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ANNA: "IO RESTO IN CALABRIA. IL MIO TEMPO E' ORA!"

Hanno deciso di rimanere e continuare a combattere contro una malavita sempre più prepotente ed una disoccupazione, che sta azzannando il loro futuro. Non lasceranno la loro terra nelle mani della ‘ndrangheta, come hanno fatto altri in passato. No. Anzi, da qualche anno si stanno organizzando per creare una nuova classe dirigente e dare alla loro regione la possibilità di sperare ancora. Sono gli under 30 dell’associazione Io resto in Calabria, fondata da Pippo Callipo e coordinata da Anna Laura Orrico, nata a Cosenza nell’80, project manager nel settore no profit che, in questo momento sta portando avanti un progetto sulla responsabilità Sociale d’impresa per il Gruppo aziendale Callipo.

Come è nata l’associazione?

L’associazione Io resto in Calabria è stata fondata dall’imprenditore Pippo Callipo che, dopo aver subito un attentato dalla criminalità organizzata, ha deciso di non abbandonare la sua terra a se stessa. In passato non ha mai ceduto alle pressioni e alle minacce della malavita e nel 2006 ha messo insieme un gruppo di persone coraggiose. L’associazione è una dichiarazione di amore nei confronti della sua terra ed una sfida nei confronti di tutti coloro che, in modo subdolo, ci stanno spingendo a lasciare questa regione, per avere le mani libere e continuare a saccheggiarla. Noi, insieme, stiamo cercando di resistere. In concreto cosa fa l’associazione? E’ impegnata nel sociale e fa attività politica. Cioè? Da cinque anni ci stiamo impegnando a costruire una nuova cultura politica, attraverso il lavoro nel sociale. Io resto in Calabria punta a stimolare la partecipazione alla vita sociale e politica dei cittadini, in particolare dei giovani calabresi. Per noi è fondamentale formare una nuova classe dirigente, che sappia e abbia voglia di gestire la polis, interessarsi alla politica e sviluppare buone pratiche di convivenza sociale. Ma abbiamo anche un altro obiettivo: costruire sinergie tra le realtà virtuose del territorio calabrese. Mettere insieme associazioni, imprese e i tanti giovani, che vogliono una Calabria diversa.

Quanti iscritti conta?

I simpatizzanti di Io resto in Calabria sono tanti. Nessuno è iscritto, perché non vogliamo che ci siano vincoli materiali. E’ lo spirito di chi vuol fare qualcosa di utile per la Calabria, che unisce le persone di questo progetto. Su Facebook abbiamo quasi sedici mila fans. C’è un gruppo regionale di trenta giovani under trenta. Ma non sono questi i numeri che contano. Perché? Per noi contano quanti calabresi decidono e decideranno di affrancarsi dallo stato di vittimismo e sudditanza, in cui sono sempre vissuti. Contano quanti calabresi decideranno di non piegarsi ai ricatti della mala politica e della ‘ndrangheta. Contano quanti giovani calabresi riusciranno a dire “Io resto in Calabria” con l’orgoglio e la certezza di poter costruire il proprio futuro dignitosamente in questa regione.

Quanto è difficile restare in Calabria oggi?

Restare in Calabria oggi è soprattutto una sfida. Una sfida contro il sistema delle raccomandazioni al potente di turno per ottenere il lavoro o il riconoscimento di un diritto o di un servizio, che lo Stato dovrebbe garantire a tutti i cittadini senza alcuna discriminazione. Restare qui é una sfida all’individualismo, che nega tante opportunità di crescita ai cittadini.

Ma un giorno le cose cambieranno?

Solo se i cittadini, le forze sociali, le istituzioni e le aziende sane del territorio cominceranno a cooperare in modo serio per il bene di tutti. Ci stiamo battendo contro tutti coloro che vorrebbero farci andare via dalla Calabria e gestire liberamente questa regione. Non vogliamo più che queste persone continuino a gestire questa terra come se fosse la grande discarica della mala politica e della criminalità mafiosa italiana. Restare in Calabria sarà sempre difficile, se ogni calabrese continuerà a coltivare il proprio orticello, ad abbassare la testa di fronte ai soprusi e a non scendere in piazza per lavorare alla rinascita, che questa regione meriterebbe di vivere finalmente.

La Calabria secondo lei è messa peggio di tante altre regioni meridionali?

La Calabria è certamente la regione più difficile di tutto il sud Italia, perché non ha un tessuto sociale ed economico ben sviluppato e, soprattutto, sano. Perché?

Non c’è mai stata una classe politica regionale, che abbia davvero voluto e cercato di costruire politiche di sviluppo, così come non abbiamo mai avuto rappresentanti politici a livello nazionale, capaci di incidere a favore della nostra regione sulle questioni importanti, come le infrastrutture e i servizi per le aziende. La maggior parte dei nostri rappresentanti in Parlamento ha sempre pensato di usare la nostra regione come merce di scambio per ottenere potere e incarichi di prestigio. Su cosa dovrebbe puntare la Calabria per rinascere? Certamente sul turismo, quello legato alla sostenibilità del territorio e alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico e artistico – culturale, e sul settore agroalimentare.

Cosa si dovrebbe fare subito?

Dare ai giovani la possibilità di innovare questa regione con le loro idee e il loro entusiasmo, lasciare spazio a chi vuol costruire, seguendo esempi positivi e svecchiare la classe dirigente.

Mi cita calabresi tosti, che sono rimasti in Calabria e stanno contribuendo al cambiamento?

Ci sono i ragazzi di Dynematica, i ragazzi della società Orme nel Parco di Catanzaro, che hanno creato uno dei parchi di avventura del Sud Italia più belli. E ancora, i ragazzi della Cooperativa Kairos di Reggio Calabria, che lavorano sul turismo responsabile. I ragazzi del Parco Tommaso Campanella di Cosenza, che fanno turismo culturale e i tanti volontari di associazioni, che offrono supporto e servizi alle persone svantaggiate o in difficoltà. Parlo della cooperativa Agorà Kroton. Accoglie i ragazzi che subiscono maltrattamenti o aiutano gli ex tossicodipendenti a reinserirsi in modo onesto nel tessuto sociale. Sono tutti giovani tra i venti e i trenta anni o che hanno appena superato i trenta. Sono, anzi siamo, un esercito che, però, spesso non trova spazio per esprimere la propria voce. Qualche mese fa un calabrese, http://www.youtube.com/watch?v=7F4c0tahRBY Francesco Foglia, giornalista, è stato premiato dal Parlamento europeo. Ma in quell’occasione non era presente alcun eurodeputato calabrese. E’ la conferma di quanto ho detto prima: la classe politica che abbiamo non ci rappresenta affatto o, quanto meno, è inadeguata. Spero che saremo in grado di sostituirla.

Calabria, purtroppo, oggi spesso è solo ‘ndrangheta. E’ così?

Non è solo ‘ndrangheta, siamo in tanti ad opporci e a condurre battaglie. Purtroppo molte volte non c’è il sostegno dei media. Ci sono tanti insegnanti che, nei territori ad alta infiltrazione mafiosa, si stanno sforzando per strappare i ragazzi alla malavita.

Sta aumentando il numero di coloro che lasciano la sua terra? Cosa dire a questi ragazzi per farli rimanere?

Aumenta il numero certamente, lo dice anche l’ultima ricerca dello SVIMEZ. Cosa dire? Non abbandonate mai l’idea di poter ritornare un giorno, perché di voi la Calabria avrà bisogno per rinascere. Il momento di cambiare non si può più posticipare.

Cinzia Ficco

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