in

Covid19,Umberto Minopoli: “Restiamo a casa. Sarà il picco a dirci quando ripartire. No a commissione di inchiesta”

.

Che il Paese debba ripartire, lo pensano tutti. Non è un pensiero peregrino. Ma non tocca ad un politico stabilire quando, né tantomeno, come. Potranno farlo solo i numeri, i dati di evoluzione dell’epidemia. Quindi il picco, che stiamo- speriamo – raggiungendo. E ancora. La commissione d’inchiesta sui tredicimila mila morti? Una cosa miserevole, se punta ad individuare colpe. Utile se è parte, magari, di una seria analisii epidemiologica della pandemia. Che deve essere fatta da medici, scienziati, biologi, economisti, sociologi. Certo, parliamo di persone e agli inizi abbiamo sottovalutato. Ma il Governo non può diventare il capro espiatorio di una pandemia, su cui nei primi periodi anche gli stessi scienziati hanno lanciato messaggi contraddittori”
In un periodo in cui molti sanno con esattezza a chi dare la responsabilità di questa strage, per tanti oggi facilmente arrestabile, Umberto Minopoli, intellettuale napoletano, classe ’54, collaboratore de Il Foglio, si muove controvento e sulla proposta, lanciata da Matteo Renzi, molto dibattuta in questi giorni, relativa alla necessità di riaprire il Paese, ha idee chiare: “Chi ha mai detto che il Paese rimarrà fermo sino alla scoperta di un vaccino? Il Governo che, peraltro, senza parlare ai quattro venti, credo stia iniziando a incontrare
sindacati e Confindustria, ipotizza scadenze ravvicinate alla graduale riapertura. Che senso ha oggi correre, se non ci sono le condizioni? Rischieremmo solo di vanificare gli sforzi fatti sino a questo momento. Da un politico serio mi aspetto altro: un invito a rimanere a casa e a non demordere. La pandemia passerà. Serve pazienza”.
Minopoli, però, non è facile. Molti, soprattutto al Sud, cominciano ad avere difficoltà nel mettere insieme pranzo e cena. I 400 milioni per l’emergenza alimentare non credo siano tantissimi. A meno che non prendiamo per buona e fattibile la proposta di Beppe Grillo, sul reddito universale!
Quella di Grillo è una stupidaggine. I 400 milioni sono un modo per tamponare l’emergenza. Serviranno, certamente, maggiori risorse per sussidi, assistenza, ma il governo e personalità importanti (Draghi, Monti, Prodi) insieme stanno ponendo il tema vero delle risorse necessarie per il dopo virus. Che non sono di assistenza, ma di stimolo alla ripresa, di investimenti, di opere e infrastrutture da finanziare anche con una strategia europea, che stia attenta a non creare soltanto più debito per i Paesi colpiti. Serviranno piu’ salario e profitto: remunerazione di lavoro. Altro che redditi di assistenza. E questo sforzo deve essere bipartisan. Come hanno fatto gli Stati Uniti dove governo e opposizione hanno stanziato 2 mila miliardi di dollari per ripartire. Senza polemiche. Le idee idee di Grillo nullificherebbero tutti gli sforzi fatti. Ma oggi è giusto dare priorità all’emergenza sanitaria, evitare ulteriori rischi e, di conseguenza, altri esborsi.

