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TRISTETRISTE

Chicco Testa: Ecco il mio Manifesto per chi vuole migliorare il mondo. Non salvarlo!

“In Italia le associazioni ambientaliste sono pochi inclini a parlare di sviluppo e crescita. Se Greenpeace è un gruppo di funzionari attenti solo ai messaggi fortemente emotivi, Italia nostra ha bruciato un patrimonio culturale e Legambiente spesso è poco coerente. E ancora, per concretizzare il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico a gennaio scorso ( che prevede un investimento massiccio sulle fonti rinnovabili) ci vorranno 67 anni“.

A parlare è Chicco Testa (Bergamo, ’52), ex presidente di Legambiente ed Enel, alla guida di varie società, autore di un libro, pubblicato di recente da Marsilio e intitolato Elogio della crescita felice – contro l’integralismo ecologico, in cui, smontando alcune fake news – tipo quella sulla Co2 tossica, quella delle risorse naturali limitate, o del Covid19 portato dal 5g – attacca i narratori della natura benigna, umiliata dall’uomo – mossi spesso da ipocrisia o carrierismo politico – e invita ad un sano e razionale ottimismoperché prendersi cura dell’ambiente – fa capire– non è solo dire no, senza se e senza ma, ma riuscire a preservare un equilibrio ecologico che consenta alla specie umana di crescere, riprodursi e raggiungere un benessere diffuso per il maggior numero possibile di persone. Quello di Testa si propone come un Manifesto per chi non vuole salvare il mondo, ma miglioralo.

Testa, partiamo dal titolo del libro: un invito allo sviluppo, alla crescita senza sensi di colpa e, soprattutto, senza il timore che le risorse naturali finiscano perché – fa intendere – non è vero che sono limitate in modo assoluto. Possiamo contare sempre sulla nostra intelligenza e sulle nuove tecnologie. Un libro per i soli 5 stelle, che regalerebbe anche al rieletto Presidente della Giunta pugliese, Emiliano?

Emiliano è un caso a parte. Comunque, sì, è un invito a scrollarsi di dosso una cultura catastrofista, massiccia nei cinque stelle, ma che attraversa un po’ tutte le parti politiche. Si tratta di una cultura del no, della difesa dello status quo, sbagliata, che ha prodotto scelte politiche altrettanto sbagliate. Nel libro ne elenco alcune. Tra queste molte fatte in Puglia. Eppure tutte le previsioni sulla fine delle risorse naturali – e lo dimostro con dati – si sono rivelate infondate. Dovremmo al contrario guardare al futuro con un certo ottimismo perché abbiamo a disposizione diverse rivoluzioni tecnologiche che, peraltro, arrivano in modo sempre più veloce e in modo pervasivo. Invece di attardarci in lamenti catastrofisti, cerchiamo di rimboccarci le maniche e prepararci per l’avvenire.

Perché, in fondo, c’è avversione per la crescita e si dà addosso solo all’Occidente? Greta Thunberg, il Papa non attaccano mai, per esempio, le superinquinanti India e Cina, del resto mai messa in croce per la pandemia.

Beh, servirebbe uno psicanalista.  Nel libro segnalo come in alcuni periodi ci siano ondate di cultura della colpevolezza. Ne siamo attraversati anche oggi. Anziché gioire dei benefici del progresso – si vive meglio e più a lungo, è innegabile – si grida allo scandalo e si vorrebbe tornare indietro. Ma come si fa a dire che settanta anni fa si stava meglio, se si moriva di fame e tanti bambini non riuscivano a superare i pochissimi anni di vita? Certo, ci sono disuguaglianze, in alcuni Paesi il ceto medio si è impoverito, ma essere nostalgici mi sembra davvero incomprensibile. E’ come se fossimo eternamente scontenti.  Il Papa e Greta mi ricordano certi millenaristi del Medioevo. Dovremmo liberarci da questo senso di colpa e guardare alle condizioni di vita che la crescita e il progresso ci hanno regalato.

C’è in Italia un’associazione ambientalista che non sia decrescitista e che il Governo dovrebbe coinvolgere nella stesura dei progetti utili ad  attingere alle risorse del Recovery Fund?

