A 24 anni lavorava nella City. Selezionava personale per le più grandi banche d’affari del mondo (Merrill Lynch, assorbita dalla Bank of America, Goldman Sachs, Lehman
Brothers, morta con il crollo di Wall Street, Barclays Capital, Bnp Paribas, Unicredit).
Un giorno Antonio Cucco Fiore, nato nell’81, ha deciso di tirare un calcio alla vita londinese e cominciare a giocare in casa. Il pallone era bello e sistemato su un campo di Gravina in Puglia, sua città natale, da un pezzo. Solo che nessuno ci aveva fatto mai caso. Ma lui, che il fiuto ce l’ha e l’ha affinato all’estero, è riuscito a prenderlo al volo e a farne una delle ricchezze della sua città. Il discorso non ha niente di metaforico. E questa è la storia di un ragazzo che, dopo aver fatto tante esperienze di lavoro e vita fuori dai confini nazionali, ha sentito il richiamo della sua terra, il tacco d’Italia, e lì ha cominciato a pensare di commercializzare in modo serio il pallone, che è un formaggio di origine antichissime.
Ma come ha fatto Antonio, con una laurea in Economia Aziendale all’Università di Bari, un Master of Busieness Administration all’ University of Buckingham di Londra, a lasciare una vita dinamica, una città ben organizzata per una cittadina come Gravina in Puglia?
Antonio ce lo spiegherà in questa intervista.
Ha avuto un bel coraggio. Ma come è andata?
Quando ho preso il volo per Londra ero già laureato a Bari in Economia. Durante un viaggio di piacere a Londra ho deciso di rimanere, facendo lavoretti.
Tipo?
Il cameriere, l’imbianchino, per qualche settimana. Londra mi piaceva ed ho provato ad iscrivermi all’Università. Avevo tutte le carte in regola per cominciare. Certificazione conoscenza lingua TOEFL, prima laurea. Per questo mi hanno accettato per la Master’s degree. Quasi nello stesso tempo ho trovato lavoro nella City. Mi occupavo di selezione e reclutamento personale attraverso il mandato delle Banche d’affari internazionali.
Poi?
Sono tornato a Gravina per tre mesi. Dovevo scrivere la tesi del mio MBA. Subito mi sono dimesso dal mio lavoro londinese. Ho consegnato la tesi e dopo tre mesi sono ripartito per Valencia, dove ho lavorato per una ONG con un progetto europeo. E’ andata molto bene. Dopo l’esperienza nel Regno Unito, in Spagna ho trovato una quotidianità molto più simile a quella pugliese. Del resto si sa, il Mediterraneo ci unisce a livello culturale.
Com’è Valencia?
Mi attraeva come città. E’cresciuta molto nell’ultimo decennio. Terza città di Spagna per grandezza. Città culturale, turistica ed anche internazional-mediterranea. Nella ONG dove ho lavorato, mi occupavo di redigere con un team, un piano di responsabilità sociale e di comunicazione. Percorso coerente con il master della mia tesi per il mio MBA, che ha riguardato la Corporate Social Responsability and Ethical Finance. Ho cercato di affrontare la materia finanziaria internazionale dal punto di vista etico e sociale. Esistono già parecchie realtà che fanno attività di finanza internazionale, ricorrendo alla finanza islamica nel Magherb, alla Banca Popolare Etica in Italia, alla Grameen Bank in Bangladesh.
Poi l’idea di Murgiamadre e il ritorno in Puglia. Ma cos’è Murgiamadre?
Murgiamadre (food, culture, territory) è un’ Associazione culturale, di cui fanno parte dieci persone con competenze robuste e curriculum eterogeneo. Io ne sono il presidente. La mia vice è Valeria Asaro e il tesoriere segretario è Nico Nuzzi.
Gli obiettivi?
E’ un progetto di valorizzazione del territorio della Murgia Alta, attraverso la trasformazione delle materie prime autoctone in prodotti tipici. L’associazione si occupa di mappatura dei prodotti. Suo compito è anche standardizzare i processi di produzione in modo da renderli adatti ai riconoscimenti di prodotto o filiera.
E ancora?
Si occupa di buone pratiche ed educazione alimentare, di dieta mediterranea murgiana, rendendo visibile il territorio.
Ma cos’è il pallone?
E’ un formaggio a pasta dura filata, fatto da latte crudo, proveniente dai pascoli del territorio della Murgia Alta. Formaggio in apparenza simile al caciocavallo, con delle peculiarità particolari come: la leggera piccantezza, dovuta al caglio, l’occhiatura e la consistenza. Ha origini antichissime. La prima fonte storica scritta risale al 1847 con Lectures on Agricultural, Chemistry and Geology (Edimburgo e Londra). La Regia Enciclopedia del Regno di Napoli del 1849 lo citava come formaggio d’eccellenza e pregio.