Il presidente di Confindustria ha calcolato che, restando chiusa, l’Italia perde 100 miliardi di euro il mese. Dobbiamo riprendere anche per spingere i mercati finanziari internazionali e gli alleati nordici in Europa a fidarsi di noi Ripartire serve per dire che ci stiamo attrezzando per il dopo virus e che siamo questuanti
Il problema non sta nel fatto che tedeschi, olandesi e austriaci ci vedano come elemosinanti. Ma in uno scontro di mentalità. Buona parte della classe dirigente dell’Unione europea non ha capito che è arrivato il momento di svecchiarsi. Di fronte ad una recessione mondiale che si profila senza precedenti -11 punti di PIL- impallidiscono le priorità del passato. Ragionare solo in termini di austerità, conti in ordine, rigore, è insufficiente. Dalla grande crisi del ’29 il capitalismo democratico cambiò faccia col New deal. Dalla guerra mondiale le economie aperte uscirono col piano Marshall, gli investimenti e il Welfare. Oggi occorre l’analogo di questi grandi piani, che avevano visione e obiettivi di sviluppo. Altro che reddito universale di assistenza. Occorre rilanciare gli investimenti e rimettere in ciclo virtuoso l’economia. E non per un singolo Paese, ma per tutti. Penso che alla fine tutta l’Europa lo capirà e anche i Paesi nordici si renderanno conto che o si procede insieme o l’Unione europea non avrà più senso. 
Pensa che con Dragi alla guida del nostro Paese, una Merkel e un Rutte diventerebbero più malleabili?
Non credo che la Merkel non si fidi di Conte. Non banalizzerei. Per i falchi del Nord, Conte equivale a Draghi. E’, ripeto, uno scontro di visioni. Prima capiscono che serve un New deal della Ue, meglio sarà. 
Nel frattempo, fa bene Salvini?
Ma no, la risposta sovranista è sempre più sbagliata. E fuori dal tempo e dalla realtà, tanto più oggi. E’ solo che oggi riesce più difficile difendere leaderships europee che non si stanno rivelando all’altezza della situazione, incapaci di comprendere la svolta che il Covid19 impone. E’ il cambio di mentalità che richiede a tutti i leaders europei. Noi compresi.
Pure noi in Italia l’abbiamo capita in ritardo, nonostante avessimo avuto la Cina come esempio. Non ritiene ci siano state sottovalutazioni, con campagne sociali e spot sbagliati, lanciati dopo la dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria?  
Agli inizi anche alcuni scienziati hanno sottovalutato. Certo, abbiamo minimizzato, ma solo perché non abbiamo capito subito la portata di
questo virus. E’ stato un ceffone enorme. Non si conosceva la sua grandissima capacità di espansione. Non si poteva immaginare che, ad un suo letargo relativamente lungo, seguissero una diffusione impressionante ed una deflagrazione senza scampo. Sì, abbiamo avuto la Sars, l’aviaria. Ma pensavamo che anche il Covid 19 sarebbe rientrato, come le altre due. 
Una gestione meno ambigua, più accentrata, misure centrali meno graduali, ma subito più efficaci, avrebbero fatto meno morti?
Su questo ho maturato una opinione controcorrente. E’ un errore guardare solo l’aspetto negativo dell’articolazione articolazione ampia dei poteri in materia sanitaria. Nella politica sanitaria devono cambiare obiettivi, risorse, priorità. Per anni, la visione dei rischi sanitari, che avevamo, ha indotto determinati indirizzi : sottovalutazione della dotazione ospedaliera, insistenza solo sulla prevenzione individuale dei rischi, insufficiente sostegno alla ricerca microbiologica, una visione non risparmiosa delle risorse umane specializzate da impiegare nel
sistema sanitario. Ma sarebbe sbagliato dimenticare che le Regioni e i Comuni devono mantenere un ruolo importante. Loro sono a diretto contatto dei cittadini, hanno il polso della situazione a livello locale. Una centralizzazione in materia sanitaria non avrebbe fatto meno morti. Sono sicuro, anche se la concorrenza Stato – Regioni ha creato disordini. 

Pochissimi ventilatori e mascherine, un numero di posti letto ridotto. A chi diamo la colpa?

Il Covid 19 ci ha messo di fronte ad una realtà che mai avremmo potuto immaginare: un virus delle vie respiratorie, che colpisce i polmoni e richiede una dotazione imprevista e massiva di ventilatori e macchine di terapia intensiva. Cioè, di una cura disposta in ospedale. Ripeto: il contrario del privilegio sinora dato alla deospedalizzazione del rischio sanitario e alla medicina preventiva. Sulle mascherine, c’è stato l’embargo da parte di molti Paesi produttori. Ma abbiamo pagato, ovvio, il fatto che, trattandosi di una produzione povera, è stata
largamente decentrata in altri paesi. Più grave il caso dei presidi respiratori. L’Italia aveva una grande tradizione nelle macchine biomedicali.

