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Il fenomeno Sardine: pensiero debole e paradossi. Parla Giovanni Orsina

Sardine: più saponette della politica o viagra del centro sinistra? Saranno loro le stelle polari di un nuovo modo di far politica o sono un bluff che ci farà pentire di aver tirato un sacco di pomodori in faccia ai professionisti della politica e preferito l’improvvisazione alla preparazione? Sono davvero novelli francescani e pacebenisti buoni per fermare gli odiatori seriali?

Il movimento è ancora troppo giovane per poter essere giudicato, ma qualche dato ce l’abbiamo: la scatola ideale di questo fenomeno è quella nazionale. La Calabria insegna e Napoli conferma. Il flash mob di piazza Dante di due giorni fa non è andato come previsto, nonostante le parole confortanti del sindaco. Forse qualcuno comincia a svegliarsi e capire che salvatore della patria non può essere chi non ha programmi, e, restando a Napoli, chi non spende una parola su come è amministrata la città di de Magistris – come ha scritto qualche giorno Massimo Adinolfi sul Mattino- ma pone veti sul nome di De Luca in vista delle regionali campane?  

Non chiediamoci chi paghi questi ragazzi, piuttosto, perché siamo arrivati a loro e a cosa realmente possano servire, visto che il Paese non ha bisogno solo di una fata smemorina che trasformi l’erotico tamarro in erotico romantico.

Per sbrogliare qualche dubbio ho interpellato Giovanni Orsina, docente di Storia contemporanea e direttore della School of Government presso l’università Luiss di Roma che, con altri tre docenti della Luiss (Emiliana de Blasio, Francesco Giorgino e Marco Francesco Mazzù) ha pubblicato di recente un libro, dal titolo Sardine – Fenomenologia di un movimento di piazza (Luiss University Press) in cui si analizzano le caratteristiche politiche, mediatiche, storiche e le logiche di marketing di questo fenomeno, nato in chiave antisovranista, durante una notte insonne, da quattro giovani emiliano romagnoli (Andrea Garreffa, Roberto Morotti, Mattia Santori e Giulia Trappoloni) per reagire  alla manifestazione  organizzata da Matteo Salvini  il 14 novembre 2019 presso il PalaDozza del capoluogo emiliano a sostegno di Lucia Borgonzoni. Di sicuro una delle novità più importanti degli ultimi mesi, ma che contiene vari paradossi.

Professore, un libro sulle Sardine? Sono diventate tanto rilevanti, anche se fino ad ora si sono proposte più come detergenti della politica? L’unica pretesa politica forte è l’eliminazione dei decreti sicurezza.  Non crede sia un fenomeno sopravvalutato?

Certo, la politica è altro rispetto alle buone maniere. Credo si stia dando troppo peso a chi è chiaramente espressione di un pensiero debole, se non debolissimo, ed essere un viagra politico non è motivo sufficiente per meritare un libro. Ma abbiamo scritto un libro perché le Sardine hanno avuto una rilevanza reale: le persone che sono andate in piazza sono reali, e l’interesse mediatico che hanno attirato, è reale. Ha senso allora chiedersi: Ma perché un fenomeno così leggero ha avuto un impatto così forte? O meglio: Perché la politica italiana è ridotta così male che un fenomeno così leggero può avere un impatto così forte? Ecco: capire le Sardine significa capire il contesto storico, politico, sociale, mediatico entro il quale esse si collocano. È un modo per riflettere sull’oggi.

Nel libro sottolinea alcuni paradossi del movimento e scrive: “Le Sardine chiedono che siano rafforzate le istituzioni e che chi governa non stia sui social. Però, sono nate e si muovono al di fuori delle istituzioni e non soltanto il loro successo, ma la loro stessa esistenza sarebbe inimmaginabile senza i social.  Se la prendono con i populisti per il loro manicheismo semplicistico. Ma la moneta con la quale le sardine ripagano i populisti non è poi molto diversa dalla loro. Muovendosi sul terreno etico e culturale possono permettersi di rimanere sul generico e di avanzare proposte astratte senza preoccuparsi di come possano essere realizzate in concreto”. E hanno un loro nemico, un loro oggetto d’odio. Qualche analista politico se ne sarà accorto?

