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Andrea: Voglio correre più veloce della meningite

La meningite voleva fermarmi, ma io le ho voluto fare un dispetto. Ho ripreso a fare sport. E ora punto all’Everest. Al batterio, che nel 2015 gli ha portato via le gambe e sette dita, Andrea Lanfri (Lucca, ’86), non si è mai arreso. E oggi, che sta in piedi con scarpette di gomma e protesi al carbonio, da vero campione, continua a progettare scalate.

Fin da bambino – racconta – sono sempre stato vivace e pieno di interessi: la scuola, la montagna, lo sport. Sino a quattro anni fa ero un appassionato di montagna. Mi piaceva  praticare di tutto: trekking, arrampicata, alpinismo. Poi un piccolo intoppo: una meningite fulminante con sepsi meningococcica. Sono stato ricoverato per cinque mesi fra il San Luca di Lucca e il Careggi di Firenze. Mi hanno amputato entrambi i piedi, parte delle gambe (poco sotto il ginocchio) e sette dita delle mani, a eccezione dell’indice sinistro e dei due pollici, che sono diventati la mia mano. E’ stato in quel periodo che ho scalato la vetta più alta della mia vita. Tante volte mi sono chiesto perchè proprio a me. Ho vissuto mesi di sconforto, ma poi piano piano ho iniziato a reagire. Non volevo darla vinta alla meningite. Non ho le gambe? – mi sono detto un giorno –Corro! Da allora si è accesa una grande voglia di correre. E’ diventata una sfida al mio destino. Dopo alcuni mesi la prima arrampicata. Un fallimento!

Andrea è tornato a vivere da atleta grazie a una raccolta fondi. Era il novembre 2015.  Moltissime persone – racconta –  sono intervenute da tutta Italia per aiutarmi. Grazie a loro ho potuto realizzare il mio sogno: diventare un corridore. Da allora allenamenti e una vita finalmente piena. Tornavo a sentirmi carico. Sono entrato nella Nazionale italiana di atletica leggera paralimpica,conquistando record, medaglie europee e un argento mondiale a Londra. Con il passare dei mesi ho spostato il mio limite sempre più in alto. E sono tornate anche le giornate in montagna con i miei amici, la mia famiglia, la mia ragazza, e la mia Kyra (syberian husky), che mi è mancata tanto in ospedale. Se sono tornato a gareggiare devo ringraziare anche i Malati di Roccia – un gruppo di appassionati di arrampicata, che ho conosciuto in un corso nel 2012. Ogni tanto mi sento giù, come tutti. Ma non per le mie gambe, quanto per qualche batosta sportiva o in montagna, ma cerco subito nuovi traguardi da raggiungere.

Il primo gennaio scorso con il progetto One Project Reserch, Andrea è partito da Milano con amici conosciuti sul Monte Rosa per conquistare la vetta del vulcano Chimborazo (6.300 metri) in Ecuador. Sono arrivato in vetta – racconta – il 6 gennaio. Nei giorni successivi ci siamo allenati in quota. Siamo rimasti per una settimana

Ora nella sua testa c’è l’Everest. Il primo passo è stato fatto: la raccolta fondi attraverso la piattaforma OSO della Fondazione Vodafone. Andrea potrà  contare anche su Italiana Assicurazioni, Associazione Art4Sport Onlus. Si augura di avere il sostegno di alcuni sponsor locali. E di altri amici.  Intanto si sta preparando per imparare a respirare a quella quota (oltre ottomila metri). L’impresa sarà  documentata e sarà  possibile seguirla tramite la sua pagina Facebook: Andrea Lanfri e il profilo Instagram lanfri_andrea.

Voglio dimostrare a me stesso – conclude – che posso superare i miei limiti, e agli altri che tanti sogni si possono realizzare. Sarei il primo al mondo con quattro amputazioni a riuscire nell’impresa. L’Everest è una delle tre tappe di un progetto che prevedeva Monte rosa e Chimborazo. All’inizio non ero convinto. Le prime due tappe erano una specie di test per testare il corpo in quota. Sono state entrambe superate alla grande. Ora sono consapevole di poter provare a salire ancora più su. Seguitemi. Vi aspetto!

A dicembre scorso è uscito il suo libro: Voglio correre più veloce della meningite.

Cinzia Ficco

 

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