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Anna Ascani: Noi senza maestri. Schiacciati tra quota 100 e reddito di cittadinanza

    “E’ un superpotere essere vulnerabili”

       Luci della centrale elettrica

Quanto i Governi Renzi – Gentiloni sono stati attenti alle fragilità? Perché non hanno ottenuto la fiducia il 4 marzo del 2018? Si possono nello stesso tempo tutelare i deboli e premiare i vincenti? E ancora, la segreteria Zingaretti ha usato due pesi e due misure nei confronti della ex presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini?

Parlando del suo nuovo libro, pubblicato con Rubbettino e intitolato Senza Maestri – Storie di una generazione fragile, l’onorevole Anna Ascani (Città di Castello, Perugia – ’87), vicepresidente del Partito democratico, ha voluto rispondere anche queste domande.  

Tesi delle quasi 130 pagine del libro, con la prefazione di Matteo Renzi, è che le nuove generazioni, “nate dopo la caduta degli dei, la caduta dei muri, delle ideologie, dei grandi partiti di massa, dopo le brigate rosse e il terrorismo nero, siano fragili e invochino il riconoscimento di un diritto alla fragilità”.

Anna, cosa intendi per fragilità e non pensi che ogni generazione in ogni epoca debba fare i conti con i propri limiti? Del resto, difficile farvi passare per fragili, visto che navigate senza maestri in mare aperto, e improvvisando di continuo!

Credo che la mia generazione sia caratterizzata da una fragilità particolare. Noi non abbiamo le ideologie del ‘900 a proteggerci, sublimare l’imperfezione e la fragilità di ciascuno in un quadro più ampio di senso. Siamo molto più soli, quindi, a fare il conto con le nostre cadute e le nostre cicatrici. Ma credo appunto, come spiego nel libro, che da questo tipo di esperienza possa nascere una politica ricca di senso dell’umano e del limite. Nostri maestri sono tutti quelli che in questo percorso ci aiutano a guardare avanti, invece di darci in pasto il senso di colpa della loro nostalgia. Nei nostri confronti si sono sprecate espressioni, tipo: sdraiati, bamboccioni, schizzinosi. E l’atteggiamento degli adulti oscilla tra il giovanilismo e il paternalismo. Continuano ad esserci settori occupati da alcuni maestri, che non si schiodano, e nello sesso tempo notiamo un’ assenza dello Stato, che dovrebbe proteggerci di più. La letteratura riguardo al dialogo inter-generazionale tra sordi è vasta. Del resto, la coppia di provvedimenti simbolo del governo gialloverde esemplifica perfettamente la tenaglia in cui la mia generazione rischia di rimanere imbrigliata. Quota 100 è un provvedimento contro i giovani, perché scarica su di essi il presente dei genitori, in un futuro incerto e dalla crescita economica più lenta del secolo scorso. Quindi insostenibile. Il welfare dei padri e delle madri non può essere il welfare dei figli in un meccanismo trickle down. Non può funzionare così. Il reddito di cittadinanza, per come è stato disegnato dal Movimento 5 Stelle, è una iattura per l’economia del Paese e la mia generazione.

Quindi di “maestri” ne avete, solo che sono cattivi. Aveva ragione l’ex segretario a volerli rottamare?

Certo! Il problema semmai è non aver realizzato tutta la rottamazione che era stata annunciata!

Non è rischioso invocare il diritto alla fragilità in uno Stato in cui ci sono alti tassi di clientelismo, familismo amorale, si colpevolizzano i vincenti, spesso si ignora il merito e punisce chi prova a farcela? In questo senso, come vedi la storia del tuo ex segretario e della sua narrazione, considerato da tanti come un uomo “forte”, insensibile alle fragilità?

Capisco il tuo ragionamento e spero che il ragionamento proposto nel mio libro possa aiutare a trovare un punto di equilibrio. Matteo Renzi era visto da tanti come l’uomo forte. Adesso per larghi strati della popolazione è un fallito. Non sono vere né l’una, né l’altra cosa. Matteo Renzi ha governato secondo me molto bene, riportando la crescita economica in questo Paese, allargando vastamente la platea di beneficiari di diritti. E lo ha fatto come uomo fallibile per definizione e quindi fragile. Similmente, le storie che racconto nel mio libro non sono di super eroi. Spesso cito una canzone di Cesare Cremonini in cui si dice che nessuno vuole essere Robin. Diritto alla fragilità secondo me vuol dire accettare che siamo tutti fragili.