Dunque, la valorizzazione dell’Alta Murgia può passare attraverso il pallone!
Il pallone e tutta la filiera potrebbero sicuramente essere uno dei volani di sviluppo con volumi maggiori per il nostro territorio.
Mi diceva che sta lavorando sulla commercializzazione di questo prodotto che, secondo lei, forse, non è mai stata fatta bene. E’ così? Ma quali erano i limiti?
Le incapacità o punti di debolezza stanno nella scarsa propensione allo stare insieme, nella senilità del comparto, nella insufficiente formazione degli operatori del settore e nell’incapacità ad elaborare pensieri lunghi.
Dove viene esportato?
Vendiamo attraverso un portale e-commerce (ora in fase di re-styling) e organizziamo eventi. L’export al momento esiste, ma i volumi non ci entusiasmano del tutto. Stiamo lavorando ad una distribuzione più efficace negli USA e nel nord Europa soprattutto, almeno per il momento.
Quanto se ne produce a Gravina?
A Gravina ed in tutto il territorio della Murgia Alta si produce il Pallone da sempre in enormi quantità. Il discorso è che si era perso il nome. S’è chiamato provolone. Oggi abbiamo ripristinato il nome.
Quanti sono i produttori? Sono giovani?
I produttori artigiani sono poco più di una decina. Diventano parecchie decine su tutto il territorio murgiano. Purtroppo, il settore caseario e della trasformazione è un po’ condotto con sistemi antiquati. Tuttavia abbiamo in cantiere un progetto.
Di che si tratta?
Pensiamo di istituire una scuola d’arte casearia, che era tra i lasciti della Fondazione “Ettore Pomarici Santomasi” e prevedeva l’addestramento dei ragazzi alla trasformazione del latte in formaggi, una delle peculiarità della zona. Attraverso l’istituzione della scuola professionale d’arte casearia potremo dare opportunità di lavoro a tutte le ragazze ed i ragazzi del territorio, che oggi vivono il disagio della disoccupazione, oltre che assicurare un futuro al comparto.
Dunque, lei ha salvato un prodotto che si sarebbe estinto? E’ così? E ha salvato un territorio: la Murgia. Questo la soddisfa? Non ha nostalgia di Londra?
Con molta probabilità si sarebbe andati incontro all’estinzione del nome soprattutto, che già era entrato in disuso. Il fatto di occuparmi del mio territorio e della mia terra, la Murgia, nasce da un desiderio.
Quale?
Svelare le sue peculiarità. Sono convinto che potrebbe offrire tanto al visitatore curioso, in cerca di territori interni con delle caratteristiche uniche. Sento di appartenere in modo profondo a questo territorio, in cui i contadini come mio nonno hanno dovuto lottare soli in mezzo ad un mare di difficoltà. La Murgia Alta: territorio aspro e sassoso. I nativi si sono specializzati in aridocoltura per via della scarsità d’acqua e di mezzi. Sento di essere un tutt’uno con i contadini e i cafoni, che hanno dovuto faticare e vivere in maniera dura, vivendo con la speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli.
Come ha trovato il suo Sud?
Il SUD è in mutamento come tutto il SUD del Mondo. Pensiamo ai Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) ad economia emergente, su cui sono puntati i riflettori del mondo! Abbiamo assistito e stiamo assistendo a cambiamenti sociali, come quello della primavera araba. Il nostro SUD non è estraneo a questi scenari. Il mezzogiorno d’Italia ha vissuto per molti, troppi anni una situazione di subalternità rispetto alla parte settentrionale del Paese. Oggi la crisi economica è un’opportunità. Tanti giovani – risorse rientrano. Il nord offre condizioni peggiori, se si guarda anche alla qualità e al costo della vita. Certo il Sud non è IL SUD, ma sono i SUD. Un esempio virtuoso è la mia regione: la Puglia. Oggi tira e corre in maniera superiore alla media nazionale. La Puglia può essere la locomotiva del sud, un po’ come lo è stata la Lombardia in Alta Italia.
Si sente un tipo tosto?
Non credo di avere forze soprannaturali. Credo soltanto di essere tenace e convinto di quello che faccio. Non ho le barriere psicologiche, che affliggono molti miei conterranei. Ho molta volontà e fame per riuscire a dimostrare che anche al SUD si possono realizzare cose interessanti.
Lei non si occupa solo di Murgiamadre, vero?
