Ha avuto la forza di superare una separazione, di sostenere le feroci battaglie legali della sua ex scappata con un altro, di sopportare una giustizia che non esita a definire in molti casi deleteria, ma, soprattutto, di provvedere alla cura e all’educazione dei suoi figli, da quando questi avevano due e tre anni.
Sì, perché, Mario, 65 anni, torinese, oggi Presidente nazionale di un’associazione che tutela i consumatori, con 400 mila iscritti, è uno dei primi e dei rari casi di papà separati che, in Italia, hanno avuto l’affidamento esclusivo dei figli molto piccoli. Nel suo caso, quindi, dici mammo e fai centro. Non rischi di usare espressioni vuote o solo trendy.
La cosa è avvenuta venticinque anni fa, dopo una separazione consensuale da sua moglie. “Sono passati tanti anni – chiarisce – ma, mi creda, è stata dura per me e i bambini. Per tanto tempo abbiamo vissuto di tensioni, nervosismi, scaramucce, ripicche”.
Ma come ha fatto con bimbi così piccoli? “Per anni – risponde – ho avuto una baby sitter, che mi ha dato una mano nei momenti più difficili. Ma nei periodi di ferie non ho mai voluto il suo aiuto. Mi dicevo: ‘Se ci arriva una donna, posso arrivarci anche io’. Ho nella mia testa ancora le nottate in bianco, quando dovevo allattare mio figlio più piccolo o quando tutti e due non stavano bene e il giorno dopo dovevo lavorare. E’ stato parecchio faticoso. Ma ce l’ho fatta. Non ho mai fatto mancare niente. Certo, far incrociare lavoro e famiglia, non è stato facile. Per fortuna la mia attività – mi occupavo di distribuzione nel settore abbigliamento – me lo permetteva. In molti casi ho avuto paura di non farcela. Per anni con lo stress e la fatica addosso. L’impegno è stato notevole. Però, siamo sopravvissuti. I miei due bimbi sono cresciuti. Ora hanno 26 e 27 anni. E fanno un lavoro che li soddisfa. Ovvio, gli strascichi della separazione e delle battaglie legali sono ancora evidenti. E molto visibili sulla loro pelle sono i segni che hanno lasciato psicologi e psicoterapeuti insensibili. Ma, ripeto, abbiamo stretto i denti e siamo andati avanti. Sono in pace con me stesso: non avrei potuto garantire più di quello che ho dato in questi anni”.
Mario e i figli, però, non hanno dovuto sopportare solo il dolore dell’abbandono. “Siamo stati costretti – spiega Mario – ad ingoiare gli effetti di una giustizia malata. E, soprattutto, dei continui attacchi di mia moglie, che dopo tre mesi si era pentita di aver abbandonato i suoi bambini, per un altro uomo”.
Ma ci spiega com’è andata? “Avevo concesso – chiarisce – la separazione a mia moglie senza alcun problema, ponendo una sola condizione: i bambini sarebbero dovuti rimanere con me. Tutto liscio per tre mesi. Poi, la mia ex ha cominciato a pressare per avere i figli con sé. Il Tribunale ordinario non mi ha mai creato problemi. Quello che ha agito senza la minima considerazione per i piccoli è stato il Tribunale dei minori. Che per sei mesi ha voluto vedere quanto la mia ex moglie fosse idonea ad occuparsi di loro. Mantenendo la patria potestà, ha di fatto consegnato i bimbi a lei, sotto la vigilanza di un’assistente sociale. Dopo sei mesi il Tribunale ha fatto retromarcia, perché si è accorto che la mia ex non era in grado di accudirli in modo responsabile. A quel punto sa cosa ha fatto? Li ha affidati di nuovo a me. Ma mi ha posto una condizione inverosimile. I bambini sarebbero dovuti andare a scuola a Torino, dove viveva la mia ex. Io, nel frattempo, mi ero trasferito a Courmayeur, che dal capoluogo piemontese dista un’ ora e mezzo. Pur di riavere i bambini ho preso in affitto un appartamento a Torino e fatto figurare i piccoli come iscritti lì. A scuola a Torino da Courmayeur, ci andavano tutti i giorni, fatto salvo uno la settimana, nel quale rimanevamo a Torino in caso di controlli
Che stress. In quel periodo avevo una compagna ed un ristorante. Ci siamo consumati. E’ passato tanto tempo, ma ho quel periodo nero stampato nella mia testa. I bambini sembravano pacchi. Ed io ero diventato un automa. Poi tutti e tre ci siamo trasferiti in modo definitivo ad Alessandria. Oggi viviamo più sereni. Ma gli effetti di questa storia ce li poteremo dentro per sempre. Vedo i miei figli cresciuti e sono fiero di quello che ho fatto. Ora sono in pensione, ho l’associazione e sono più sereno. Ma ho fatto tante rinunce per arrivare a tutto questo. Pensi che anche io sono figlio di separati, ma i miei genitori hanno preferito rinchiudermi in un collegio. Uno dei più prestigiosi Collegi europei dell’epoca, il famoso, Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, esclusivo. Io, al contrario, ho voluto tenere i bimbi sempre con me. Non volevo farli soffrire. Sa, le separazioni sono sempre dolorose, ma quando non c’è sintonia tra gli ex e non si ha la fortuna di incrociare giudici sensibili, è tutto più complicato. E a farne le spese sono sempre i bambini”.
Si sente un tipo tosto? “Sì, ma solo nella misura – dice – in cui pretendo che certi diritti vengano rispettati. Su certe cose mi muovo come un panzer”.
Ora ha una nuova compagna? “Per carità – replica sorridendo – ho imparato tanto da questa vicenda. Ora sono felicemente single”.
Cinzia Ficco
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