Gli analisti politici italiani molto spesso fanno essi stessi politica. Il che vuol dire che hanno affrontato le Sardine con maggiore o minore simpatia a seconda che fossero favorevoli o ostili alla loro prospettiva politica. Ovviamente, anche noi, autori del libro Sardine, abbiamo le nostre opinioni, e fra di noi c’è chi simpatizza coi pescetti, e chi meno. Però, abbiamo almeno tentato di compiere uno sforzo analitico avalutativo. Le Sardine propongono dei valori in positivo, non sono soltanto contro Salvini. Ma per come funziona la nostra sfera pubblica, la loro opposizione al sovranismo è l’elemento che più ha contribuito a dare loro un’identità chiara e un forte principio unificante, e quindi visibilità. Facciamo un esperimento mentale, del resto: togliamo di mezzo Salvini. Chi pensa che le Sardine sarebbero nate ugualmente? Le sardine sono nate certo in funzione antiSalvini, ma c’è una retorica politica che attribuisce tutti i mali d’Italia a Salvini, semplificando sulle cause, molto più ampie, di molte degenerazioni della nostra politica.

Quanto sono autonome, a cosa e a chi servono le Sardine, oltreché al Pd? 

Ho il sospetto che le Sardine forniscano una risposta soprattutto emotiva al sovranismo, che renderà alla sinistra ancora più difficile comprendere le cause profonde del fenomeno. Penso che le Sardine siano emerse autonomamente – non credo alle cospirazioni- ma che si siano rapidamente modificate, perdendo quel che di politicamente trasversale avevano all’inizio e trasformandosi in un fenomeno di piazza di sinistra piuttosto classico. In questa forma attuale serviranno soprattutto al Pd ed eventualmente a chi si muove alla sinistra del Pd. A meno che non diventino esse stesse un partito, naturalmente.

Veniamo alle proposte un po’ più “concrete” degli ultimi giorni. Le sardine lombarde sono state ricevute dal Sindaco Giuseppe Sala, con il quale hanno parlato di odio sul web. Hanno incontrato i ministri Giuseppe Provenzano (Mezzogiorno) e Francesco Boccia (Affari Regionali). Al primo hanno lanciato la proposta di un «Erasmus» in Italia per fronteggiare lo spopolamento nelle regioni meridionali. Hanno avuto l’idea di «portare a Taranto l’Unione Europea per spiegare cos’è questo Green New Deal», con «esperti internazionali». A Boccia, invece, hanno chiesto che il percorso dell’autonomia avvenga nel rispetto della Costituzione.  Cominciano a fare sul serio e sono passi sufficienti?

Sono i primi passi al di fuori degli slogan, ma mostrano pure quanto sia difficile muoversi al di fuori degli slogan. Restano proposte o molto generiche, oppure – come nel caso dell’Erasmus nazionale – francamente poco intelligenti. Del resto, più le proposte si fanno puntuali, più si va verso un partito. Se vogliono restare un movimento di opinione, devono continuare a muoversi nel campo dei valori, scontando necessariamente la genericità.

Ricordano il corbyniano Momentum, sono simili ai girotondi o hanno qualche elemento di appeal in più?

Rispetto ai girotondi hanno qualcosa in meno: i girotondi erano molto arrabbiati anche contro la sinistra. Le Sardine hanno un rapporto molto meno conflittuale col proprio universo politico di riferimento.

Con la comunicazione fino ad ora le hanno azzeccate tutte? 

L’errore fondamentale delle Sardine è stata la foto con Toscani e Benetton. Sono caduti dentro un “buco” ormai classico a sinistra: le forze politiche progressiste nascono per difendere i deboli contro i forti, i poveri contro i ricchi, ma sempre più negli ultimi decenni – per ragioni che qui sarebbe troppo complicato analizzare – hanno, invece, stretto buoni rapporti col mondo imprenditoriale e finanziario. Che a sua volta è diventato sempre più “politicamente corretto”. In quel “buco” sono nati i 5 stelle. In quel “buco” è crollato il ponte Morandi. E le Sardine ci sono finite dentro con tutte le pinne.

 A marzo dovrebbe uscire il loro libro. Cosa si aspetta? E quanto pensa che dureranno, visto che con le regionali in Calabria si è capito che la loro “scatola” ideale è più nazionale? C’è un consiglio che si sentirebbe di dare loro?

Molto difficile fare previsioni, più ancora dare consigli. È molto probabile che resti un movimento, che entri a far parte della galassia egemonizzata dal Partito democratico, e che alcuni fra i suoi dirigenti più in vista finiscano candidati col Pd. Ma ovviamente dipende dalla sopravvivenza del governo e della legislatura, oltreché dal sistema elettorale col quale si andrà al voto, quando ci si andrà.

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Written by Cinzia Ficco

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