Viviamo in un mondo globale. Era completamente inimmaginabile che il mondo sarebbe stato prima o poi colpito da una pandemia? Mai se ne è parlato a livello, per esempio, europeo, per attrezzare i Paesi?
La globalizzazione non è la causa dell’epidemia virale. Che ha sempre un’origine locale e, specie per le epidemie virali degli ultimi 50 anni, risiede nei rapporti di promiscuità tra umani e specie selvatiche. La globalizzazione, la facilità e rapidità degli spostamenti sono piuttosto un driver che trasforma le epidemie in pandemia. Ma non la causa delle infezioni. Piuttosto, l’umanità dovrà riflettere, globalmente, sulla natura dei rischi globali che Covid ha evidenziato. Il rischio pandemico virale, anche per il futuro, balza al primo posto per effettività, virulenza, effetti catastrofici, concretezza. Anche rispetto ad altri rischi globali che turbano l’immaginario collettivo: quello atomico, il rischio dallo spazio, il clima. Purtroppo, lo aveva predetto in tempi non sospetti Bill Gates: il rischio virale globale, la pandemia – The Next Big One ( Next Two, a questo punto)- supera tutti i precedenti pericoli che hanno preoccupato l’Umanità. Questo dovrà riflettersi nelle agende dell’Onu e dei governi. Non dovremmo più trovarci impreparati con le minacce epidemiche.
Sulla gestione Covid19 un gruppo di studiosi di Harward ci ha dato pagelle negative. E il senatore Renzi vuole vederci chiaro. Si tratta di oltre 13 mila morti
Una cosa miserevole. Ad oggi i morti in Europa sono già più che il doppio dell’Italia. Nel mondo quattro volte di più. Di che parliamo? E si viaggia lì con un mese di ritardo su di noi. Fare una contabilità polemica su questo è davvero miserabile. E’ una polemica spregevole quella di chi, all’estero, ma anche in certe polemiche da destra in Italia, imputa al governo italiano una responsabilità sui morti. Fa il paio con le stupidaggini di chi straparla di virus artificiali, costruiti in laboratorio – da cinesi? russi? americani?- per un complotto globale. Miserie.
Piuttosto, ripeto, conterà una risposta globale al virus. A partire da una colossale analisi epidemiologica globale che, sulla base dell’esperienza del Covid attrezzi il mondo sul rischio virale, i vaccini e i farmaci per combatterli. Sarà utile per noi e per tutti che l’Italia, con i suoi scienziati ed esperti, faccia parte del pool, guidato da Oms e Onu, necessario ad avviare l’indagine epidemiologica che servirà.
Se la sente di parlare di modello Italia, nonostante non siamo stati capaci di proteggere in modo sufficiente il nostro personale sanitario?
Dopo le illusioni iniziali di risultare esenti, si è imposto all’estero il modello di risposta italiana al virus. E, anche, una imprevista rivalutazione del modello di servizio sanitario del nostro Paese. Ci sono stati errori, ma si è cercato di gestire nel miglior modo possibile l’impensabile. Piuttosto, questa esperienza dovrà spingere, ripeto, non solo l’Italia, a fare un cambio di priorità strategica nelle agende mondiali. Faccio un esempio: va ancora privilegiata la lotta al riscaldamento (emissioni di CO2) rispetto a quella all’inquinamento (qualità
dell’aria nelle aree a forte densità abitativa, il luogo privilegiato delle infezioni virali)? Ci siamo concentrati, da oltre 30 anni, sul riscaldamento globale e i presunti rischi catastrofi di qui a 50 anni. Invece, ci siamo imbattuti in un virus altamente aggressivo – e altri ne covano nell’ombra-, che si diffonde in zone molto popolate e aggredisce le vie respiratorie. Concentriamoci di più su polveri sottili, particolati, ossidi e preoccupiamoci un pò meno della Co2. Che è un coadiuvante dei processi traspiratori, non un inquinante. Disponiamo, inoltre di tecnologie- il 5G, il Gps, le piattafome di comunicazione veloce, il Big Data, il Big Pharma- che, per la prima volta dai 12mila anni della civilizzazione umana, aiutano l’umanità a vincere la minaccia naturale più importante, quella virale. Saranno le tecnologie a salvarci da nuove epidemie. 
A proposito di tecnologia, perché non sfruttare il tracciamento, oltre ai testing, anziché chiudere il Paese?
Perché l’epidemia ha una sua dinamica, che abbiamo imparato a conoscere, e soprattutto, un suo punto di forza, che è la contagiosità. Una
volta raggiunto il picco dovremmo anche introdurre il tracciamento e il testing. E non solo quello. Ma oggi è bene restare chiusi a casa. 

Umberto Minopoli (Pozzuoli 1954), sposato
con due figli. Manager. Studi universitari a
Napoli. Sposato, due figli, vive a Roma. Ha
ricoperto incarichi di direzione e
amministrazione di importanti aziende
pubbliche e private. Attualmente è
Presidente dell’Associazione Italiana
Nucleare. Pubblicista. Ha pubblicato testi di
cultura politica. Collabora a Il Foglio. Autore
di articoli e saggi di carattere scientifico su
astrofisica, politica spaziale, ambiente e
clima.


 

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Commenti

0 commenti

What do you think?

Written by Cinzia Ficco

Sabino Cassese: Il dopo virus? Più soldi a ospedali e scuola, la sanità allo Stato, meno diritti e burocrazia

Covid19: con l’app MyCia arriva il delivery “intelligente”