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Francesco: "L'amore dei miei alunni? Più forte dei pregiudizi"

Insegna religione in un liceo scientifico di Napoli. Ha persino collaborato con docenti di educazione fisica per organizzare i giochi della gioventù e fa volontariato. La sua malattia non gli ha impedito di affermarsi dal punto di vista professionale. La lotta più feroce, invece, l’ha dovuta sostenere contro una parte della Chiesa cattolica che, spesso, l’ha fatto sentire inadeguato. E lo ha parecchio deluso.
Lui, Francesco Pisano, napoletano, classe ’67, affetto dalla tetraparesi spastica, è uno tosto, e va avanti. Non ha mai pensato di convertirsi ad altre fedi. E, anzi, dei principi di Santa Madre Chiesa, cattolica e apostolica, continua ad essere un valido docente. Come testimoniano gli alunni sulle sue pagine Fb. Per loro Francesco è un faro. Oltreché un amico. Perché con loro passa buona parte del suo tempo libero.
Con tanti sacrifici Francesco dedica alcune ore della giornata ad insegnare anche cos’è la legalità e quanto importante sia il rispetto delle leggi e del prossimo.
Il prof ha accettato di raccontarsi solo per “spingere – afferma- tanti ragazzi che non accettano il proprio handicap a capire che la diversa abilità è una fonte inesauribile di belle sorprese”.
La sua malattia, che gli crea difficoltà quando parla e cammina, è stata causata da un trauma. Quando è nato, hanno usato il forcipe, che ha procurato lesioni al suo sistema nervoso.
“Per fortuna quello strumento – dice- che oggi non si usa più e che, appena nato, mi ha fatto andare in asfissia, non mi ha mai fatto perdere la voglia di vivere. Ritengo di essere dotato di una grande forza di volontà. E’ stata questa a premettermi di ottenere miglioramenti continui. Sono vissuto fino all’età di dodici anni nel Centro d’Educazione Motoria della Croce Rossa Italiana (C.E.M – C.R.I) di Pozzuoli (Na). La tetraparesi mi impediva di camminare. Avevo bisogno di essere imboccato. Non riuscivo a svolgere neanche le più semplici delle attività quotidiane. Ma dopo anni di ginnastica correttiva, fatta tutti i giorni, sono riuscito ad ottenere buoni risultati. E sono diventato autonomo. Ho frequentato la scuola elementare nel C.E.M – C.R.I, all’avanguardia, dove facevo tempo prolungato. Oltre alle materie tradizionali, c’erano attività come: drammatizzazione, ricerca scientifica, tipografia, cucina, fotografia, materie che, solo negli ultimi anni, sono approdate in tutte le scuole. E’ stato uno dei primi istituti a sperimentare l’integrazione di ragazzi normali e diversamente abili. Poi mi sono iscritto alla scuola media inferiore “Piero Gobetti” di Quarto (Na), il mio piccolo comune. Sono stato il primo diversamente abile a frequentare quella scuola. Superato un primo imbarazzo da parte degli insegnanti e degli stessi compagni, mi sono inserito con buoni risultati. Ho persino collaborato, nonostante la mia diversa abilità, con i docenti di educazione fisica per organizzare i Giochi della Gioventù”.
Poi la licenza media, l’Istituto Magistrale. “Durante quegli anni – dichiara – sono entrato a far parte del Rinnovamento nello Spirito (movimento ecclesiale), che ha cambiato profondamente la mia vita. Allora ho scritto il mio primo libro Parva sed multa. Dopo l’esame di maturità, ho frequentato la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione San Tommaso di Napoli. Nel 1992 ho pubblicato il libro La gestualità nella preghiera”.
Tre anni dopo Francesco discute la tesi di Baccellierato in Teologia e pubblica la tesi Luoghi e forme della preghiera. Nel 2003 la specializzazione in Teologia Pastorale Profetica.
Oggi collabora con il mensile dei padri vocazionisti “Spiritus Domini”.
Nel 2004 partecipa e supera il concorso per gli insegnanti di religione, essendo iscritto nelle liste per le categorie protette. Riesce ad entrare come riservista. Da sei anni è docente di religione cattolica presso il Liceo Scientifico Labriola di Napoli. E ha messo una pietra sopra gli anni bui, in cui sentiva l’ostilità della Chiesa cattolica, che lo riteneva incapace di badare ai ragazzi e che per questo l’ha sempre ostacolato nell’accesso all’insegnamento.
