Dieci anni fa si è fatto conoscere, lanciando una sfida al “partito” dei costruttori d’Italia. Oggi, promettendo, a chi ha vinto le elezioni amministrative ad Abbiategrasso, suo Comune di residenza, un’opposizione determinata.
Si tratta di Domenico Finiguerra, milanese del 71, che annuncia: “Le mie coccinelle, quelle del cambiamento, non abbasseranno la testa. Andranno avanti e non faranno sconti a nessuno”. http://domenicofiniguerra.it/
Dunque, i signori della maggioranza del Comune di 32 mila abitanti del Milanese, sono avvisati. Il portavoce degli insetti rossi a pois neri non si dà per vinto e rilancia con vigore. Soprattutto, nei confronti di chi, nella campagna elettorale delle scorse settimane “si è fatto bello, rubando – afferma – i nostri i temi. Quelli ambientali. Già. In pochi mesi abbiamo assistito a vere e proprie giravolte da parte del centrosinistra, che prima era a favore della costruzione di inceneritori e autostrade, poi, ha cambiato idea, e ha sposato le nostre posizioni. In consiglio comunale saremo in tre e promettiamo battaglia. Vigileremo sulla tutela del territorio, sulla questione rifiuti. Continueremo con la nostra campagna a difesa del suolo. Solo andando avanti ci renderemo conto se chi governa la città avrà solo copiato slogan o sarà stato in grado di interpretarne l’anima. Insomma, non daremo tregua a chi in apparenza ha mostrato di capire le esigenze di una politica nuova e di cambiamento, che da dieci anni io e tanti movimenti stiamo raccogliendo”.
E sì, perché Domenico Finiguerra le sue battaglie a difesa del suolo, a favore di una “perennizzazione” del territorio, le ha avviate nel 2002 a Cassinetta di Lugagnano (1800 abitanti), dove ha fatto il sindaco per dieci anni. E le sue iniziative hanno portato a tanti riconoscimenti. Qualche esempio?
Nel 2009 il Comune di Cassinetta ha aderito alla Rete Comuni Solidali ed è diventato membro dell’Associazione Internazionale Mayor for Peace. Lo stesso Finiguerra per il suo impegno ha conseguito tre anni fa il Premio Bruno Carli del Valsusa Filmfest, dedicato a giovani esponenti di piccole realtà impegnate sul territorio a difesa dei diritti e dell’ambiente, in quella che a buon titolo può essere definita Nuova Resistenza. Nel 2010 il Premio Campione per l’Ambiente della Provincia di Milano e dei City Angels. L’anno successivo il Premio Nazionale Personaggio Ambiente.
Forte di questi traguardi, Finiguerra si era candidato alla poltrona di sindaco di Abbiategrasso alle amministrative 2012. Ma non gli è andata benissimo. Ha sfiorato il ballottaggio (26 per cento).
“Se avessimo avuto una settimana in più di campagna elettorale – dichiara Finiguerra – l’avremmo spuntata. In sei mesi abbiamo fatto una campagna elettorale a tappeto,tra condomini, parchi. Otto ore ogni giorno. Ho raccolto tanto entusiasmo da parte di molti cittadini, stufi del solito modo di far politica, che hanno abbracciato l’idea del cambiamento. Però, alla fine, evidentemente molti sono tornali all’ovile e si sono riavvicinati alle vecchie rappresentanze politiche. Io, comunque, sono soddisfatto del risultato ottenuto (4 mila voti), anche perché io e la mia lista non avevamo padrini politici. Sponsor di livello nazionale. E sa perché? Ho preferito che gli sponsor fossero i cittadini. Si parlava di questioni locali. A cosa serviva far venire i Fassino, i Renzi come hanno fatto altri? Solo il geologo Mario Tozzi ci ha sostenuti a distanza con un video. Non ho voluto qui Luca Mercalli, né ho scomodato Salvatore Settis. Ripeto, sono soddisfatto Mi dispiace solo che Abbiategrasso abbia perso l’opportunità di veder nascere un laboratorio di idee fresche. Ma in consiglio le coccinelle non daranno tregua. E’ una promessa”.
