Ricevo e volentieri pubblico questa lettera.
E’ firmata da Nicola Romito, un bravo vignettista barese, con cui ho lavorato in passato. Un tipo tosto, un sognatore, che ha sempre usato i suoi disegni per una “rivoluzione pacifica e colorata”. Tante le delusioni che ha avuto dal punto di vista professionale, ma Romito, Romi per gli amici, promette di non mollare. Si aggrapperà sempre alle sue vignette.
“Sono nato il 29 settembre 1963, in Largo Albicocca, a Bari Vecchia. Verso i dieci mesi di vita i miei genitori decidono di trasferirsi nella Bari nuova (Picone – Carrassi). Mio padre fotografo e fondatore di Foto Star tra matrimoni e comunioni porta avanti la famiglia, ma le cose non vanno bene e decide di fare concorsi negli Enti pubblici. Avevo cinque–sei anni quando mio padre diventa impiegato al mercato ittico. Abitavamo in via De Gemmis, prima, e via Brennero poi. Avevo un amico, che anche ora frequento, appassionato di disegno. E’ stato lui a trascinarmi in questa “ossessione”. Sì, da ragazzo, non facevo altro. Timido com’ero, mi rifugiavo in me stesso e disegnavo… disegnavo fino allo sfinimento.
Dopo le medie ho le idee chiare. Convinco i miei a iscrivermi all’Istituto d’Arte. Ero nella classe con il mio amico di sempre.
I primi tempi non sono stati molto facili, la mia timidezza mi bloccava. Non riuscivo ad esprimermi come avrei voluto. Sognavo di diventare un disegnatore di fumetti. Infatti, facevo vignette soprattutto sui miei compagni di classe. Mi ero specializzato nelle caricature, ma non quelle classiche, tutte uguali, che si trovano nelle piazze d’Italia. Caratterizzavo un personaggio e lo rendevo somigliante nei gesti e nelle manie ad un personaggio reale.
Sono diventato, dopo il militare, il vignettista ufficiale di Puglia e Lucania (quotidiani fondati e diretti da Mario Gismondi). Ho disegnato per altre riviste (settimanali e mensili). Ho lavorato tanto per Puglia, Lucania, Sud Extra, Bari in Campo, Presenza Cristiana, Vita in Cammino. Ho illustrato libri, fatto copertine, brochure, finché un giorno, dopo aver lasciato, non proprio pacificamente, Puglia e Company, sono diventato per forza di cose – essendomi sposato e avendo scadenze di pagamento mensili (mutuo ed altro) – grafico di Promomedia. Dopo quattro mesi ho preso contatti con un sacerdote e sono entrato a far parte dell’organico del Poligrafico Dehoniano di Andria. Non erano i miei sogni di bambino. Ma mi dovevo accontentare. Finalmente qualcosa girava a mio vantaggio. Avevo un posto che credevo fisso, appartenendo alla Chiesa. Ma mi sbagliavo. In quella realtà, però, mi trovavo bene. Mi sono sempre sentito estraneo alle cose del mondo: la cattiveria, le ingiustizie, le arroganze, le prepotenze continue, che si vedono tutti i giorni. Dentro di me c’erano sempre i miei disegni, quelli che mi hanno sempre salvato e dato tanto. Erano la mia ancora.
Sì, è stato il disegno, che mi ha fatto trovare lavoro e guadagnare, facendomi vivere in modo decente. Non mi sono arricchito, forse perché non mi sono applicato come dovevo, ma il disegno mi è sempre servito per vedere nel domani un giorno migliore. Disegnare: questo mi ha curato dalle mie paure. Soprattutto quella di non farcela, di arrivare sempre per ultimo nella corsa di tutti. Il disegno è il mio rifugio. La mia corazza. E’ solo quando schizzo che riesco a ritrovare me stesso e a non angosciarmi più quando non sono mai primo nella competizione della vita.
Quanto ai disegni sulle riviste, beh, ho detto addio. Oggi anche Forattini non disegna più per i giornali.
Il disegno mi ha fatto vivere per tanti anni. Il guaio è che non ho fatto mai altro. E questo è un aspetto negativo.
Oggi lavoro part time presso una piccola tipografia, ho due figli da far crescere, una moglie che lavora, precaria nella scuola e un mutuo da pagare. Fino all’anno scorso ho fatto delle illustrazioni e a tempo perso il correttore di bozze per un’agenzia che cura i libri della casa editrice Laterza. Quest’anno è iniziato male. La tipografia per cui lavoro sta affondando, le correzioni di bozze si sono interrotte, lavoro in giro non ce n’è e sto seriamente pensando di riutilizzare le mie capacità artistiche per trovare una via d’uscita.
Ho ricevuto una buona proposta, ma non è ancora decollata. Non mollo. Vado avanti, perché dentro di me so una cosa: il disegno mi riserverà altre sorprese. Belle. Ne sono sicuro”
Nicola Romito

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