“Confesso – aggiunge – che per conquistare la cattedra ho dovuto lottare contro i pregiudizi e l’indifferenza del mondo ecclesiastico. Ero pieno di paure. Quando ho cominciato ad insegnare temevo i giudizi degli altri. Mi chiedevo sempre cosa avrebbero pensato i colleghi, e, soprattutto, come avrebbero reagito gli alunni, vedendomi. Ma le perplessità e le preoccupazioni iniziali sono svanite. Ho avuto una bellissima accoglienza dai colleghi e dagli alunni, con cui ho un ottimo rapporto di stima e amicizia”.
Dunque, le maggiori difficoltà Francesco le ha incontrate nella Chiesa.
“Sì – dice- laddove non ti aspetti di trovarle. Laddove si predicano la tolleranza, l’uguaglianza, l’amore universale. E’ proprio nel mondo cattolico, che mi sono sentito sempre inadeguato, inferiore, incapace, fuori luogo. E pensare che insegno ai ragazzi il rispetto per quella Chiesa che, nei miei confronti, non ha mai manifestato sensibilità e amore”.
Ma Francesco non ha mai pensato di mollare la sua cattedra. Insegnare gli dà parecchie soddisfazioni. “Anche se – aggiunge – quando entro in una nuova classe, devo fare i conti con le risatine, i commenti di alcuni ragazzi. Cosa faccio? Beh, sdrammatizzo ed entriamo subito in confidenza. Si abbattono quelle barriere mentali, che ho trovato altrove e mi hanno fatto soffrire parecchio”.
E non è tutto. Francesco dà anche lezioni di legalità. “Fino a due anni fa – aggiunge- ero il referente di un progetto che, per motivi economici, è stato sospeso. Poiché credo in modo fermo nell’iniziativa, ho trovato una soluzione: destino una piccola percentuale del mio monte ore alle lezioni sul rispetto delle leggi. Lo faccio nelle seconde classi. Credo che questo sia uno degli obiettivi fondamentali della scuola. Il primo volto che lo Stato assume agli occhi dei ragazzi è quello dei maestri e dei professori. Le prime leggi che si imparano a rispettare sono quelle legate alla disciplina scolastica. Ecco perché la scuola è il terreno adatto per parlare di legalità. La scuola è un contesto organizzato, in cui regole e ruoli sono formalizzati. Anche gli insegnanti, non solo gli studenti, devono rispettare regole precise. A scuola ciascuno comprende di avere diritti e doveri. E impara a rispettare la libertà degli altri. La scuola ha un ruolo centrale nel diffondere il senso civico. Per fortuna i messaggi che lancio sono ben accolti dai ragazzi. Devo ammettere che con alcuni mi sforzo di trovare approcci originali. Facebook è un buon sistema per avvicinarmi. Spesso sono per loro un confidente. Mi parlano delle loro difficoltà, e mi chiedono consigli. Certe volte mantengo un buon rapporto anche dopo l’Università. La scuola mi ripaga di tutte le mie sofferenze. E mi fa sentire forte. Tutto l’impegno che ho messo per arrivare sin qui mi sta ricompensando”. Ma come dovrebbe cambiare la scuola italiana nei confronti dei disabili?
“Beh, qui il discorso sarebbe lungo – replica – Voglio solo dire che nonostante ci sia una legge quadro 104/92, mirata a tutelare sia i ragazzi diversamente abili, sia i lavoratori, purtroppo registro profonde ingiustizie”. Un esempio? “Penso – dice- a tutti quei ragazzi che non possono avere l’insegnante di sostegno, indispensabile per la formazione e l’istruzione di un diversamente abile”.
Ha sogni? “Chi non ha sogni – sorride- Certo che ne ho. Posso dire che ora sono appagato dal punto di vista lavorativo e sociale. Vorrei però, una famiglia. Una compagna, che sappia guardare al dolore con un sorriso e mi accetti così come sono”.
Cinzia Ficco
pisanofranco@libero.it

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