E’ da poco in vendita quello che hanno prodotto in diciotto mesi di lavoro. E la soddisfazione è grande. Forse più grande di quella che hanno provato quando si sono improvvisati apicoltori e hanno visto arrivare tute, guanti, melari e tutta l’attrezzatura necessaria ad una piccola azienda
apistica, negli spazi verdi di Dozza.
Eh, sì, perché parliamo di detenuti della Casa circondariale di Bologna, coinvolti in un‘iniziativa, partita nel 2009. Allora, Diego Pagani, presidente di Conapi http://www.conapi.it/ e Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero & Mielizia http://www.vita.it/news/view/114294, annunciano l’intenzione di avviare un corso di apicoltura, rivolto ai detenuti del carcere del capoluogo emiliano e finalizzato ad avvicinare alcuni di loro a questa attività. Erano convinti che potesse diventare un utile strumento di rieducazione e, nel contempo, una possibile occasione di impiego, una volta scontata la pena.
“Il progetto – fa sapere il Conapi – viene condiviso, inizialmente, con Desi Bruno, allora “Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale” del Comune di Bologna, e recentemente eletta a garante regionale. Grazie al suo interessamento, si attivano i contatti con la Direzione del Carcere e si stendono obiettivi e modalità dell’intervento. Inizia una collaborazione con l’Assessore alle Pari Opportunità della Provincia di Bologna, Gabriella Montera e si ipotizza di fare accedere ai corsi un gruppo di 10 detenuti e 10 detenute. I primi avrebbero dovuto avviare la produzione di miele, le seconde si sarebbero occupate dell’allevamento di api regine. A quel punto vengono coinvolti il Servizio Politiche Sociali e il Servizio Politiche del Lavoro e Formazione della Provincia di Bologna. Si dà inizio ad un percorso molto complesso. Si avviano gli incontri con la direttrice del carcere, Ione Toccafondi, il responsabile dell’area educativa Massimo Ziccone, il comandante della polizia Carceraria Roberto Di Caterino, per affrontare e risolvere i problemi connessi alla presenza di operatori nuovi nella struttura, alla cura delle api e all’organizzazione interna di accompagnamento e sorveglianza dei detenuti nell’apiario”.
Si capisce che non è stato facile, perché si dovevano garantire sicurezza e, nello stesso tempo, rispetto delle esigenze delle api. Nella struttura di Dozza, c’è sovraffollamento, e il personale è sottorganico. Tanti gli intoppi burocratici che si sono presentati. Anche la semplice gestione di un’ora di corso presuppone la possibilità di avere guardie disponibili per la sorveglianza e questo può essere un problema insormontabile. Bisogna ricordare anche che Dozza è una Casa Circondariale e la maggior parte dei detenuti, è in attesa di giudizio e non ha accesso a programmi educativi.
Per questo i partners si sono appoggiati ad una struttura che, nel carcere, lavora ormai da anni: il CEFAL (Consorzio Europeo di Formazione e Addestramento al Lavoro).
Questo centro, da tempo, svolge attività formativa negli istituti di pena, organizzando corsi finanziati dalla Provincia di Bologna con Fondi Europei, destinati alla Formazione Lavoro.
Nell’aprile del 2010 CEFAL, che aveva già predisposto un corso di giardinaggio, ha consentito di aggiungere un modulo didattico di apicoltura. Conapi, in collaborazione con l’associazione bolognese Le Nostre Api, apicoltori felsinei, ha stabilito i contenuti del corso e in poche settimane, negli spazi verdi del carcere, ha allestito l’apiario: 20 arnie, con api provenienti da allevamenti biologici, tute, guanti, melari e tutta l’attrezzatura necessaria ad una piccola azienda apistica.
Il primo corso, 10 detenuti in tutto, è iniziato con incontri in aula tenuti da Diego Pagani e Andrea Besana, veterinario ed apicoltore dell’associazione felsinea. Alle lezioni teoriche introduttive, sono seguite attività in campo: le giovani famiglie di api sono state accudite dai formatori e dai detenuti per tutta l’estate. “E’ stato un periodo di rodaggio importante, durante il quale – fa sapere Conapi, sono cadute molte diffidenze ed è aumentato l’interesse dei detenuti e degli agenti: quei mesi sono serviti per individuare il modo migliore di superare regole ferree che, spesso, mal si conciliano con i ritmi biologici delle api”.
E le api? Volavano libere, oltre il muro di cinta e hanno raccolto nettare a sufficienza per fare scorta per l’inverno e regalare circa 50 chili di miele. La smielatura, effettuata dai detenuti in carcere, é stata una grande festa, un segnale tangibile del lavoro fatto, accolto con soddisfazione da tutti.
Viste le premesse, si è deciso di continuare con la stessa formula anche nel 2011 e, grazie all’impegno di tutti, nell’ambito dei corsi previsti dal Servizio Politiche del Lavoro e Formazione della Provincia di Bologna, è stato predisposto un modulo specifico di orientamento e accompagnamento nel settore apistico, che è partito a marzo, gestito da CEFAL con la stessa formula di quello precedente, con 16 detenuti, 8 provenienti dal primo corso e 8 nuovi allievi.
In primavera sono iniziati i primi raccolti e un crescente entusiasmo ha fatto dimenticare fatica, punture e difficoltà. A settembre di quest’anno, la stagione si è conclusa con la produzione di 680 kg di miele, 1.440 vasetti di miele di tiglio e millefiori chiaro e scuro.
Il miele è stato sottoposto ad un controllo presso il laboratorio di Conapi, che ha stabilito la buona qualità.
Nel frattempo è iniziata una nuova collaborazione, con “Anima”, una cooperativa sociale di giovani agricoltori e apicoltori, che attualmente gestisce alcuni servizi dell’Istituzione Villa Smeraldi e che dal prossimo anno si occuperà dell’apiario e parteciperà attivamente al corso. E’ presso i loro laboratori, che è stato smielato il miele prodotto quest’anno.
Il miele viene venduto nel negozio Alce Nero Caffè Bio, in via Giulio Petroni a Bologna, nel punto vendita di Conapi, in via del Lavoro 20 a Bisano di Monterenzio, presso la Locanda Smeraldi, Via Canali e Crociali, 5a, 40010 Bentivoglio Bologna
Il ricavato dalla vendita di questa prima produzione sarà utilizzato per ampliare l’apiario e garantire il proseguimento del progetto.
E loro, i detenuti, cosa hanno detto dell’iniziativa?
Alla domanda: “Cosa hai provato la prima volta che hai visto le api? Qualcuno ha risposto: amicizia, curiosità, passione, sensazione di vivere in un mondo perfetto. Altri hanno sottolineato l’armonia della vita e del lavoro di questi insetti. Qualche altro ha detto: “Se gli esseri umani fossero come le api, le cose andrebbero meglio. Non ci sono menefreghismi, tutti hanno un compito e lo rispettano”.
Intanto dopo il dieci gennaio si potrà sapere quanto miele è stato venduto. E’ stata realizzata un’etichetta particolare e al vasetto è stato allegato un cartoncino di spiegazione del prodotto.
Con il ricavato dalle vendite sarà possibile garantire un compenso ai detenuti, che saranno impegnati nella gestione dell’apiario. Il corso riprenderà anche la prossima primavera.
La speranza è che qualche detenuto possa in futuro lavorare con le api. Un agente di polizia penitenziaria già lo fa: dopo aver assistito al corso come sorvegliante, ha frequentato un corso ed è diventato apicoltore. Ma per hobby.
Cinzia Ficco
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