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“Con le risorse europee si superi il gap Nord – Sud. Sbagliate le parole di De Bortoli”. Parla Antonio Corvino, Obi

Partiamo dal tema di questi giorni. Il piano Colao: troppo tecnico o rivoluzionario per il nostro Paese? Carlo Cottarelli, l’ha definito utile, anche se non parla di giustizia, manca della voce costi e prevede un condono fiscale. “Mi sembra non contenga la visione di un Paese che, consapevole di essere sprofondato, deve rinascere. Al di là del piano, la contingenza attuale, estremamente grave, ma anche satura di opportunità, richiederebbe un governo super partes con guida carismatica e ministri, tutti di alto, anzi altissimo profilo”

In attesa di venerdì pomeriggio, giorno in cui si apriranno gli Stati Generali dell’economia – il progetto che vuole essere la base per la ripartenza del Paese – preannunciato dal Presidente del Consiglio, Conte,  così Antonio Corvinodirettore dell’Osservatorio Banche imprese Economia e Finanza, si esprime sul lavoro svolto dal responsabile della task force, l’ex ad di Vodafone, chiamato da Conte per riaccendere i motori al Paese dopo la pandemia.

“Ho dato un’occhiata al piano – specifica Corvino – ma non ho trovato niente che faccia immaginare il futuro e niente che ispiri fiducia e forza a chi questo futuro lo deve costruire. E ricordo che a costruirlo ci dovrà essere anche il Sud. Si dia  finalmente a questa parte del Paese la possibilità di non muoversi più al traino del Nord”.

Direttore, siamo appena usciti dal lockdown e non si sa se ci saranno nuove ondate di Covid19 in autunno. Difficile trasmettere fiducia.

Un governo di alto profilo con le competenze necessarie in grado di mettere in campo strategie e visioni giuste  potrebbe utilizzare la crisi come leva per il rilancio ed il rinnovamento del Paese. Come insegnavano i greci con la parola crisi

Cosa farebbe un governo di capaci? E poi, forse in questo momento, è sul Nord che bisogna concentrarsi.

Intanto, trasformerebbe questa crisi in una opportunità anche per una parte del Paese – il Sud – che non è stata colpita direttamente dal virus, ma che sconta gli effetti di una politica spesso indifferente alle sue sorti. La massa ingente di risorse economiche, che dovrebbe arrivare dall’Europa, potrebbe essere utilizzata per superare l’antichissimo gap infrastrutturale tra Nord e Sud.  Sulla seconda osservazione, le rispondo che la crisi, scaturita dal Covid 19, ha innescato nel Mezzogiorno una recessione di cui vedremo gli effetti nei prossimi mesi. Di sicuro, la pandemia ha reso evidenti le molte debolezze che già conoscevamo. Eravamo in affanno nel recuperare i livelli produttivi ed occupazionali ante 2008 e questa nuova emergenza rischia di allontanare in modo pericoloso gli obiettivi di crescita e sviluppo, che servono all’Italia ed al Mezzogiorno, in particolare. Sì, non è il momento di contrapporre il Nord al Sud, ma le previsioni sul Pil (-8.3%) e l’occupazione (-10%), diffuse dall’Istat per il 2020, sono molto eloquenti.

Che previsioni circolano sul Sud?