Lavoro a tempo pieno per un’azienda http://www.remoteangel.it/php/home.php, che ha come core business la localizzazione satellitare. Oggi è leader in Italia in questo settore. Ha sede a Gravina in Puglia. Ha a capo due imprenditori giovani. Il 70% è costituito da donne, l’80% da laureati. Facciamo innovazione tecnologica in un’area interna del SUD. Ho condiviso con i colleghi quel pizzico di pazzia, che serve a realizzare le grandi cose. La maggior parte delle persone è troppo ancorata ad alibi e stereotipi. Non vuole cambiare. Il cambiamento parte da un atteggiamento insito in ognuno di noi. Io vivo la mia quotidianità gravinese come se vivessi in una città del nord Europa.
E cioè?
Uso la bici come mio principale mezzo di trasporto, passo il mio lunch break in palestra o al Bosco Difesa Grande di Gravina.
Cosa consiglia ai giovani che vogliano emigrare?
Sono convinto che un giovane con curiosità e sete di conoscenza debba fare esperienze fuori. E’ la migliore palestra di vita. Il fatto di poter vivere qualche mese o anno fuori, magari effettuare anche un percorso formativo, è il valore aggiunto che serve ai nostri territori per crescere. Sino a quando stereotipi e luoghi comuni affliggeranno soprattutto la gente che vive al Nord, al SUD sarà difficile crescere. Se il SUD saprà, in questa fase, agganciare i mercati internazionali, con un collegamento diretto con gli altri Paesi europei, potrà esercitare un ruolo di protagonista europeo – mediterraneo. L’emancipazione del SUD non può che passare attraverso il legame con la UE.
Il sud ce la farà, a patto che?
Se le persone del SUD impareranno le lingue, studiando o viaggiando e avranno una connessione con il resto d’Europa, tutto potrà cambiare. C’è tanta gente al nord dell’Europa, che ama il Sud Italia. Vivrebbe qui se qualche condizione fosse differente. Se ci fosse più lavoro, ad esempio. Agganciare gente esterna, con nuove idee e diversa cultura porterebbe nuove idee anche da noi.
Torniamo al pallone, si punta alla Dop?
Certo, è un percorso che con molta probabilità porterà alla DOP. Intanto abbiamo avviato le consultazioni con SLOW FOOD per creare un presidio di tutela del Pallone di Gravina. Quella della DOP e quella del presidio sono due piattaforme internazionali importanti, che tutelano la sicurezza alimentare nei confronti del consumatore, offendo un nuovo prodotto d’eccellenza, sia sotto l’aspetto del gusto che delle buone pratiche legate alla trasformazione della materia prima. Inoltre, si tratta di palcoscenici importanti sotto l’aspetto della comunicazione e del marketing, che farebbero balzare il Pallone di Gravina sempre più agli onori delle cronache.
L’ha detto, il pallone venderà meglio la Murgia. In concreto come?
Il territorio della Murgia offre qualcosa di nuovo, aspetti paesaggistici importanti, cultura rurale interessante, soprattutto legata alle pratiche del buon vivere, del mangiar bene per stare in forma e della vita salubre. Il visitatore curioso è attratto da tutto questo.
Progetti per il futuro?
Tanti, sono molto impegnato politicamente. Uno su tutti: far diventare Gravina SLOWCITY, dell’eno-agro-alimentare, città dello sport estremo, si pensi alle rupi e alle gravine che qui nascono, delle piste ciclabili, dell’attività sportiva all’aria aperta e anche del turismo con applicazioni tecnologiche.
Non lascerà mai più l’Italia?
L’Italia è il mio Paese ed avrò sempre un rapporto privilegiato ed emotivamente legato. Il cordone ombelicale che mi congiunge alla mia terra non sarà mai rescisso. Ma se rimanessi stuck in Italy, non potrei continuare a crescere, migliorarmi e partorire idee nuove. L’Italia è la mia base principale. Per me, tuttavia, viaggiare è fondamentale. Il viaggio è il cibo dell’anima e della mente. Sono convinto di essere più utile al mio Paese se esco e poi torno. Anche con la MAC&NIL, l’azienda per cui lavoro, sto intraprendendo un percorso di internazionalizzazione. Tutto questo ci porterà fuori dal mercato domestico: poter portare la tecnologia Made in Murgia, oltre che il Food allover the world, sarà il modo per poter dare al mio territorio la giusta visibilità con orgoglio di appartenenza. Gravina e la Murgia si emanciperanno dagli stereotipi, dalla miseria e dalla superstizione, se sapranno pensare globalmente per agire localmente.
Cinzia Ficco

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