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Alessandro Natalini: Dubbi sui trecento tecnici #anticovid19. E’ tempo di pieni poteri alla Pubblica amministrazione


“I circa trecento esperti chiamati dal Governo Conte, per gestire l’emergenza sanitaria ed economica? Sono giustificati dalla necessità di avere tante informazioni, ma denotano confusione da parte dell’Esecutivo. Mi chiedo: A chi rispondono? Si limiteranno a dare avvisi e consigli al Governo? E quanto incideranno, se non avranno il potere di incidere direttamente sulle decisioni assunte dal Governo sulla base delle loro raccomandazioni e soprattutto sulla loro attuazione? In una situazione in cui ogni scelta sarà adottata per mettere in sicurezza la salute dei cittadini e per affrontare la grave crisi economica e sociale che ha provocato, sembra impossibile che si riesca ad accontentare tutti. Diventeranno capri espiatori di una debole classe politica?”
I dubbi sono di Alessandro Natalini  (‘62, Roma), professore associato di Scienza Politica nell’Università Parthenope di Napoli e co-direttore della Rivista Italiana di Politiche Pubbliche, che in questa intervista fa capire subito quanto difficile sia oggi dare risposte veloci ai cittadini e perché circondarsi di numerosi esperti sia essenziale ma non farà la differenza, se ci si muoverà in assenza di uno schema istituzionale che consenta a questi esperti di guidare politiche pubbliche utili a risolvere effettivamente i problemi che abbiamo di fronte.
“Il covid19 – afferma il docente – è un fatto inedito. È vero, la sua potenza, era inimmaginabile. La nostra Protezione civile, come quelle di tanti Paesi era attrezzata per altre emergenze- alluvioni e terremoti – che colpiscono zone limitate e per periodi di tempo più circoscritti. In più l’Italia è stata la prima ad essere colpita in Europa dopo la Cina ed è diventata un laboratorio per sperimentare le modalità necessarie ad affrontare questa situazione. Anche per questo il nostro Paese sta pagando un prezzo più alto. Ma anche per questo i cittadini e le imprese oggi chiedono risposte veloci da una pubblica amministrazione che è stata, invece, progressivamente indebolita. Non è un mistero che dopo la crisi economica e finanziaria del 2008, la classe politica, scettica sulla possibilità di riformarla, abbia optato per fare cassa sulla spesa per il personale del settore pubblico, operando tagli trasversali su settori essenziali quali sanità ed istruzione, senza salvare le eccellenze, senza definire chiare priorità. La stessa burocrazia da parte sua ha sempre resistito ad ogni sforzo operato per modernizzarla. I tentativi di rivoluzionarla degli anni ’90 guidati da ministri illuminati come Sabino Cassese e Franco Bassanini non hanno conseguito risultati percepibili. Così, umiliata, ingabbiata in infinite leggi, ostacolata spesso dalla magistratura, la pubblica amministrazione ha visto sempre più limitata la propria discrezionalità. L’intervento pubblico ne è risultato ulteriormente rallentato e spesso paralizzato. Sulla burocrazia, poi, si sono abbattute campagne diffamatorie di certa stampa, di alcuni intellettuali. Ricorda i furbetti del cartellino? I cittadini l’hanno vista come origine di tutti i mali. Insomma, si è creato un circolo vizioso per cui una pubblica amministrazione dotata di scarse capacità è stata oggetto di continui tagli che l’hanno ulteriormente indebolita. A questa pubblica amministrazione si
chiede oggi di prendere decisioni e di attuarle bene e in tempi brevi”.
Proprio impossibile? E quanto le task force, volute dal Governo, serviranno a risollevare il Paese?
Molto difficile che oggi la pubblica amministrazione, su cui ha impattato un virus tanto aggressivo, riesca a riprendersi. Ci vuole una profonda riforma che richieda dettagliati piani di intervento e adeguati investimenti, ma di questo dovremo parlare superata l’emergenza sanitaria e quella economica. Quanto alle task force, ne ho contate sette. Non mi spaventa, però, il numero di esperti coinvolti. Anche se più informazioni creano maggiore confusione. Mi chiedo, piuttosto, se questi tecnici si limiteranno a dare avvisi, consigli. E se quindi serviranno a dare risposte immediate o a coprire il Governo sul piano mediatico. Mi sembra manchi loro un
reale potere di controllo sull’intero percorso di una politica pubblica che non è fatto solo di brillanti idee ma anche della loro attuazione. Non vedo una catena di comando che parli con una voce unica a prefetti, Regioni, Agenzia delle entrate, Inps.  
La proposta di affidare un ministero a Vittorio Colao, responsabile della task force per la Fase 2, le sembra fattibile?
Non mi sembra sia nelle intenzioni del Governo e delle forze politiche. E poi nel caso Colao fosse nominato ministro che deleghe effettive riceverebbe? Potrebbe interloquire direttamente con le Regioni e con il livello europeo? Avrebbe il potere di indirizzare in modo effettivo l’azione delle diverse branche della pubblica
amministrazione?