Le nostre previsioni sono più pessimistiche. L’occupazione, già molto depressa, rischia di precipitare ben oltre il consolidato 20%. Settori come il commercio, la ristorazione e l’accoglienza, ma anche molte piccole e micro imprese dei comparti produttivi, sono a rischio. Il turismo, dal canto suo, subirà delle conseguenze ancora più pesanti che potrebbero trascinare il settore in una crisi strutturale. Secondo l’Unioncamere saranno decine di migliaia le chiusure con evidenti ricadute negative sull’occupazione. In questo scenario l’azione statale rischia di fermarsi agli annunci e alle buone intenzioni, se non si supereranno le strettoie esistenti: cattivo funzionamento degli uffici pubblici e difficile accesso al credito. Per gli economisti di AIM (Alleanza degli Istituti del Mezzogiorno) e OBI (Osservatorio Banche Imprese di Economia e Finanza) è urgente intervenire a sostegno delle pmi con interventi sulla patrimonializzazione delle imprese, sull’abbattimento del carico fiscale e contributivo che ne appesantiscono la gestione, penalizzandone competitività e, indirettamente, produttività e capacità di innovare ed investire. Sul piano strategico, l’Europa, che confermerà le buone, anzi, rivoluzionarie, intenzioni, varando finalmente il New Generation Fund (Recovery Fund), potrà davvero essere una grande opportunità per l’Italia ed il Mezzogiorno. Ma sarà determinante lo spirito che governanti e cittadini sapranno alimentare per il successo del Nuovo corso.

E cioè?

Serviranno visione e strategie di sviluppo forti, voglia di rivincita, e perché no, desiderio di sognare nuove frontiere, da parte delle persone e, soprattutto, delle giovani generazioni. Restando al Sud, questa volta si deve superare il dualismo, mettendo mano alla soluzione dei nodi storici che lo hanno alimentato.

Cosa intende dire?

E’ necessario passare da un sistema a trazione unica  (settentrionale o centro-settentrionale) ad uno a trazione doppia o multipla. Fuor di metafora, significa pensare il Sud come la seconda locomotiva del Paese e non come un vagone al traino! Significa, immaginare lo sviluppo del Sud non come effetto di tracimazione dello sviluppo del nord, ma come conseguenza di una strategia complessiva nazionale

Cosa fare?

Noi abbiamo ipotizzato una strategia centrata sulle quattro piattaforme (produttiva, logistica, tecnologica e creditizia), indispensabili per mettere in moto la seconda, locomotiva del Paese. Poi vi sono delle pre-condizioni allo sviluppo. La dotazione digitale dell’interno territorio meridionale è una di queste. Le autostrade digitali sono imprescindibili per qualsiasi discorso. E la crisi della scuola, ma anche delle imprese, sull’insegnamento e sul lavoro a distanza, lo hanno dimostrato! Il recupero del divario infrastrutturale è irrinunciabile e deve riguardare tutto il Mezzogiorno. Il rilancio della scuola e dell’Università con la ricerca e l’innovazione è altresì, a nostro avviso, prioritario. Come prioritario è attrezzare il sistema sanitario sui territori per far fronte a eventuali nuove recrudescenze o arrivi di virus senza dover ricorrere al tutti in casa, che tanti guasti ha provocato!

Che ruolo assegnerebbe alla grande industria, alludo all’ex Ilva, che in questo momento lancia messaggi preoccupanti?  E cosa pensa della proposta del vicepresidente della Commissione Ue con delega al Green Deal, Timmermans, che ha parlato di acciaio pulito senza carbone?

Che il sistema Italia non possa rinunciare all’Ilva, se vuole rimanere un Paese industriale avanzato, è fuor di dubbio. Che l’Ilva debba correre verso obiettivi ecosostenibili è altrettanto sacrosanto. Pensare di andare avanti con il carbone è fuori dalla ragione oltre che dalla storia. Ovvio che una struttura gigantesca come l’ex Ilva non possa trasformarsi dall’oggi al domani. L’obiettivo di produrre acciaio in modo pulito è inconfutabile. La strada è percorribile e le soluzioni tecnologiche sono disponibili. Avere l’Unione Europea quale partner, e direi tutor in questo processo, è una garanzia di successo. Ma ritengo fondamentale avviare anche il risanamento, il recupero e la valorizzazione di una città come Taranto, che ha risorse e ricchezze straordinarie sul piano urbanistico, paesaggistico, culturale e archeologico da poterne fare una capitale del Sud.

Quanto dovrebbe essere destinato al Sud?

