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Domenico: “Nel mio garage tutta la storia dell’uomo”

Nel suo garage, a pochi chilometri da Ostia antica, c’è quasi tutta la storia dell’uomo.

Più di millecinquecento metri quadrati, a cui se ne aggiungono duemilacinquecento di deposito, lontani un chilometro, in cui puoi trovare accatastate e parecchio impolverate, persino uova di dinosauro, risalenti a duecento milioni di anni fa, acquistate in America e, un po’più recenti, alcune ciocche dei capelli di Anita e Garibaldi, provenienti dal museo di Caprera.

“Questo posto – dice Domenico Agostinelli, nato settantadue anni fa a Campli, nel Teramano – è tutta la mia vita. Guardare, accarezzare, annusare il passato mi fa sentire vivo, sereno, e, soprattutto, sempre in compagnia. So che accanto a me ci sono le anime di tutti coloro che hanno usato, toccato, e persino respirato i miei oggetti. Dico respirato, perché in questo garage c’è persino un pezzo di maglietta intima di mio padre, morto tantissimi anni fa, impregnata del suo sudore. Quando ho nostalgia di lui, stringo a me quel lembo e comincio a sentire quasi la sua voce nelle mie orecchie. Ho anche denti. E polvere del passato, raccolta in un barattolo. Sapesse quante sfumature stupende ha!”

Dunque, nessuna malinconia, vivendo tra oggetti appartenuti a persone che non ci sono più? “Ma scherza – replica Domenico – c’è tanto romanticismo! Qui dentro è come se fluissi nella storia. Qui e solo qui trovo serenità. Sa quanti visitatori stranieri mi hanno offerto cifre da capogiro per comprare oggetti rarissimi, che solo nel mio garage hanno trovato? Io non ho mai ceduto. E non cederò mai. Certo, i soldi mi farebbero comodo per rendere più accogliente e ordinato questo posto. Ma non voglio rinunciare neanche ad uno dei miei bottoni, oggi un milione e quattrocento mila, che ho raccolto da quando avevo 14 anni, viaggiando per sessanta Paesi. E sa perché? C’è tutto il mio lavoro qui. Facevo il corniciao. A Campli c’era la tradizione della immagini sacre, che io e mio fratello Francesco, oggi 74 anni, da ragazzini vendevamo in giro per l’Italia prima in bici, poi in macchina. Erano tempi duri quelli, anche se li rimpiango! Molti, non potendo pagare, ci regalavano oggetti antichissimi. Che io raccoglievo con cura. Quanta fatica. Venti chili sulle spalle. Ma eravamo felici. Poi le cose sono cambiate. Nel 1959 siamo venuti a Roma, abbiamo preso in locazione un garage. Lì si dormiva e si vendevano non più immagini sacre, ma paesaggi. A Roma andavano di più. Continuo a vendere quadri, cornici, non ci guadagno molto, ma mi va bene lo stesso.  In compenso ho il mio Museo, che nel ’92 ha ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte della Sovrintendenza alle Belle Arti. E che rispetto ad altri in Italia è sui generis, perché la collezione non è sistemata a tema. Ma sul filo della storia. Qui non ci sono solo oggetti appartenuti al clero o alla nobiltà, ma anche alla cultura popolare. E poi minerali, fossili, che sono la mia passione”.

L’oggetto che sta cercando da anni? “Ah – dice sorridendo – l’emblema del barbiere. Quell’affare a strisce rosse e blu, che girava appeso fuori dei negozi di barbieri – cerusici di quaranta – cinquanta anni fa, che avevano, tra gli altri, anche il compito di tagliare i cordoni ombelicali”.

Progetti per il futuro? Domenico non ha dubbi: “Vorrei che il Comune di Roma mi aiutasse. Sono anni che mi promette locali anche fatiscenti, dove trasferire tutto. Qui gli spazi sono limitati. Ne cerco altri, anche vecchi, che ristrutturerei a mie spese. Solo così questo garage acquisterebbe la dignità di un Museo. E io non mi sentirei più solo uno stracciarolo, una cosa di cui vergognarsi”.

Per il momento il “garage” è visitabile quasi ogni giorno e gratuitamente http://www.museoagostinelli.it/menu.htm. “Mi basta sapere – dice – che tanti anni di passione, viaggi e ricerche possono diventare utili quanto i libri di storia”. E a proposito di libri, una chicca. Domenico conserva quello più piccolo del mondo.

                                                                                                                            Cinzia Ficco

 

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