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Marco Voleri: Ecco i miei Sintomi di felicità

Gli uomini più spirituali, posto che siano i più coraggiosi, vivono anche in maggior misura le più dolorose tragedie: ma essi onorano la vita proprio perché essa oppone loro la sua grandissima inimicizia.

                                                                                                                                                                              Friedrich Nietzsche

“Quando il tuo futuro è tutto intero davanti ai tuoi occhi, il tempo che hai ti sembra senza fine. Come se niente possa eroderlo. Una cavalcata trionfale. Una festa di sapori. Ci sono notti in cui stai sveglio seguendo la fantasia. Immaginando le luci della ribalta che ti stai conquistando, attimo dopo attimo. Poi all’improvviso cala il sipario, anche se tutto continua. Io, che ero come un abete d’alta montagna, mi sono ritrovato edera. Abbarbicato a ogni goccia di vita. Attaccato come una cozza a ogni parola di speranza, a ogni sorriso incoraggiante. Prima di quel momento, di quel risveglio, di quella mattina di luglio (19 luglio 2006), la mia unica malattia era che non mi accontentavo di niente di meno che non fosse la felicità. Sapevo volare, senza vertigini. Dopo, a pensarci, tutto è cambiato. Ma è rimasta intatta anche quella malattia chiamata desiderio. La voglia di felicità mi abita ancora. Immensa come prima”https://www.youtube.com/channel/UC7eQnFKnPp1fJMmdMZrA8ww

E’ quanto scrive Marco Voleri nel suo libro: “Sintomi di felicità” (Sperling&Kupfer), scritto con Giuseppe Gazzola per raccontare il grande cambiamento che ha subito la sua vita. https://www.youtube.com/watch?v=Vg0uIndU_rU

Nato a Pisa nel ’75, Marco è un cantante lirico. Otto anni fa ha scoperto di avere la Sclerosi Multipla, una malattia da cui non può guarire, ma che di sicuro gli ha insegnato a cogliere ogni giorno nuovi “sintomi di felicità”. La paura c’è e non lo nega, così come ci sono e sono frequenti gli sbalzi di umore da interferone. Ma ha scelto di fare l’artista. E per questo, con tanta determinazione, quando va in scena, abbandona gli stati di depressione cosmica e, come lui stesso scrive, si mette sul piatto e si dà.

“Lo puoi fare bene oppure male – fa sapere – ma il gioco è proprio quello”. E scorrendo le 160 pagine del libro, scoprirete che, nonostante la paura di cadere e non solo metaforicamente, riesce ad andare avanti.

La vita, scrivi, è crudele. E’ una puttana. Da una parte ti dà, dall’altra ti toglie sempre qualcosa.

E’ così. E a me ha tolto, come ho scritto in diverse parti del libro, la quasi illusione che non mi sarebbe mai capitato niente di serio. O almeno non in un periodo così verde della mia vita. In un attimo questa illusione si è sgretolata nella mia mente. Quando stai bene non pensi assolutamente che qualcosa di impegnativo, definitivo e, soprattutto, non bello come una malattia degenerativa permanente possa capitare proprio a te. Invece, è successo. Ma con gli occhi di oggi, forse benedico addirittura quel momento. Questa malattia mi ha dato la possibilità di crescere ed apprezzare la vita nelle piccole sfumature di ogni giorno. Ci è voluto tempo. Ho vissuto una lunga fase di rabbia, una di depressione, poi è arrivata quella della consapevolezza.

Quella in cui la malattia, sembra, abbia rotto quella specie di gabbia che teneva prigioniere le tue emozioni. In passato hai anche tenuto lontano da te l’amore. La sclerosi multipla ti ha insegnato a non farti più attraversare in modo passivo dagli eventi.

Sì. Esatto. Passate, come ho detto, le due fasi terribili, la rabbia e la depressione, ho cominciato ad essere consapevole. E la scelta di vita per me è stata una sola: vivere intensamente ogni attimo. Mi succede ormai da qualche anno, e devo dire che, pur lottando con questa dannata SM e con la vita in generale, che non è rose e fiori per nessuno, non riesco a fare a meno di pensare positivo.

Insomma, la Sclerosi ti ha fatto smettere nella vita i panni dell’Alfredo de la Traviata e ti ha insegnato a diventare un Rodolfo de la Boheme di Giacomo Puccini

Certo. Ora mi sento più Rodolfo. Alfredo è un personaggio caratterialmente troppo diverso da me. Rodolfo, oltre ad essere giovane ( più o meno coetaneo di Alfredo) ha dalla sua l’essere artista, l’avere una sensibilità pronunciata. E’ passionale ed innamorato come Alfredo, ma sicuramente più intelligente del personaggio che tratteggia, volutamente, Giuseppe Verdi ne La Traviata.

Per questo scrivi: “Ho scelto di essere felice, non di avere ragione”. Quindi hai smesso di cercare una spiegazione e di mortificarti.  Ma oltre alla musica, cosa ti ha aiutato?  

Sicuramente la musica è una compagna fondamentale per sprigionare i sentimenti, sia negativi che positivi. Anche la fede, però, che ho riscoperto dopo aver maledetto il cielo, appena avuta la diagnosi, mi ha sorretto. E lo fa ancora.  “Sintomi di Felicità”, che è un diario molto leggero e profondo allo stesso tempo, talvolta ironico e addirittura tragicomico, finisce con un capitolo in cui ho immaginato un dialogo immaginario tra me e Dio. Non gliele ho mandate certo a dire! Però, adesso vivo la mia vita con uno spessore spirituale diverso. Senza dubbio.

Per otto anni hai tenuto nascosta la malattia.  Ora che è uscito il tuo libro, tutti sapranno. Non sarà più difficile lavorare?

Era una domanda che mi facevo spesso, soprattutto  nelle settimane precedenti l’uscita del libro. La risposta? A parte un anno sabbatico preso per presentare il libro- ho fatto 55 presentazioni tra Italia ed estero- il primo contratto post confessione l’ho firmato con l’accademia del teatro alla Scala per un’opera al Festival Verdi. Non male direi!

Pensi al tuo futuro, cosa sogni?

Sogno quello che credo sogni la maggior parte dei miei coetanei. Una bella famiglia, un lavoro che mi dia soddisfazione e serenità. Non potrò passare la vita a cantare in giro per il mondo come sto facendo adesso. Giusto per fare un esempio a fine gennaio andrò a cantare l’opera Falstaff di Giuseppe Verdi negli Emirati Arabi, a Muscat. Mi piacerebbe insegnare, magari in conservatorio. Vedremo, i titoli li ho.

Inutile chiederti se ti senti tosto.

Alla fine mi sento tosto. Ma esattamente tosto come chiunque affronti il mio fardello. Ognuno ha il suo sentiero quotidiano, la sua partita giornaliera da vincere. Non importa come. Mi sento tosto, soprattutto, quando accetto le mie debolezze e le vivo, quotidianamente. Cosa che prima della sclerosi multipla non contemplavo minimamente.

                                                                                                                                                                                              Cinzia Ficco

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Written by Cinzia Ficco

Sonia, Leonardo e la Terra del Sorriso. In Umbria.

Rifiuti in Campania, Teresa e le altre