in ,

ALTOPALTOP

“Il riscatto del nostro Paese? Facciamoci guidare da Ulisse e dalla sua parola di leader. Anche se spesso inganna”. Intervista con Enrico Cerni

Qualcuno, leggendolo, potrebbe ritrovarci il nostro Paese: sia quello che da una trentina d’anni vive pigro e beato nella sua isola di Ogigia, sia quello di queste ore cruciali, in cui si aspetta con ansia una Nausicaa, pronta a traghettarci verso il nuovo.

Di sicuro, il nuovo libro di Enrico Cerni, Manager nella Corporate University di una multinazionale italiana e Giuseppe Zollo, professore ordinario di Ingegneria economico gestionale all’Università Federico II di Napoli, con la prefazione di Alberto Felice de Toni, direttore scientifico di Cuoia Business School, può aiutarci ad attraversare l’Odissea italiana dell’ultimo mese e magari, guidarci verso il nostro riscatto.

Poco più di 200 pagine, il suo titolo è “Ulisse, parola di leader”, è stato pubblicato qualche settimana fa da Marsilio ed è diviso in due parti: la prima è dedicata al tema della leadership, la seconda, al management. L’obiettivo è uno: far capire che la complessità esige una continua metamorfosi, perché l’ordine nascosto della complessità è un ordine molteplice. Ma, attenzione: per trovare l’ordine della complessità è necessaria una gabbia di regole.

Una contraddizione, si obietterà. E, invece, no. Cerni e Zollo lo spiegano benissimo: sia per le organizzazioni pubbliche che per quelle private, vivere nell’Eden è un eterno rimanere. E stare fermi non è vita. Ma servono un percorso e una direzione chiari.

“La vita, lo scrive De Toni, esige il tempo, è intessuta nel divenire. L’uomo ha bisogno del divenire biologico, sociale, mentale. La vita nasce con la consapevolezza del tempo. Senza esperienza da ricordare, senza progetti da realizzare l’uomo scompare”.

Dunque, l’azione alla base della nostra esistenza, e quindi della nostra creatività. Lo conferma anche il biologo e ricercatore statunitense Stuart Kauffman, impegnato nello studio dei sistemi complessi e della loro relazione, quando dice che con l’origine della vita sulla terra l’azione è la caratteristica chiave di tutto il mondo vivente.

Ma quale azione e quale leader occorrono per salvarsi?

Per gli autori, anche surfundo il caos, occorrono una visione lunga ed una guida che assomigli all’Ulisse del V libro dell’Odissea, quello, per capirci, che rifiuta l’immortalità offerta da Calipso, figlia di Atlante. Come ricorderete, l’affascinante e ricca ninfa si innamora del re di Itaca, lo trattiene per sette anni nella super attrezzata isola di Ogigia, ma lui alla prima occasione utile, la scarica.  Il suo dono – la vita eterna- non può essere ricevuto. Ulisse, un ingrato? No. “Ulisse sa che per dare senso pieno alla vita c’è un’unica possibilità: realizzare fino in fondo le proprie potenzialità, mettere in gioco i talenti che madre natura gli ha donato. Ulisse vuole rientrare nella propria umanità. L’eden è una illusione”.

Dunque, per Cerni e Zollo, in una fase come quella attuale, ispirandoci all’Odissea, non c’è che un modo per resistere: comprendere che la verità sta nelle acque che cambiano senza fine, come scrisse Pietro Citati. E insistono: bisogna costringere la complessità a svelarci i suoi segreti e potremo farlo solo con un leader come Ulisse, affascinato dall’ignoto, navigato, con una innata intraprendenza, dotato di astuzia mescolata a prudenza, versatile, capace di volgere il pensiero in molte direzioni.  

Come detto all’inizio, nei personaggi descritti da quei meravigliosi 24 libri che compongono l’Odissea – e che gli autori riprendono per regalarli ai laeder di oggi – a qualcuno verrà facile intravedere gli attori di una complessità italiana diventata più complessa nelle ultime ore.

Ma Cerni (Venezia, ’69) mette in guardia: “Renzi come Ulisse e Draghi come Nausicaa?  Non commento. Di certo, i classici sono un minerale radioattivo, dopo millenni, ancora potente. E’ naturale che qualche confronto ci passi per la testa. Ma è bene che ogni lettore ritrovi il suo eroe, la sua Circe, il suo Achille, il suo Agamennone, e perché no, anche il suo Polifemo. La situazione è complessa, ma come ci insegnano i nostri personaggi, ce la caveremo perché dalla nostra abbiamo la creatività”.

