Delle tele a dimensione naturale con i quattordici volti dei più potenti latitanti di mafia, camorra e ‘ndrangheta, create l’anno scorso, aggiornate in seguito agli ultimi arresti e ospitate dalla Kunsthaus Tacheles di Berlino 3 e dalla 54esima Biennale di Venezia, rimane un pugno di cenere. Il suo autore le ha bruciate. Per protesta. Gli è costato molto, perché a quell’opera era molto affezionato. “Ma non ho avuto altra scelta – spiega Antonio Manfredi, del ’61, artista, direttore del CAM Contemporary Art Museum di Casoria, nel Napoletano – Sono ricorso a questo gesto estremo per esprimere il dramma in cui si trova il Museo, peraltro una mia creazione. Siamo completamente soli, non abbiamo il minimo sostegno né da parte delle istituzioni locali, né dal Governo nazionale. Non possiamo più garantire standard minimi, come la conservazione, la fruizione e la valorizzazione di questo patrimonio. Non abbiamo più le risorse per portare avanti progetti di ricerca. Se non succede nulla nei prossimi giorni, daremo fuoco a tutte le opere. Ne abbiamo mille. Quindi ci sono mille giorni per sacrificare la collezione. Siamo stanchi di aspettare risorse che non abbiamo mai avuto. Ma, soprattutto, siamo stanchi di ricevere minacce quando proponiamo esposizioni scomode. Tipo quella sulla camorra, organizzata quattro anni fa con le opere di molti artisti napoletani. Oppure sull’ Africa.
Quando le abbiamo fatte abbiamo ricevuto telefonate, in cui ci consigliavano di stare calmi. Per la mostra “Politik” ai cancelli ci hanno fatto trovare tanti catenacci, per la mostra sull’Africa un bambolotto nero crocifisso. Per non parlare di quella volta, in cui mi dissero che a Natale avrei ricevuto un cappotto, ma non avevano intenzione di regalarmelo in cachemere. Probabilmente in legno. Una bara. Per avere supporto ho scritto ai Presidenti di Regione, Provincia e Comune, persino al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che ci ha consigliato di non mollare, a Roberto Saviano, e addirittura ad Angela Merkel. Alla cancelliera tedesca chiedevo asilo culturale e politico. Ma sa cosa le dico? Nonostante tutto, resto qui, non indietreggio. C’è chi alle provocazioni della camorra non reagisce, se ne sta a casa in pantofole. C’è chi, al contrario, non molla. Io sono così. Ci vuole altro per fermarmi. Il Museo, unico nel suo genere in Italia, perché raccoglie artisti provenienti da 80 Paesi del mondo, che io vado a cercare, presidio di legalità e cultura in terra di malaffare, non deve chiudere. Ad aprile scatta l’ora x, cominceremo a sacrificare tutte le opere. Ci sarà il grande falò. Ho già l’autorizzazione di molti autori. E non solo napoletani. Il cuore ne soffrirà, ma non vedo alternative. Sino ad ora siamo andati avanti con l’aiuto di volontari e la gestione è stata sempre low cost. Ma, mi chiedo, perché alcuni Musei ricevono parecchi contributi dallo Stato e il nostro non ha mai avuto un centesimo? Eppure, il nostro è originale. E’ nato dal basso, non come il Madre, voluto da Bassolino. E poi serve a valorizzare gli artisti locali, a dare una speranza ai cittadini di questo territorio, sopraffatto dalla malapolitica. Aspetto con ansia risposte. E mi auguro che ne arrivino di positive”. Se non ce ne saranno? Manfredi escogiterà altre iniziative. E’ una promessa.
Si sente un tipo tosto? “No – replica – non mi sento neanche un eroe, anche perché spesso agli eroi fanno fare una brutta fine. Sono solo uno che ha le idee chiare e pensa di aver fatto qualcosa di buono per la sua terra”.
Ha paura? “Un po’ – dice – il rischio lo corro. Ma non penso che la camorra si sprechi con uno come me”.
Intanto al CAM, che assicurerà comunque l’apertura al pubblico e la regolare programmazione artistica e didattica, i visitatori non potranno più ammirare la collezione internazionale del museo, se non attraverso delle fotocopie.
Cinzia Ficco
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