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Giuseppe Ruocco: “Contro la camorra basta passerelle. Le istituzioni si vedono solo dopo gli omicidi”

“Loro ammazzano? Noi parliamo di teatri e libri. Loro insultano? Noi insegniamo quanto bello sia essere gentili. E’ poco? Non lo so. Noi ci proviamo e molte mamme ci ringraziano perché i loro figli iniziano a studiare, uscire dai loro rioni, e non sognano più solo di diventare guappi. E’ dura quando ci sono agguati e non possiamo contare sull’aiuto delle istituzioni o dei media, ma continuiamo a piantare semi di cambiamento. Ne siamo convinti: a piccoli passi ce la possiamo fare”.

A parlare sono i quattro ragazzi attivi a San Giovanni a Teduccio, periferia di Napoli, che da alcuni anni portano avanti l’Associazione Studenti contro la camorra https://www.facebook.com/Studenticontrolacamorra/, nata negli anni ‘80 da movimenti studenteschi spontanei per protestare contro la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo e istituzionalizzata il decennio successivo.

Sono Giuseppe Minollo Ruocco (‘91, Napoli), Jessica Lettieri (‘95 , Somma Vesuviana), Federica Mirella (‘96, Napoli), Cristina Maria Pennone (2001, Napoli).

Giuseppe è il presidente, si è laureato a luglio scorso in Giurisprudenza, sogna di diventare poliziotto o magistrato, si è pagato gli studi facendo il commesso in una libreria, sta tentando vari concorsi pubblici, ma senza sperarci tanto. La seconda studia pure lei Giurisprudenza, la terza frequenta Scienze della comunicazione, la più giovane, l’ultimo anno del liceo Rosario Livatino. Ogni mese si autotassano – versano 10 euro a testa – e organizzano con altre associazioni, cooperative e la chiesa, laboratori di legalità, nella IC Vittorino da Feltre, nel Rione Villa, dove ad aprile scorso un pregiudicato è stato ucciso mentre accompagnava a scuola il suo nipotino e dove – ci fa sapere Giuseppe, sino all’anno scorso “c’era una media di una pallottola ogni tre giorni”.

“Le nostre lezioni, che durano tre mesi e che stanno per partire non sono teoriche – spiega il presidente – Anche perché abbiamo a che fare con bambini delle elementari e ragazzini di scuole medie. Molta pratica. Li portiamo a vedere teatri, in particolare il Nest, i parchi. Li invogliamo a leggere, perché più sai, meno spari. In uno degli ultimi laboratori hanno imparato a creare fumetti. Sono ragazzi che lasciano raramente le strade del loro rione e che del loro quartiere conoscono quasi esclusivamente gli aspetti negativi. Noi cerchiamo di fargli conoscere le cose belle, le realtà positive e le persone che lottano. Per fortuna abbiamo l’appoggio e la collaborazione di altre realtà, come la Cooperativa Sepofà, e della scuola. E’ la preside Valeria Pirone che crede nelle nostre attività e ci fornisce materiale. Nel 2018 al Rione hanno fatto visita il capo dello Stato Mattarella, il presidente del Consiglio Conte, il presidente della Camera dei Deputati Fico ed il Sindaco Luigi De Magistris, ma la situazione non è cambiata. I servizi pubblici essenziali sono carenti. Cosa intendo? I parchi pubblici dovrebbero essere aperti, le strade pulite. La raccolta differenziata non si fa. Quì, come nel resto delle periferie napoletane i controlli, sia della polizia municipale che delle forze dell’ordine, sono scarsi.
In altre zone, tipo il Vomero, il Centro storico di Napoli o il Lungomare, la situazione nemmeno è idilliaca, ma l’assenza dello Stato nelle periferie si tocca con mano tutti i santi giorni. Il personale amministrativo delle municipalità è sottorganico. A volte devi fare 30 chilometri per rinnovare la carta d’identità. Le forze dell’ordine fanno il loro lavoro, sì, ma sono scarse. Le periferie a Nord e a Est di Napoli sono completamente abbandonate. Ci sentiamo soli. Eppure io, e i miei amici, ma anche una serie di altre realtà, ogni giorno proviamo a ripartire. A inventarci qualcosa di nuovo per i bambini. Ad aprile scorso, insieme a NAPOLI ZETA, la rete delle realtà attive a Napoli Est, ed a scuole e parrocchie, abbiamo organizzato la seconda edizione della marcia #IONONCISTO, per continuare a gridare, ad urlare, che questo degrado, questo abbandono, noi non lo accettiamo.

Ogni anno, il 19 febbraio, raccogliamo libri che consegniamo alla biblioteca del papà di Annalisa Durante, uccisa per sbaglio, a Forcella. In tre anni ne abbiamo raccolti 5mila. E anche per quest’anno ne vogliamo tanti”.

Roberto Saviano vi è in qualche modo vicino? “Non lo conosco di persona – risponde – non gli ho mai scritto. Non ci servono sponsor. Non vogliamo passerelle di persone famose. Vogliamo che chi ha il compito, la responsabilità, di far sì che i bambini delle periferie abbiamo una vita dignitosa ed un futuro migliore si impegnino concretamente a combattere il degrado.
Noi, come le altre realtà con le quali collaboriamo non abbiamo mai chiesto niente a nessuno, almeno non per noi.
Negli incontri istituzionali così come con persone o personaggi noti ci siamo limitati a fare richieste per il quartiere, aggiungendo sempre poi che noi ci siamo, che non chiediamo e basta, ma vogliamo continuare ad essere parte attiva del cambiamento, essere d’aiuto.
Alla nostra associazione, comunque, è molto legato Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo, ucciso dalla camorra. E di grande aiuto è Radio Siani http://www.radiosiani.com/. Ma torno a ripetere: dovrebbero attivarsi Comune, Regione e Governo. Non possiamo aspettare il prossimo omicidio per avere visibilità. Questo lo dico anche ai media”.

Intanto Giuseppe ci fa sapere che tra breve il sito dell’associazione diventerà una vetrina per storie di gente che alla camorra ha detto no. “Perché si può – conclude- senza aspettarsi subito grandi cambiamenti”.

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Written by Cinzia Ficco

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