Rimangono un po’ accovacciati, un po’ in ginocchio per tutta la notte, a disegnare con le mani tappeti di fiori. Ad illuminarli, la luce artificiale.
Sono i duemila volontari che, da cinquantuno anni, in occasione del Corpus domini, lavorano per le cosiddette infiorate di Spello.
Si tratta di una sfida abbastanza faticosa, che, nei due giorni di festa, attira nel piccolo Comune del Perugino, circa cento mila visitatori. Molti arrivano da buona parte dell’Europa. Quest’anno, tanti i curiosi giunti dall’Asia e dal Sud Africa. Come ci dice Giuliano Torti, spellano, del ’62. Uno che, da qualche anno, sta un po’ in ginocchio per lavorare ai tappeti profumati e in piedi dietro la scrivania, ad organizzare l’evento. E’ la mente dell’Associazione degli Infioratori di Spello http://www.infioratespello.it/ che conta novecento iscritti. Persone che lavorano per tutto l’anno intorno a questa manifestazione.
Tutto l’anno? “Certo – afferma con orgoglio Torti – le infiorate sono il risultato finale di un duro lavoro, che richiede mesi di preparazione. Si inizia con la ricerca e la raccolta dei fiori, tutti quelli che madre natura ci mette a disposizione. Si passa alla selezione e conservazione dei petali. Tante squadre di volontari si disperdono lungo i pendii del Monte Subasio e nelle vallate umbre. Altri, rimanendo nei pianterreni freschi, hanno il compito di separare i petali in base ai colori e tritando le erbe profumate”.
Con tecniche varie, il sabato precedente il Corpus domini, si comincia a tracciare il disegno sul fondo stradale, si depositano i petali. E non si procede a caso. Ci sono dieci regole da seguire. Prima il progetto, poi l’abbinamento tra i colori del bozzetto e i fiori a disposizione. Seguono la raccolta dei fiori, che avviene in vari periodi, la mondatura, cioè la separazione dei petali per tipo, la preparazione dei disegni su carta bianca, l’elaborazione degli stampi, l’installazione di sistemi di copertura che proteggano i lavori dalla pioggia e dal vento. L’incollatura del disegno, la composizione del disegno con petali e verdure. Nell’ultima fase, si spruzza acqua su ogni lavoro. In questo modo i petali si attaccano all’asfalto e non appassiscono con il caldo. Non è previsto l’uso della colla.
Insomma, una fatica! “Sì – replica Torti- ma che ci vuole fare? Le infiorate sono nel dna degli spellani. E tante sono le ragioni che ci spingono a lavorare per mesi e ad avere tanta pazienza: divertimento, devozione, voglia di competere, sfiancarci e scaricare la nostra ansia, le nostre preoccupazioni. Senza contare che questo lavoro ha dei risvolti economici notevoli. Non abbiamo mai fatto i calcoli precisi di quanto incassiamo e di quanto ci costino le infiorate. Ma grazie a tale evento Spello è conosciuta in tutto il mondo. I negozi aperti tutto il giorno lavorano parecchio”.
Ma come nascono le infiorate? Sembra che tutto abbia avuto origine i primi del Novecento, forse nel 1930, quando una donna fece sulla strada un disegno con ginestre e finocchi.
Agli inizi, secondo Torti, le infiorate erano una manifestazione religiosa. Da cinquantuno anni, per iniziativa della Pro Loco di Spello, viene bandito un concorso, al quale partecipano circa ottante infiorate, divise in tre categorie: quadri, tappeti, under 14. Il tema deve essere solo religioso. I disegni ammessi sono: calici, ostie, colombe. Frequente è l’immagine di Cristo. “I temi – sottolinea – sono oggi più complessi”.
La giuria è composta da cinque giurati non spellani, scelti per competenze artistiche e religiose. Il vincitore si aggiudica il Properzio, una statua in bronzo, che riproduce il poeta latino, Properzio, nativo di Spello.
Già dalla serata del sabato Spello diventa un’esplosione di colori e profumi. Tutto deve essere pronto entro le nove del giorno successivo. Alle otto della domenica viene smantellata la serra, che protegge i lavori.
Tanto lavoro, che può essere spazzato via dal vento, dalla pioggia della domenica successiva o da alcuni turisti che, ignorando la fatica degli infioratori, giocano a calpestare i capolavori profumati? “Sì – dichiara – ma la passione è più forte!”.
Le infiorate non sono una tradizione esclusiva di Spello. “Vengono realizzate in varie parti d’Italia – fa sapere Torti – però, noi usiamo solo materiali vegetali naturali, non colorati in modo artificiale, non trattati (riso, orzo, caffé o altre polveri). Quello che Torti tiene a sottolineare è che le infiorate non saranno mai un lavoro.
Ad aggiudicarsi il primo posto quest’anno è stato il gruppo “FILIPPO PETRUCCI”, costituito da circa quaranta persone. Tra queste anche tanti bambini.
Tipi tosti? “Noi – risponde – ci sentiamo persone normali. Saranno i lettori a giudicare se siamo tosti”.
Cinzia Ficco


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