Enrico, spesso si dice: “Dopo questa pandemia, niente potrà tornare come prima. Dobbiamo ripartire da zero”. Allora, perché come leader del nostro riscatto avete scelto Ulisse, che ha impresso nel suo Dna il Nostos, il ritorno, anziché Telemaco?

Dici bene. Ulisse ha impresso nel suo DNA il nostos, il ritorno, ma non è né una fine né un ritorno a un passato immutabile: si tratta del ritorno a una situazione cambiata, a un nuovo mondo, al quale, peraltro, non potrà rimanere per sempre. Tutto è in costante evoluzione.  Anche Ulisse dovrà uscire dalla sua comfort zone una volta riappropriatosi del potere a Itaca. Ulisse tiene insieme tradizione e innovazione. Telemaco è un leader in formazione: da leader junior diventa senior, evolve, fa esperienza e, soprattutto, trae insegnamento dall’esperienza. Sa imparare, soprattutto dagli errori che compie. Non è un’alternativa a Ulisse, ne è il suo completamento.

Ulisse, gioca ed è bravo con le parole, che hanno la possibilità di costruire un destino. Quali dovrebbero essere le parole del nostro Ulisse per superare questa fase? Correre e concorrere: ce le vedi o fanno troppa paura in questo momento?

Ulisse sa raccontare. Lo sa fare talmente bene che le sue avventure, con le Sirene, il ciclope Polifemo, la maga Circe, sono ancora impresse in noi, nonostante siano trascorsi 2800 anni da quando ha compiuto le sue imprese. Ha spesso vissuto situazioni di pericolo e spesso è stato sottoposto a drammi collettivi, come quello che viviamo noi con la pandemia. Lui è stato tenace, non ha mai mollato, ha saputo costantemente adattarsi alle situazioni, facendo accadere le cose. Omero lo definiva polytropos, un aggettivo che significa capace di volgersi un po’ di qua e un po’ di là, multiforme secondo i traduttori del passato, dalla mente colorata’, secondo lo scrittore Pietro Citati. Ecco, Ulisse ci insegna ad acquisire una mente colorata e a trovare le parole giuste per esprimere al meglio le diverse tinte della nostra più intima tavolozza.

Ulisse è un ingannatore, un astuto. Pensi che in questa fase il giudizio morale possa anche andare a farsi benedire?

Ulisse sapeva mentire e ingannare per raggiungere uno scopo: la conquista di Troia prima, il ritorno in patria poi. Era tale quale suo nonno materno Autolico, dal quale non ti saresti augurato di comprare un telaio usato. Aveva, però, visione. Era chiaro nella sua testa ciò che era giusto fare. Non sempre ha centrato gli obiettivi, qualche volta ha preso cantonate colossali che gli sono costate la fiducia e la vita stessa del suo team. Alla fine, comunque, è riuscito a rientrare in patria e a sconfiggere i pretendenti. Ha dimostrato tenacia e resilienza, che significa anche non abbandonare i compagni di viaggio alla prima maretta.

Dante avrà capito sino in fondo questo personaggio?

Dante lo punisce, lo giudica un cattivo consigliere, uno spregiudicato. Grazie a Dante – ma soprattutto grazie ai suoi commentatori successivi – abbiamo la visione di un uomo che non si accontenta, pronto a ripartire, che cerca sempre nuove sfide.

Chi potrebbe essere il nostro Ulisse, capace di volgere in modo favorevole anche questa crisi politica?

 Un uomo o una donna in grado di comprendere che per affrontare i problemi complessi non servono soluzioni banali. Le risposte possono essere semplici, ma devono tenere conto della molteplicità dei fattori sempre più interconnessi tra loro. Se ogni persona che governa la cosa pubblica abolisse gli slogan e cercasse sempre di interpretare con acume le tessiture articolate della trama e dell’ordito della contemporaneità, beh, eviteremmo le mediocrità di molti dibattiti.     

Chi, invece, rappresenta la nostra Calipso? Quindi cosa è che da decenni impedisce al nostro Paese di muoversi, attivarsi, e ci lascia impantanati?  La vita è l’arte dell’incontro, diceva Vinicius de Moraes, ma sembriamo felicemente e pigramente incatenati alle nostre Ogigia.

