Mille desideri in dieci anni.
Tanti ne hanno esauditi per i bambini gravemente malati che li hanno contattati.
Si tratta dei 260 volontari dell’associazione Make a Wish Italia http://www.makeawish.it/, nata nel 2004 e che ha una sola missione: regalare un giorno di gioia.
“Make a Wish – spiega Paola Bassino 52 anni di Genova, la presidente – è nata trentacinque anni fa in Arizona, grazie ai genitori di Chris Greicius, un bimbo di 7 anni, affetto da leucemia, che voleva fare il poliziotto. All’epoca la famiglia, gli amici e la comunità di Phoenix si mobilitarono per dare l’opportunità al piccolo di realizzare il suo sogno. Make-A-Wish Italia, invece, è stata fondata a Settembre del 2004 per onorare la memoria di Carlotta, una bambina scomparsa per una grave malattia nel 2002 all’età di 10 anni. La piccola si era sottoposta ad una cura pesante, che l’aveva costretta a rimanere in ospedale per otto mesi. In tutto quel tempo i genitori la vedevano sorridere solo quando poteva fare regali agli altri bambini, ricoverati con lei. Alla sua morte i genitori Fabio e Sune Frontani hanno voluto fondare Make-A-Wish anche in Italia. Così è partita la nostra missione: donare ai bambini affetti da gravissime malattie la speranza e, soprattutto, la forza per sopportare terapie pesanti. Ormai è scientificamente provato: quando questi bambini sono più felici reagiscono meglio alle cure. Alcuni guariscono”.
I volontari della associazione, presenti in quasi tutte le regioni d’Italia, esaudiscono quattro tipi di desideri.
“Sì – chiarisce Paola – un bambino può esprimere tre desideri. Ma ne realizziamo solo uno, quello del “cuore”. Possono chiederci di avere qualcosa, andare da qualche parte, incontrare i loro idoli, diventare qualcuno per un solo giorno. Ci sono bambine, per esempio, che vogliono sentirsi principesse per un giorno. Bambini che desiderano fare i piloti di aereo. Poi ci sono i ragazzi che vogliono incontrare star dello spettacolo o del mondo dello sport E noi, coinvolgendo le loro famiglie, cerchiamo di accontentarli. A nostre spese, s’intende. Siamo agevolati dal fatto che ci sono ben 38 associazioni sparse in tutto il mondo. Alla nostra associazione i bambini di altri Paesi chiedono di incontrare il Papa, visitare la Ferrari oppure partecipare alla settimana della moda di Milano. I bambini italiani, invece, vogliono conoscere il calciatore del Barcellona, Messi, Madonna, Justin Bieber o gli One Direction. Abbiamo molti canali e ci attiviamo subito. Ovvio, i tempi dipendono dal tipo di desiderio e dalle condizioni dei bambini. A volte i pareri dei medici sono negativi. I bambini non possono viaggiare e perciò i tempi si allungano. Cerchiamo di non scontentarli mai.
E’ un grande impegno. In genere riusciamo a esaudire circa 160 richieste l’anno. Proviamo anche a risparmiare. Sa, raccogliere fondi é un gran lavoro e i tempi sono sempre più difficili. Ma ci sforziamo di far felici tutti coloro che si rivolgono alla nostra Associazione. E non le dico quanta soddisfazione dà vederli sorridere. Alcuni di loro da grandi diventano nostri volontari; è il caso di Lucia, che oggi ha 22 anni, e avendo vissuto sulla sua pelle la magia di Make-A-Wish ne è testimone quotidianamente. Alcuni bambini non ce la fanno. Ma tanti guariscono”.
Paola intanto specifica che la fascia di età di coloro che li contattano deve essere compresa tra i 3 e i 17 anni. La malattia non deve essere per forza mortale, ma grave.
“La nostra missione – afferma la presidente – ci tiene impegnati tutti i giorni, molti di noi non percepiscono stipendio e lo staff è composto da pochissime persone. Infatti la percentuale delle nostre spese per la missione è dell85%. I costi fissi sono molto contenuti”.
Perché è una volontaria di Make -A-Wish? “Perché – aggiunge- quello che ricevo è molto più di quello che do! E le gioie che porto a casa, nella mia famiglia, sono incredibili. Mi sento sempre carica. Ma non tosta. I tipi tosti sono i nostri bambini, che, a volte, sopportano il dolore in silenzio e con grande pazienza senza mai perdere la speranza e sono pronti a combattere la malattia. Noi siamo solo cacciatori di sogni ”.
Cinzia Ficco

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