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Gallucci: “Un atelier con le nostre scarpe su misura a New York per il 2025”

Entro il 2022 rafforzeranno il canale digitale. Per il 2025 puntano a conquistare New York.

I tipi tosti questa volta sono i Gallucci, titolari della omonima e storica azienda di calzature e accessori in pelle artigianali (www.galluccishoes.it), totalmente made in Italy, che stanno provando a resistere al Covid.

“Stiamo lavorando – afferma Gianni Gallucci, direttore generale – perché il virus non blocchi i nostri piani di sviluppo”.

La realtà imprenditoriale, che ha lo stabilimento nelle Marche e lo showroom per i buyer internazionali a Milano, nota tra le famiglie reali svedese e belga, amata da personaggi quali: Madonna, Jennifer Lopez e Sarah Jessica Parker, oltreché da Klay Thomson, Stephen Curry e Kevin Durant – nel mondo dello sport – negli ultimi tre anni ha ricevuto due proposte di acquisto da parte di fondi di investimento, rifiutate per restare indipendente, e sta lavorando per espandersi ulteriormente.

“Il rafforzamento della piattaforma online – continua – già prima dell’emergenza COVID ha fatto registrare ottime vendite anche durante il periodo del lockdown. Per questola stiamo implementando di continuo. Ma i nostri occhi sono puntati su New York, dove entro cinque anni verrà aperto un atelier per realizzare scarpe su misura”.

Nel 2017 la Gallucci ha avviato una partnership con la National Basket Association (NBA), realizzando prodotti esclusivi per i giocatori, mentre quest’anno ha fornito le scarpe a tutti i giocatori del Cagliari Calcio della “Serie A” italiana, per il centenario della società.

Cinquanta dipendenti, ha una distribuzione concentrata in Europa, Russia e Nord America.

Ma come è nata? “ E’ stata una idea del mio papà (classe ’43) – racconta Gianni – che inizia a lavorare nella piccola bottega di mio nonno a Monte Urano nelle Marche. Lì si realizzavano zoccoli in legno. Negli anni Cinquanta la produzione di diversifica: nascono le prime scarpe ortopediche. Negli anni Settanta, considerata la forte richiesta del mercato, la produzione si sposta su scarpe à la page. Ma non abbiamo mai trascurato l’aspetto salute. Con l’ingresso in azienda della seconda generazione, l’azienda si lancia in una sfida nuova e tosta e inizia a produrre scarpe da uomo prima e donna, poi.

Come ha fatto la Gallucci a resistere in tutti questi anni?  Abbiamo messo sempre al primo posto la salute dei nostri clienti, usato prodotti di prima qualità, riposto grande attenzione alla cura dei dettagli. Il nostro prodotto è da sempre stato realizzato in Italia dalle mani dei nostri artigiani. Le caratteristiche del nostro prodotto sono state apprezzate molto dai vari mercati. Così nel tempo abbiamo consolidato la nostra clientela. Oggi produciamo scarpe da bambino, uomo e donna. Realizziamo prodotti particolari, come: mocassino tubolare, costruzione sacchetto e Goodyear welt per il quale abbiamo anche registrato un brevetto.

Chi sono i suoi clienti?

Vendiamo nei migliori department store del mondo (Le bon marche a Parigi, Harrods Londra, Tsum Mosca) e soprattutto, in Europa, Russia e Stati Uniti.

I numeri della Gallucci?

Il 2019 si è chiuso con un fatturato di 3,5 milioni di euro dopo un’operazione di riposizionamento che ci ha fatto perdere quote di fatturato, ma che per quest’anno si sta dimostrando efficace. Nonostante la pandemia, prevediamo di chiudere il 2020 con numeri positivi. Dal 2022 la Gallucci potrebbe attingere al mercato del debito con l’emissione di un mini bond, e dal 2025 optare per un’apertura a finanziatori strategici di minoranza per crescere.

Avete concorrenti forti in Italia?

Ci sono tante aziende che producono scarpe da bimbo, altre  che producono scarpe da uomo, altre ancora da donna, ma non ci sono aziende capaci di realizzare tutte e tre le categorie di prodotti dal numero 15 (Baby) al numero 52 (Extrasize) nello stesso stabilimento con componenti di primissima qualità.

Oggi con il Covid19?

Difficili gli spostamenti e gli incontri in presenza con i nostri partner o clienti.

Di cosa hanno bisogno aziende come la vostra in questo momento?

Bisogna fare una distinzione: le esigenze nell’immediato per garantire la sopravvivenza. Quindi il sostentamento dei dipendenti e delle loro famiglie. Poi quelle future di tutta la filiera, perché non venga schiacciata dalla concorrenza estera a basso costo e poco etica, che in Europa non è regolata solo per gli interessi di pochi grandi.

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