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Musica, un’idea davvero Diabolica. Dalla Basilicata

Gratis sono le cose che offrono. E gratis è anche l’impegno che ci mettono. Ma non mollano, in attesa che il loro sogno diventi realtà.

Sono gli ideatori della Diavoletto Netlabel, nata in Basilicata. 

Ma di cosa si tratta? Ce lo spiega Giandomenico Carbone, lucano, classe ’78, una laurea in Farmacia, responsabile del progetto, che coinvolge dodici persone.

Dunque, cos’è la Netlabel e da chi è costituito il gruppo di lavoro?

E’ l’etichetta che si occupa dei gruppi e della pubblicazione dei dischi. Oltre a me, ci sono Francesco Volonnino e Mirko Fagnocchi. A questo lavoro tecnico partecipa anche Angelo Cerroni. Lui si occupa dei demo che riceviamo e del loro ascolto primario. C’è poi Riccardo Botta, che oltre ad essere un ottimo fotografo e grafico, si occupa della codifica e dei tag ID3 degli mp3. La qualità del materiale che distribuiamo si deve a lui e ovviamente alle valide registrazioni degli album. Un altro gruppo di persone costituisce la redazione di REvolution Rock, la nostra webzine mensile distribuita sempre gratuitamente. Oltre a me, Mirko e Francesco, ad occuparsi della webzine ci sono: Laura Ibisco, supervisore, Sabrina Tolve e Giulia Ghio. A queste persone vanno aggiunti dei “promoters”, amici che ci danno una mano. Non dimentichiamo l’apporto importante di un avvocato, una ragazza che ci dà consigli e che cura gli aspetti legali.

Entriamo nei dettagli e chiariamo cosa fate di preciso.

Diavoletto è una netlabel, vale a dire un’etichetta musicale, che opera solo sul web. Non distribuiamo musica su supporti fisici (cd, dischi etc.), ma lasciamo scaricare questi dischi gratuitamente dal nostro catalogo. Abbiamo una licenza Creative Commons, una licenza di tipo copy left, che offe la stessa tutela delle licenze maggiormente diffuse.

Questo cosa significa?

Chiunque può scaricare i nostri dischi gratuitamente e diffonderli, riprodurli senza alcun problema. E’ esclusa la vendita delle opere derivate.

Ma come le è venuta un’ idea così, dopo aver fatto un percorso di studi tanto lontano?

L’idea mi è venuta nel 2010. Sapevo dell’esistenza di queste netlabels, nate in America e principalmente per la musica elettronica. Mi affascinava il loro modo immediato di lavorare e fluido, senza intoppi. L’etichetta è un marchio, non solo grafico, ma anche di garanzia. Gli utenti che vanno su Diavoletto (www.diavolettolabel.com) sanno che lì possono trovare un certo tipo di musica, una certa qualità e originalità. Questo lavoro compete a noi. Siamo attentissimi e molto pignoli nella selezione delle opere da pubblicare. Oltre a questo, come dicevo prima, offriamo mensilmente una webzine gratuita.

Come averla?

La si può scaricare o, da qualche mese, ricevere gratuitamente nella propria mail, previa iscrizione. E’ una webzine colorata, giovane, in cui si trattano diversi argomenti, su tutti la musica ma anche il cinema, il teatro, l’arte in generale. In più intervistiamo artisti, personaggi, persone che possano aiutarci a conoscere meglio tutti questi campi. E’ scritta con passione. Ci sono firme fisse, ma lasciamo spazio ogni mese a due, tre autori esterni, che possono pubblicare un articolo a loro scelta. Ovviamente son ben accetti altri collaboratori, basta scrivere a revolution@diavolettolabel.com

Quanto è stato faticoso partire con un’iniziativa come la vostra in Basilicata? Faticoso non troppo. Il progetto è nato un po’ per gioco. Non ho avuto molti problemi all’inizio, anche perché i rapporti con i gruppi che aderiscono al progetto sono sempre stati ottimi. Anche in questo siamo sempre attenti. Partire dalla Basilicata, bella domanda. Dunque, per semplicità dividiamo la cosa in due percorsi: quello sul web e quello reale. Sul web, se parti dalla Basilicata, da Milano o da San Francisco poco conta, l’importante è che tu sia lì e che riesca a far prendere valore alla cosa. Ovviamente crescendo sul web il progetto è automaticamente cresciuto anche sul territorio.

Cioè?

Quando, ad esempio, organizzammo la prima serata live, in cui presentammo per la prima volta il progetto dal vivo, molti sapevano già della nostra esistenza grazie a Internet.

