“Sono ZAZIE e racconto storie. Storie a forma di collana. Nasco a Genova alla fine degli anni ’70. La mia spinta creativa me la porto dietro da una vita, nonostante una laurea in Filosofia Morale. Negli ultimi anni questa spinta si è imposta ed è diventata espressione delle mie passioni: la fotografia, il vintage, i mercatini di antiquariato o delle pulci, le immagini d’epoca, la grafica. Se dovessi definirmi, lo farei con il termine “raccoglitrice”. Lo sono sempre stata. Ogni oggetto, che fosse portatore di una storia o di un tempo che non ho vissuto in prima persona, è stato sempre profondamente affascinante ed evocativo. E così un giorno ho pensato: e se questi oggetti, magari i più piccoli, invece di restare in un cassetto o di finire chissà dove, potessero diventare così significativi da essere indossati ogni giorno o nelle occasioni che noi reputiamo speciali? E allora ho cominciato a guardarmi intorno e a pensare che qualsiasi oggetto poteva trasformarsi in un ciondolo e che ogni oggetto poteva raccontarmi una storia. Proprio da qui parte la mia ispirazione. Un oggetto e piccoli microcosmi nostalgici, ironici e impertinenti dei quali mi faccio portavoce. Come fossi una cantastorie. ZAZIE che canta storie. Storie a forma di collana.”
Zazie è un nome d’arte?
Sì Zazie è un nome d’arte. Quando ho deciso di intraprendere questa avventura ho pensato ad uno pseudonimo e in particolare ad un nome nel quale potessi riconoscermi a pieno. E ho scelto Zazie, come “Zazie dans le metro”, il personaggio irriverente e scatenato del romanzo di Queneau. I miei bijoux sono così, ironici e impertinenti.
Qual è il primo oggetto che hai trovato?
Difficile rispondere a questa domanda. Ho sempre collezionato piccoli oggetti. Oggetti apparentemente insignificanti. Ma in loro ho sempre trovato qualcosa. Una scintilla che metteva in moto la mia fantasia. A cosa serviva? Chi l’avrà mai posseduto? Quanti anni può avere? Non ricordo quale oggetto possa essere, ma so che ho cominciato presto come “raccoglitrice”. Già da bambina.
Quale quello che ti ha dato la spinta creativa di cui parli?
Per quanto riguarda il progetto ZAZIE il primo oggetto in cui mi sono imbattuta è stato un vecchio ciondolo anni 60 di una famosa azienda di dolciumi francese “La pie qui chante” (La gazza ladra che canta) e attorno a lui ho creato la collana con un piccolo nido tempestato di tesori. Gli stessi tesori che scovo io in giro per mercatini e fiere. Nulla accade per caso.
Ogni oggetto, quadro, pietra, corallo ha un suo vissuto…le sue ‘rughe’, i suoi colori, gli odori. Ti definisci portavoce, a te cosa raccontano?
A me raccontano innanzitutto il mondo nel quale erano collocati. Il loro uso, ma poi è come se mi dicessero anche altro. Parto in automatico con le associazioni. Per fare un esempio, una volta trovai una piccola scarpa, era un giochino americano, e mi venne in mente l’aneddoto riguardante Primo Carnera. Era così povero e i suoi piedi erano talmente grandi che era costretto ad andare scalzo. Quella scarpa è diventata un simbolo di riscatto e di ascesa. Potrei raccontare altri particolari di questo genere. Come quando creai la collana Edith Piaf, una delle mie collane del cuore.
La definizione ‘microcosmi’ è stupenda! Nostalgici, ironici, impertinenti, ti va di descriverci un tuo oggetto per ogni aggettivo elencato?
Vediamo…Nostalgici, sicuramente le perette della luce della serie “Il cassetto di Zia Amabile”. Non si usano più, ma una volta erano appese alle testiere del letto per accendere e spegnere la luce. Ecco, questi sono gli oggetti che recupero con maggiore piacere. Qualcosa che non si usa più e finirà per scomparire del tutto. Ironici…forse la vecchia trappola per topi tedesca che avevo trovato su un banchetto. Mi ha ispirato la collana “Catch me If you can – Prova a prendermi”, con Minnie e Topolino in celluloide anni 40. E’ nata come uno scherzo, ma ha trovato la sua proprietaria. Impertinenti…forse il gancio da giarrettiera “Elite” che entrò a far parte della collana Edith, visto che passò l’infanzia nella casa di appuntamenti della nonna paterna.
L’idea di storie a forma di collana è davvero molto originale, ma spiegaci meglio.
L’idea mi è venuta quando ho cercato di analizzare meglio la mia ispirazione. Cosa mi succede esattamente nel momento in cui scovo un oggetto, che per me è un piccolo tesoro? Lascio che la mia fantasia mi spinga lontano. Mi lascio ispirare e cerco di ascoltare quello che ha da dirmi. Succede proprio così. Mi metto in ascolto e la storia arriva. E io la compongo pezzo per pezzo, simbolo per simbolo sulla catenina. Per questo forse ho deciso di creare collane perché ho più spazio per esprimere quello che sento, a differenza di altri bijoux.
La fascia d’età dei tuoi acquirenti?
Non c’è davvero una fascia di età precisa. Mi è capitato di vendere una collana ad una bimba di 12 anni, come ad una signora di 70. I miei bijoux sono per donne impertinenti di tutte le età. E anche uomini, perchè no.
Quanto ti inorgoglisce veder indossare un tuo lavoro?
Orgoglio e anche un po’ di commozione. Vedere indossare un pezzettino di me è sempre una grande emozione.
Sono tutti pezzi unici vero?
Sì sono tutte pezzi unici. Tendo ad evitare di replicare serie o temi e se lo faccio do sempre un tocco di originalità. Non mi piace ripetermi. Cerco sempre di evolvermi nelle cose che faccio.
Se volessi acquistarne?
Da poco ho inaugurato il mio spazio su A little Market dove vendo on line: http://www.alittlemarket.it/boutique/l_enfantterriblezazie-383079.html
Una curiosità. Sono circa tre anni che trovo e raccolgo oggetti a forma di cuore… dai sassi a pezzi di vetro, legnetti, bignami, felcro rosso, scatole di latta. Se nulla è per caso, che vorrà dire? Qualcuno dice: “sono angeli è un modo di comunicare”.
Tu ci credi?
Io credo che tu abbia il cuore che trabocca d’amore. Io credo nei segnali sì. Niente accade per caso. Penso che ci sia una grande energia che ci investe tutti e prima o poi le cose in qualche modo si connettono una all’altra.
Leggendo quello che scrivi, ci si catapulta in un mondo di fiabe, si sogna. Quanto sei sognatrice?
Sono una grande sognatrice, regista di film mentali, mi perdo spesso nel mio mondo onirico. Ad occhi aperti e non. Sì direi che lo sono.
Lara Di Fonte

Commenti
0 commenti