Nonostante queste difficoltà, tutto sommato il Paese sta reggendo?
Nonostante la capacità distruttiva del virus e i mali della Pa, credo sia stato fatto il massimo sforzo per fornire una adeguata assistenza sanitaria. Si vedrà solo nel corso del tempo con quali differenze di risultati sul territorio. Così come dovremo aspettare alcuni mesi per verificare in materia di scuola, se siamo stati in grado di garantire effettivamente gli stessi livelli di istruzione a tutti i ragazzi con il repentino passaggio alla formazione on line. Torno a ripetere che con una amministrazione rinnovata molti danni si sarebbero ridotti. In questo Paese urge più burocrazia. Ma non quella rinchiusa nelle stanze, ricoperta da scartoffie, ma una che ritrovi il proprio orgoglio ferito e che, resa più autonoma dalla politica, abbia le competenze per far accadere le cose e risolvere in modo concreto i problemi dei cittadini. Se alla politica deve toccare il compito di tracciare valori e programmi, è la pubblica amministrazione che deve agire. Ma le devono essere garantiti gli strumenti necessari: quelli digitali, una iniezione di personale selezionato per arrivare a determinati risultati. Occorre evitare la proliferazione incontrollata di nuove leggi, perché troppe regole, in contraddizione tra loro, finiscono solo per rendere più inefficiente l’amministrazione e creano terreno fertile per la corruzione.
A proposito di corruzione, dal 2011 al 2014 è stato componente della Commissione Indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche – CIVIT, che è stata poi denominata Autorità Nazionale Anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle amministrazioni pubbliche – A.N.AC. Pensa che per combattere la corruzione questo organismo sia necessario?
Come ho detto, l’inefficienza, le tante regole e i tanti controllori spesso in contraddizione tra loro, la scarsa trasparenza che questo inevitabilmente genera creano condizioni ideali per la corruzione. L’Anac sarebbe più utile se aiutasse la Pa ad operare in modo più rapido ed efficiente e per questa via, io ritengo, vedremmo una effettiva riduzione dei rischi corruttivi.
Dice più poteri alla pubblica amministrazione, ma in alcuni suoi interventi ha sottolineato la necessità di rivedere il rapporto Stato- Regioni in materia sanitaria. E non solo in tempi di emergenza.
Ferme restando le autonomie regionali, credo che lo Stato debba avere un bilanciamento e un coordinamento maggiore specie in situazioni di emergenza come questa.  Non penso ad una statalizzazione della sanità, perché il territorio è lungo e le regioni sono differenti, ma ci deve essere un ruolo guida più incisivo a livello centrale per assicurare l’effettivo rispetto dei livelli delle prestazioni su tutto il territorio. In materia sanitaria, comunque, è essenziale garantire non solo un adeguato livello di finanziamento ma anche una maggiore autonomia delle strutture sanitarie dalla influenza politica.
Il primo provvedimento che dovrebbe prendere il Governo superata l’emergenza?
Valutare a fondo come abbiamo reagito a questa epidemia e utilizzare quanto avremo imparato per rivedere il nostro sistema di Protezione civile. Non dobbiamo più farci trovare impreparati all’attacco di altri virus, i quali, spero il più tardi possibile, arriveranno.
Riusciremo a fare tesoro di questa crisi e a trasformare il Paese?
Sì. Questa crisi può essere l’occasione per operare le riforme strutturali che servono al Paese. Ma per farle diventare realtà serviranno nuovi burocrati, più responsabili e più orgogliosi del proprio ruolo. Non dobbiamo rincorrere l’Ena francese. A Roma abbiamo un’ottima scuola, la Sna, Scuola nazionale dell’Amministrazione, che se ci investiamo sopra potrebbe diventare il luogo giusto per selezionare e formare i nostri dirigenti pubblici. Sono ottimista.
 
Alessandro Natalini è membro del comitato scientifico della “Delivery Unit nazionale per la semplificazione” del Dipartimento della funzione pubblica – Presidenza del consiglio dei ministri. È stato Presidente dell’Osservatorio sull’analisi di impatto della regolazione.  È stato membro del Nucleo per la
semplificazione delle norme e delle procedure presso la Presidenza del consiglio dei ministri (1999 – 2002)del Servizio di controllo interno del Ministero del Tesoro, del bilancio e della programmazione (1997 – 2001) e dell’Unità per la semplificazione della Presidenza del Consiglio dei ministri (2006-2008)

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Written by Cinzia Ficco

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