Come è stata accolta in Basilicata questa vostra iniziativa?

Ricollegandomi alle domande di prima in Basilicata l’iniziativa è stata presa bene dagli addetti ai lavori, ovvero dai gruppi, dai ragazzi, dagli amici. Abbiamo registrato subito un grande entusiasmo e una buona energia, che ruotava intorno alla Diavoletto. Un discorso a parte meritano i media locali.

Cosa vuole dire?

Probabilmente non si sono ancora accorti di noi. Ma tant’è.

Quanto avete investito?

Bisogna premettere che il nostro lavoro è fondato sulla parola gratis o meglio aggratis, in una tipica accezione campana. Gratis sono le cose che offriamo e gratis è anche l’impegno che ci mettiamo. Ovviamente il sogno è di far divenire questa cosa un lavoro vero e proprio, dove almeno il gratis dell’impegno sia gratificato e quantizzato da un punto di vista economico. Per ora abbiamo solo spese.

Di quale tipo?

Spese di gestione e promozione, che grazie all’organizzazione di serate/eventi live e a qualche donazione che vi invitiamo a considerare, riusciamo per il momento a sostenere. Se poi, tra i lettori di queste righe, ci fosse uno sponsor o qualche mecenate, i nostri contatti li conoscete.

Chi sono i vostri clienti? E come funziona?

Il funzionamento è semplice. Ci si collega alla netlabel (www.diavolettolabel.com) e si accede a un catalogo. Si ha la possibilità di ascoltare una traccia per ogni disco presente. Se si è incuriositi si può scaricare l’intero disco, gratuitamente. Crediamo molto in questo. Il concetto è semplice. Grazie a questo strumento, un gruppo della Basilicata, ad esempio, può arrivare in maniera istantanea in Giappone ed esser conosciuto lì. E ovviamente ciò accade, perché i nostri utenti provengono da tutto il mondo: Italia su tutti, seguono gli Stati Uniti (5000 contatti dagli USA e 3000 download) e nell’ultimo anno il Giappone. Con questo Paese siamo venuti anche in contatto tramite netlabels del Sol Levante. Stiamo studiando una forma di collaborazione e scambio promozionale. Questo è il bello di internet. Un’ultima cosa.

Prego!

Tengo a ricordare i gruppi dell’etichetta.

MOHEIR (Lazio/Basilicata), AEGUANA WAY (Basilicata), THE PERSONAGG (Basilicata/Lazio), MALATJA (Campania), LA CONFRATERNITA DELL’UVA (Basilicata), KOYAANIS (Lombardia), IL RISTRETTO (Basilicata), DAMASH (Basilicata), LIBERO (Emilia Romagna), GIOVANNI CASTELLI (Basilicata), TALLY HO! (Russia), ZEROFANS (Basilicata), PULPSYCO (Basilicata), AFTERSHOCK (Basilicata/Campania), ETHN’N’ROLL (Basilicata), GIANMARIAVOLONTE’ (Basilicata), ACQUATINTA (Basilicata), PIG SITTER (Puglia), GIORDANO CRISCUOLO (Campania).

Perché un nome come Diavoletto Netlabel?

Nell’iconografia del rock il diavolo è sempre stata una figura dominante. Si diceva anche musica del diavolo. Il nostro è un diavoletto, perché più simpatico, più dispettoso, impertinente. Giallo.

Avete concorrenti?

Non abbiamo concorrenti, ci sono altri siti che distribuiscono musica come noi. Ognuno ha la sua offerta, il suo genere, il proprio stile.

Cosa vi aspettate dal futuro?

Dal futuro ci aspettiamo che tutto ciò cresca sempre di più. Sarebbe bello riuscire ad ottenere un posto importante nella distribuzione on line, gratuita, quindi escludiamo le piattaforme a pagamento come itunes etc. Il sogno sarebbe diventare importanti e conosciuti, così che un gruppo proposto da noi possa ottenere successo ed essere apprezzato da tutti. Vogliamo essere un’alternativa a quello che la televisione, la radio ci impongono. I talent show ci hanno stancato. E poi sarebbe bello, ripeto, che questo diventasse un lavoro. Vero e proprio.

Partendo da un’altra regione? 

Penso spesso a questa cosa. Se fossi nato a Milano, a Roma o a Londra molto probabilmente non avrei mai creato la Diavoletto.

Vi sentite tosti?

Si. Perché ci proviamo e ci mettiamo la faccia, bella o brutta che sia.

                                                                                                                            Cinzia Ficco  

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