Fosse stato per Calipso, è vero, Ulisse sarebbe ancora lì, a gozzovigliare ad Ogigia, best place to live. Se la sarebbe spassata, ma avrebbe avuto per sempre il rimpianto di non averci provato. L’immortalità non è cosa per gli umani, quanto meno per quegli umani curiosi e perennemente insoddisfatti come Ulisse. L’Italia potrebbe essere il miglior Paese al mondo, ma  serve uno scatto.  L’immobilismo costa caro: Calipso con le sue lusinghe impedisce di comprendere che un altro mondo è possibile. Certo, per cogliere il meglio di Itaca rispetto al bene di Ogigia bisogna essere pronti ad affrontare un’Odissea. Per questo molti preferiscono il pantano del déjà-vù, in apparenza più rassicurante. Nel lungo periodo, l’immobilità eterna stanca: Ulisse se ne accorge e – grazie alla richiesta imperativa di Ermes a Calipso – volge le spalle all’immortalità e prende la via del mare. Aspettiamo anche noi.

Se ti dico Nausicaa, chi ti viene in mente?

Nausicaa è a nostro giudizio l’emblema della leader capace, una vera role model. È una leader assertiva, ma al contempo affettiva. È una donna, giovane, capace, che non ha paura nemmeno quando vede uno straniero mezzo nudo e tuto infangato che le va incontro. Anche nella situazione più difficile, è padrona di sé, impartisce ordini alle ancelle, governa il proprio tempo e il tempo altrui. Omero dice che sa stare ritta “come una palma”. Ecco, abbiamo davvero bisogno di tante tante Nausicaa per far andare le cose sempre meglio.

 I grandi leader – scrivi – fanno tutti una brutta fine: Cesare, Napoleone, Kennedy, Martin Luther King, Churchill. Cosa potrebbe salvare il nostro Ulisse?

 Ulisse si salva grazie alla sua costanza, alla sua resilienza, alla sua capacità di usare il linguaggio, alla sua abilità nel comprendere le situazioni. Ulisse si salva, ma perde il suo team. Si ritrova solo a Itaca. Ecco, in questo dimostra tutta la sua umanità. Leader non è colui che vince sempre, colui che centra tutti gli obiettivi. Leader è chi lascia traccia dì sé e senza dubbio Ulisse l’ha fatto visto che da secoli e secoli continuiamo a tramandare le sue storie che a noi – suoi follower – piacciono sempre e da sempre.   

Una qualità che apprezzi di Ulisse è la riservatezza.

Il protagonista dell’Odissea  sa essere riservato quando serve. In sostanza sa aspettare il momento opportuno per disvelarsi. Non è frettoloso, non cede all’impulso del racconto ad ogni costo. Sa attendere, travestito da mendicante, anche quando vede le ancelle amoreggiare con i Proci: vorrebbe intervenire, ma usa la ragione e aspetta. Ecco, questa è una forma di saggia riservatezza. Lo stesso compie quando arriva all’isola dei Feaci: non dice subito di essere Ulisse, il figlio di Laerte. Prima inventa una storia per sviare dalla sua identità. Dopo che l’aedo Demodoco gli ricorda le avventure di Troia e lo muove a commozione, ecco, dopo quel momento Ulisse si trasforma da contastorie a cantastorie, diventa il miglior storyteller al mondo: sa parlare, sa affascinare con i suoi racconti, sa usare le giuste parole.

Parli alla fine del libro di sensibilità estetica del leader, della necessità di passare da un egosistema ad un ecosistema: qui forse servirebbe una rivoluzione culturale di tutto il Paese. Quanto siamo pronti e, soprattutto, sei ottimista?

 Sono più che ottimista. Abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo un momento duro, difficile, critico. Dopo periodi cupi, faglie profonde, la storia dell’umanità ha sempre fatto seguire periodi di rinascita, sviluppo, opportunità. Ecco, credo che siamo alla vigilia di questo tempo di evoluzione globale. Non è, però, da una prospettiva di sistema-Paese che si può pensare a una rinascita. La dimensione di analisi deve necessariamente essere più ampia. Proprio la percezione degli ecosistemi, delle interconnessioni, della complessità delle cose può portarci a nuove consapevolezze. In definitiva, abbiamo bisogno di rileggere più spesso i classici per lasciarci ispirare, per cercare analogie, per costruire tutti insieme qualcosa che suoni davvero nuovo.

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Commenti

0 commenti

What do you think?

Written by Cinzia Ficco

Elena, Hedy Lamarr e Marylin Monroe: le più belle del mondo e l’ombra dell’autismo. Intervista con Liliana Dell’Osso, psichiatra

Matera: nasce EcocNews, la prima testata on line sulle capitali della cultura