Le risorse messe in campo dall’Unione Europea sono  o meglio, saranno notevoli. Anche lo sforzo nazionale dovrà essere adeguato. Non posso quantificare, ma credo che l’azione da portare avanti dovrà puntare a modernizzare il Paese, eliminando ritardi, storture e dualismi che hanno condannato l’Italia a retrocedere verso posizioni sempre più di coda nello scenario internazionale! Il New Deal roosveltiano trasformò l’America per lo spirito che seppe infondere più che per i soldi che iniettò. Di conseguenza, il problema non è dividere i soldi tra nord, centro e sud, ma mettere in campo una visione strategica e far discendere le azioni necessarie a realizzala, avendo ben chiari obiettivi e tempi. Non è più sopportabile che, per esempio, l’Alta velocità si fermi a Salerno. Potrebbe essere questo il momento di pensare al Ponte sullo Stretto. Dire che bisogna sostenere prima il Nord, perché questo ha subito più del Sud i colpi del coronavirus, significa partire con il piede sbagliato!

Non è la realtà?

Che facciamo, penalizziamo il Sud perché è stato risparmiato dal virus? Assurdo. Questa crisi, al contrario, va gestita per rilanciare il Paese in termini unitari, puntando a dare al Mezzogiorno un motore che lo trasformi da vagone in locomotiva. Ne trarrà beneficio l’Italia intera.

Qualche tempo fa l’Obi ha proposto di trasferire al Sud le attività produttive del Nord. Si può fare e quanto costerebbe?

Non si può immaginare alcuna operazione meccanica! Nessun trasloco può essere effettuato giusto per riempire case vuote e alleggerire case troppo piene! La questione è guardare al Sud come un’area in grado di produrre ricchezza, sviluppo e occupazione. Per questo la sua trasformazione in motore e locomotiva è fondamentale. Questo rovesciamento di strategia condurrebbe, di conseguenza, ad un riallineamento delle filiere produttive più attento al territorio, ma anche ad un riequilibrio del tessuto produttivo. Servirebbero, però, una buona dotazione logistica-infrastrutturale, una digitalizzazione d’avanguardia, una ricerca all’altezza, una presenza creditizia adeguata, una efficace fiscalità di vantaggio. La conseguenza? Il Sud potrebbe attrarre così investimenti dal Nord, ma anche, e soprattutto, dall’Europa e dai Paesi terzi.

Cosa pensa dell’intervista, rilasciata alcuni giorni fa, ad Huffington post da Ferruccio De Bortoli sullo spirito antilombardo nel Paese? https://www.huffingtonpost.it/entry/nel-paese-ce-un-inaccettabile-spirito-anti-lombardo-intervista-a-ferruccio-de-bortoli_it_5edccc25c5b6f55cca35e8b2

L’ho trovata piuttosto scontata ed anche banale!Non credo che si possa recriminare su discriminazioni alla rovescia! Per un popolo abituato ad essere discriminato da secoli, la comprensione delle disgrazie altrui è nel dna. Qualche deriva negativa può manifestarsi e va condannata e stigmatizzata con tutta la forza necessaria, ma non mi pare, al momento, che al Sud si possa parlare di discriminazioni verso il Nord!Sono altre le discriminazioni che De Bortoli dovrebbe approfondire, per esempio, quelle subite dal Mezzogiorno. Vedo da parte del giornalista un tentativo di pararsi dalla possibilità di ipotecare le risorse in campo! E questo sarebbe assai grave! Affermare che il nord deve monopolizzare le risorse perché ha subito più degli altri l’attacco del coronavirus sarebbe fuorviante. E, direi, non in linea con lo spirito di iniziativa e l’orgoglio del Nord. Saremmo il segnale della diffusione di un atteggiamento predatorio in linea con il degrado recente, ma non degno dell’antica civiltà di quelle contrade! Per il resto, a Sud, continueremo ad amare Milano e tutto il Nord. Profondamente, come sempre! Il Nord ed i nostri connazionali del settentrione saranno sempre i benvenuti a Sud! Ci mancherebbe

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Written by Cinzia Ficco

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