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In Calabria la minifiliera della canapa. Merito di Ciccio, Mario e Giovanni

C’era una volta un imprenditore, accompagnato da un architetto ed un economo agricolo.

Sembra l’inizio di una favoletta per bambini. In realtà è il punto di partenza di un’avventura lunga e faticosa, ma ricca di soddisfazioni, di tre amici, oggi soci, di una azienda che lavora la canapa in Calabria (Royal Kanapa https://www.facebook.com/Royal-Kanapa-110187693796281 )

Parlo di Francesco Ballerino, nato a Cosenza e ideatore del progetto, Mario Parracino, di origine partenopea, laureato in architettura, ma calabrese di adozione da ormai 15 anni e col pallino per l’imprenditoria e Giovanni Calvelli, cosentino anche lui con studi specifici sull’imprenditoria agricola industriale. Insieme hanno dato vita ad un’azienda innovativa e promettente, che ha fatto conoscere i suoi prodotti, oltreché al mercato interno, in Portogallo ed in Germania.

Tutto nasce un pomeriggio davanti ad una tazza di caffè e diventa realtà a gennaio dell’anno scorso.

“All’inizio – ci racconta Francesco, Ciccio per gli amici – tante persone si sono mostrate interessate, ma poi siamo rimasti in pochi ad attivarci. Pochi, ma tosti, visto che parlare di canapa in questa terra è da marziani”.

Oggi i tre non si limitano a vendere solo il fiore, ma hanno una linea cosmetica dedicata, con crema mani, crema piedi, shampoo, bagnodoccia, crema lenitiva e crema massaggi professionale – nata in collaborazione con professionisti del settore – ed una linea alimentare di liquori.

Francesco, quanto avete investito in termini di tempo e risorse economiche?

Per un imprenditore il tempo non basta mai. Fare impresa è diverso dall’avere un posto fisso con stipendio sicuro a fine mese. Ogni attimo è prezioso per anticipare, concludere, portarsi avanti o pensare alla prossima mossa da compiere. Si dà fondo al proprio tempo, alle forze economiche e quelle fisiche, senza mai arrendersi. Intorno all’idea di partenza, per cui abbiamo chiesto un finanziamento, gira il futuro delle nostre famiglie e dei futuri collaboratori. Quindi il nostro mantra è: Mai mollare. L’idea, possiamo dirlo, è dirompente ed innovativa, in una terra come la nostra.

Il primo anno i tre sono riusciti a interrare circa 2000 piantine, quest’anno in campo ne sono coltivate 3500.

Cosa è stato tosto? E come avete superato le difficoltà?

La sintesi perfetta della nostra avventura – crediamo – stia nella citazione di San Bernardo: “Vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa alla volta”. Pazienza, perseveranza e forza di volontà. Il lavoro che svolge un imprenditore si divide sempre tra: azienda, fornitori e varie operazioni da svolgere tra commercialista, camera di commercio, banche, avvocati, laboratori di produzione, grafici, tecnici informatici, distributori, rappresentanti, pubblicitari. È sempre un ciclo infinito e pesante di contatti, che si ripete ogni anno. Ma insieme riusciamo a gestire tutto.

Avete concorrenti in Calabria e qual è il vostro punto di forza?

Noi coltiviamo, trasformiamo e vendiamo. In sostanza siamo una mini-filiera. Anche se lo scopo primario resta realizzare un consorzio sulla canapa. Non abbiamo mai pensato di voler battere la concorrenza, ma unificare tutti. Già esistono numerose realtà a livello nazionale, ma la Calabria, per territorialità e mentalità, tende un po’ ad essere fanalino di coda.  Un punto a favore ce l’abbiamo. Proprio per la morfologia dei suoi territori e quindi, delle sue terre, la nostra regione ha una delle migliori qualità coltivate. La Puglia, ad esempio, ha un territorio soprattutto pianeggiante che, a differenza della Calabria, permette una comunicazione sui trasporti più fattibile e veloce, oltre alla presenza di campi più estesi con facilità di accesso. Noi, però, beneficiamo di un territorio diversificato che  consente una differenziazione della qualità anche della stessa specie coltivata.