Dunque, le idee di Finiguerra, che propongono la preservazione del territorio e quindi lo stop alla cementificazione selvaggia, che ogni anno copre 240 mila ettari di campi da calcio, hanno convinto sì, ma non in modo pieno, i cittadini di Abbiategrasso. “Sì, perché – aggiunge – occorre una rivoluzione culturale. Quella che a Monaco di Baviera e nell’Ile de France è realtà già da tempo. All’estero, infatti, hanno capito che non si può continuare a consumare, oltraggiare il suolo, la terra che ci alimenta. Dobbiamo prepararci ad uno stravolgimento del nostro stile di vita, incardinato sul consumo senza limiti. Ma per questo abbiamo bisogno del sostegno delle Regioni, del Governo, che poco fanno in questo senso. Eppure gli scempi sul nostro territorio sono sotto gli occhi di tutti. Pensiamo alla Liguria, dove stanno costruendo nelle vicinanze del mare, in Piemonte, in Emilia Romagna, sulla costa marchigiana. E, soprattutto, in Lombardia. Quest’estate andrò in Sicilia. Tanti capannoni, tante case vuote e si continua a costruire, a rosicchiare un suolo che si sta indebolendo sempre più. Sono dieci anni che diciamo: “Basta con questo modello di sviluppo, che ci porterà alla rovina. Torniamo all’antico. Alla campagna e preserviamo con cura quello che abbiamo. Ma non è facile. Io e i miei amici, esponenti di movimenti, reti civiche ci stiamo battendo da anni. Qualcosa è cambiato. I cittadini sono più consapevoli che urge fare retromarcia. Ma c’è ancora tanto da fare. Agli inizi è stata dura. Siamo stati sbeffeggiati, derisi. Ci hanno detto che eravamo degli utopisti, contrari alla crescita, e che con il nostro modello di sviluppo non ci sarebbe stata occupazione”.
E invece? “A Cassinetta – replica – sono state tante le iniziative che hanno portato alla creazione di posti di lavoro, seppur esigui. Hanno aperto due bed & breakfast, un’azienda di catering, varie attività commerciali. Per non parlare dei tanti visitatori, che sono venuti persino dal Giappone a vedere i matrimoni a mezzanotte celebrati a Cassinetta. E gli esempi di Comuni che hanno creato posti di lavoro a tempo indeterminato, lavorando sulla riduzione dei rifiuti e sulla raccolta porta a porta, ci sono. Certo, occorre rendere sistematico questo discorso. E avere l’appoggio dello Stato”.
E, forse, di una legislazione diversa? “A tutela del suolo – aggiunge – abbiamo l’articolo 9 della Costituzione. Servirebbero leggi che liberassero i Comuni dal cappio degli oneri di urbanizzazione o norme che prevedessero la preservazione autentica del territorio, come fa la Costituzione boliviana. Per questo in Consiglio comunale saremo in tre e non faremo sconti. La questione ci sta davvero a cuore. E controlleremo anche sul rispetto dei diritti. A cosa mi riferisco? Alle gare d’appalto al ribasso che esternalizzano i servizi comunali e precarizzano tanti giovani”.
Forse è più facile fare queste rivoluzioni in piccoli comuni e, soprattutto, sganciati dai partiti politici? “Guardi – risponde – come le ho detto, in realtà grandi della Germania e della Francia, si è molto più avanti. Quanto ai partiti, beh, per me è stato più facile pensare e agire non avendo alcun partito tradizionale alle spalle. Così, ho avuto la possibilità di agganciare reti e movimenti, che i partiti ignorano”.
A proposito di movimenti, Grillo e i Grillini le piacciono? “Grillo e i Grillini – dice Finiguerra – che ho incontrato in molti dibattiti sono una realtà da prendere in considerazione e non certo da ignorare o peggio ancora da sbeffeggiare, tacciandola di antipolitica. Molti dei nostri temi sono sovrapponibili ai loro. Quindi, ci incroceremo di nuovo”.
Per il futuro? Le legislative sono un’ipotesi da prendere in considerazione? “Mi sto impegnando insieme con tante altre persone – la sua risposta – per creare un nuovo soggetto politico, che rimetta insieme le tante anime verdi ed ecologiste e le connetta alle numerose reti civiche che sono presenti in tutto il Paese. Questo è il progetto degli Ecologisti e Reti Civiche – Verdi Europei. Mi piacerebbe finalmente assistere al protagonismo delle donne, più pratiche e concrete degli uomini e dei giovani, giovani dentro, però. Mi piacerebbe un movimento nuovo, nessun leader ma solo portavoce. E poi, dobbiamo capire che la politica si può fare anche al di fuori delle istituzioni”.
Cinzia Ficco

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