Purtroppo tutte le associazioni ambientaliste hanno un problema: sono prigioniere dei loro comitati locali i quali, per conquistarsi visibilità e spazi, partono sempre da una cultura del no. Un esempio? Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, persona molto intelligente, sostiene che per avviare l’economia circolare bisogna fare mille impianti per il trattamento dei rifiuti? Il comitato di Legambiente non lo appoggia o sostiene il contrario. Guardiamo altrove. Italia nostra ormai è morta, ha buttato via un grande patrimonio culturale ed è diventata un gruppo estremista. Greenpeace è un’agenzia di comunicazione, che vive sulla raccolta fondi. Non ci si può neanche iscrivere, non ha congressi, né assemblee, né tesserati. Ci sono solo funzionari. Sul Recovery fund si possono coinvolgere le associazioni. Ma ci deve essere coerenza. Se propongono di fare 40 mila megawatt di rinnovabili, poi non possono dire sì, ma solo dove piace a noi.

I progetti più urgenti?

Guardi, sul Recovery Fund penso si debba cambiare lo sguardo. Potrebbe diventare l’occasione per rifare bene tuto il trasporto pubblico italiano, le ferrovie, rinnovare quello locale, elettrificandolo: metropolitane, filobus, tranvie per ridurre l’impatto di quello privato.

Nel libro invita a riprendere un discorso interrotto- quello sull’energia nucleare – e a smorzare i facili entusiasmi per le rinnovabili. Controcorrente. Boris Johnson ha annunciato che vuole trasformare il Regno Unito nell’Arabia Saudita delle fonti rinnovabili con un investimento di 160 mld di sterline.

La cultura del nucleare in Italia è morta. Non c’è alcuna possibilità di parlarne per realizzare impianti di energia nucleare. Non c’è alcun partito che lo sostenga. Non c’è un clima favorevole sul tema. Eppure nel mondo si continua a costruire centrali nucleari. Rinunciare all’energia nucleare nella lotta contro il cambiamento climatico è un peccato. Si possono immaginari impianti più piccoli e più sicuri. Sono previsti, per esempio, nel programma del candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden. L’Italia dovrebbe agganciarsi a questo discorso e, invece, è fuori completamente. Dovremmo mantenere dei presidi tecnologici e un contatto con i Paesi che stanno facendo ricerche in questo campo. Una beffa, se pensiamo che siamo il Paese che ha inventato l’energia nucleare. Tornando alle rinnovabili, sono favorevole al loro sviluppo. Solo che per realizzare i numeri del Piano nazionale dell’energia e del clima qualcuno ha calcolato che siano necessari 67 anni con i ritmi attuali. Dobbiamo investire sui progetti finalizzati a garantire sistemi forti di accumulo di energia.

Fisco ambientale: meglio incentivare o tassare trend non sostenibili?

Ci vuole equilibrio. Gli incentivi sono importanti, ma devono servire in una fase iniziale per sostenere alcune tecnologie che dovranno trovare una certa autosufficienza sul mercato. Se continuiamo a sostenerle significa che non sono mature. Quindi, inutili.

L’assottigliamento dell’ozono – notizia di qualche giorno fa – nel 2020 ha raggiunto il picco. E’ il solito allarmismo dei populisti ambientali?

Non saprei. Salto la domanda, perché questo buco prima si chiude , ora si apre. Inspiegabilmente.

La povertà è la maggiore nemica dell’ambiente, diceva Indira Gandhi nel ’72. Alla fine, sarà l’uomo sporco brutto e cattivo a salvare la natura benigna?

La natura non è solo benigna, fatta semplicemente di alberi da abbracciare. Nella natura ci sono anche virus, batteri, tempeste, uragani, terremoti, movimenti delle placche tettoniche. Quando l’uomo non esisteva ci sono state quattro grandi estinzioni. Nell’ultima, avvenuta sessanta milioni di anni fa, è scomparso più del 90 per cento di tutte le specie viventi. L’uomo, comparso un milione di anni fa, era ancora nella testa di Dio. Sostenere che la natura sia benigna è come dire che la Raggi sia un buon sindaco

A questo punto, fuori il nome di chi potrebbe salvare la capitale!

Beh, spero che Calenda si candidi.

Il libro sarà presentato a Roma il 15 ottobre prossimo. Ne discuteranno con l’autore: Roberto della Seta, Ernesto di Giovanni, Stefano Feltri, Giuliano Ferrara e Antonio Misiani. L’incontro sarà moderato da Claudio Velardi

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Written by Cinzia Ficco

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