Invochi con esempi pratici nella sanità e nelle scuole una nuova politica che parta proprio dal riconoscimento sacrosanto della fragilità. E auspichi una sinistra che torni a com- prendere. I Governi Renzi e Gentiloni hanno dato prova di essere attenti alla fragilità e sapere com- prendere?

Non penso assolutamente che le politiche dei governi del PD siano state avverse al diritto alla fragilità. Anzi. Leggi sul caporalato, dopo di noi, reddito di inclusione sono ottimi esempi di riforme orientate ad allargare diritti e opportunità.

Eppure qualcuno fa eterno mea culpa. Il Pd non sarebbe sufficientemente attento a chi è in difficoltà. E, per motivi diversi, anche Renzi ha sparato contro Minniti di recente. Si torna sempre indietro

Io non penso che si debba fare mea culpa per la nostra azione di governo: i numeri lo dimostrano. Abbiamo lasciato un’Italia col segno + e adesso i gialloverdi l’hanno fatta precipitare al segno – Penso anche che ci siano tanti fattori – dall’egemonia populista in Europa, che forse per fortuna sta perdendo la spinta propulsiva, all’instabilità politica tipicamente italiana- che contribuiscono a spiegare la sconfitta del 2018. Uno di questi fattori secondo me è esserci presentati come quelli che avevano fatto tantissimo per il Paese – e ovviamente era vero! – e prevalentemente sulla base delle cose fatte abbiamo richiesto una nuova fiducia. Sarebbe bello se la politica funzionasse così, ma non funziona così. Quello che hai fatto fino a oggi non conta mai quanto la forza della prospettiva con cui ti poni verso il domani. Qui, secondo me, avremmo potuto essere più forti. Ciò detto, abbiamo perso e quando si perde non si fa abiura delle proprie buone ragioni, ma ci si interroga e si va a cercare un rinnovato patto di fiducia con gli elettori. 

Populismo giudiziario e Pd. Nel libro non tocchi, però, questo tema. Non è una questione su cui fare chiarezza? O non ne parli per le vicende in cui è coinvolta la ex presidente della tua Regione?

Non tocco questo tema nel libro, tanto più in riferimento all’Umbria, semplicemente perché il libro è nato ben prima che questi fenomeni esplodessero con le conseguenze che abbiamo visto. Quanto alla gestione delle vicende umbre, credo che la politica sia arrivata troppo tardi.

Pensi che la segreteria Zingaretti sia stata ingiusta nei suoi confronti?

Qualche anno fa, nel momento di crisi della giunta regionale sulle questioni della sanità, ho provato a spronare un cambio di passo con interviste e nei luoghi del partito. Avrei sicuramente potuto fare di più e di meglio, ma è altrettanto vero che non ho raccolto grande consenso. Ai ritardi del PD umbro ha fatto da contraltare l’intervento sbrigativo della segreteria Zingaretti. Anche qui ho fatto notare con trasparenza che essere garantisti è un dovere per un partito che si vuole chiamare Democratico.

Credi che per il futuro il Pd possa vincere continuando ad inseguire la maggioranza soprattutto  via social o proponendo ricette più convincenti su crescita, investimenti, lavoro? Tu lo farai sempre da minoranza con Giachetti o ti potremo vedere in un una nuova formazione?

La mia casa è il PD, mi auguro in maggioranza, perché vuol dire che le idee mie e di chi accompagna il mio percorso politico, hanno trovato consenso. Non sono una che sale sui carri per opportunismo. Il mio posto adesso è la minoranza, perché hanno vinto delle idee che fanno parte del patrimonio della mia comunità, ma che sono quel tanto diverse dalle mie perché io stia in minoranza.

Elezioni in Umbria: Chi sarebbe il tuo candidato o la tua candidata ideale? Ascani è fuori?

Chi sia il mio candidato ideale non deve interessare a nessuno. Interessa al PD, alla società civile e all’Umbria che si realizzi un percorso aperto e condiviso per scrivere una pagina nuova e credibile. When in trouble, go big!

                                                                                                                                                                 Cinzia Ficco 

Anna Ascani, laureata in filosofia, è dottoranda in Politics: History, Theory, Science presso la Luiss

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Written by Cinzia Ficco

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