo bene l’inglese. Poi, nella stagione delle olive mi trasformavo e lo faccio anche oggi, in contadino. Raccolgo le olive e vendo l’olio che ne ricavo. Ho, infatti, due ettari di terreno, un oliveto. Piano piano ho imparato ad occuparmi di questa pianta, che prima non conoscevo. Fino a qualche anno fa andavo in campagna solo per distrarmi. Ora è diverso. Il lavoro non è faticoso, anche perché l’ulivo non richiede particolari cure. Devo occuparmene solo due volte l’anno. Una cosa fattibile. Ho un trattore, che alleggerisce parecchio la fatica. E poi, cerco di arrotondare l’entrata da olive con lezioni private di italiano, latino, filosofia. Non solo. Qualche volta mi chiamano anche come muratore. Quindi ho perso un lavoro precario, ma ne ho trovati tre, che mi hanno insegnato a guardare alla vita in modo diverso, senza sprechi e mi permettono di vivere in modo dignitoso. Non ho una cattedra? Beh, per questo non mi tormento. Sono felice così”. Un autoinganno? Non sembrerebbe. “Non sono un tipo pessimista – dice- Credo, invece, che ogni ostacolo meriti l’energia per superarlo. Non bisogna mai abbattersi o mollare. Semmai lottare. La vita è lotta. E la forza per sostenerla è sempre dentro di noi. La soluzione di ogni problema è dentro di noi. I miei studi umanistici in questo senso mi hanno aiutato tantissimo nei momenti passati. Quello che ho imparato dalle migliaia di pagine studiate dalla prima elementare alla laurea, è che la vita è adattamento, flessibilità. Ho capito che non bisogna cristallizzarsi in nessuna condizione, credenza o idea. Tutto è mutevole e quindi, quando è necessario, a volte, stringendo i denti, bisogna rinnovarsi, trasformarsi per andare avanti. Il contatto con la natura, poi, mi ha aiutato a trovare una pace interiore che non avevo. Leggere versi all’ombra di un albero è un’emozione davvero grande e non comparabile con niente al mondo. Tutta la natura è la tua aula. Tanti poeti e filosofi dell’antichità avevano una vita completa: lavoro nei campi, natura, meditazione e nello stesso tempo lettura, scrittura. Questi uomini avevano carpito il segreto della vita. Da loro possiamo trarre insegnamento”.
E il futuro? “Vedo molte nubi all’orizzonte – risponde – la crisi globale amplierà la miseria. Il tempo delle vacche grasse è finito. Presto, molto presto, saranno tante le persone che non riusciranno ad andare avanti dal punto di vista economico, e si troveranno per strada senza un tetto. Basta vedere cosa succede in Grecia, ma anche negli States. I tempi sono davvero brutti. Tanti miei colleghi e ragazzi che conosco, laureati in discipline scientifiche, adesso lavorano nei supermercati, in qualche negozio come semplici commessi. Altri sono scappati all’estero, ma anche lì, mi dicono, inizia a sentirsi incertezza. Sa cosa penso? Comincio a sentirmi fortunato. Possiedo un podere, ho imparato a coltivare la terra. Adesso ne sono sicuro: affronterò meglio di altri le tempeste della vita!”.
Cinzia Ficco
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