Avete fatto investimenti tecnologici negli ultimi tempi?

Certamente! Siamo una delle poche aziende che ha allestito un laboratorio per la trasformazione e l’estrazione della pianta, oltre ad essere l’unica azienda in tutto il Meridione ad aver acquistato un macchinario adatto all’estrazione del principio attivo della Canapa, il CBD, in forma di resina. In laboratorio, inoltre, estraiamo olio essenziale per dare aromi agli alimenti. Oltre alla canapa, gli agrumi, i loro idrolati, utili a profumare gli ambienti, olio di CBD in diverse concentrazioni, che è molto ricercato sul mercato estero. In futuro, vorremmo riutilizzare la canapa per la filiera della carta, del tessile e, soprattutto, della biomassa come combustibile.

Quanto è esteso il campo?  

Anche qui non si deve immaginare un campo unico e personale. Molte aziende, compresi noi, coltivano in più aree geografiche. Il nostro campo si estende per poco più di un ettaro, ma il vero punto di forza, resta la possibilità di diversificare la coltivazione. Altre aziende coltivano da noi- perché siamo provvisti di serre coperte – e fanno coltivazione con patentino farmaceutico per avviare delle sperimentazioni finanziate ed approvate. In altri campi si coltiva per giungere alla racconta del fiore, che sarà poi venduto nei mercati richiesti. Ancora, in altri campi, si coltiva per gli estratti e ogni tipologia di coltivazione è supportata da intervento specifici. Noi ci troviamo a Mongrassano, con coltivazione distinta su tre campi separati.

In quanti lavorate?

In due amministriamo l’azienda. Ma siamo circa dodici per la coltivazione.  

Cosa è difficile oggi?

Manca una vera e propria regolamentazione. Esiste una legge specifica, la 242/2017, che si occupa dell’aspetto agricolo, ma c’è un vuoto normativo su trasformazione e commercializzazione dei derivati della canapa. Tutto ciò rende difficile la vendita in un negozio. In molti, riferendosi alla canapa, pensano a presunti stupefacenti e non conoscono prodotti legali utili alla persona. Avere regole chiare aiuterebbe a far crescere questo settore. Poi c’è molta disinformazione. Tante persone ancora oggi non sanno che marijuana e cannabis sono la stessa cosa e che c’è differenza tra canapa industriale e marijuana. La marijuana/cannabis contiene una varietà di composti, chiamati cannabinoidi. Quelli più conosciuti sono il Tetraidrocannabinolo (THC) e   il Cannabidiolo (CBD). Il THC è l’elemento psicoattivo che provoca sensazioni di euforia, rilassamento, agisce sulla percezione spazio-temporale,e, all’interno dell’organismo, si lega ai recettori CB1. Il CBD, invece, è un cannabinoide non psicoattivo e agisce in modo diametralmente opposto: si lega ai recettori CB2, che si trovano sulle cellule del sistema immunitario e a livello del sistema nervoso centrale. In sintesi, il THC altera le mente, mentre il CBD non produce effetti psicotropi ed è legale nella maggior parte dei Paesi del mondo. Nella marijana la concentrazione del THC si aggira tra valori che vanno dal 15% al 30%. La canapa, presenta, invece, un contenuto di THC minore o uguale allo 0,2% e un livello di CBD molto più elevato. Proprio per questo motivo la canapa viene utilizzata a scopo industriale in vari campi, come quello edile, alimentare, energetico e dell’abbigliamento.

I vostri sogni?

Continuare a crescere e ad allargare i nostri orizzonti. Il mondo farmaceutico è quello che alletta maggiormente, non tanto per la cannabis terapeutica quanto per la possibile apertura verso il principio attivo, il Cbd, che più di tutti è utile in tale ambito.

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