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Un Centro per ricostruire 70 anni di storia industriale nel Sud. Ne parla Paolo Ponzio, presidente

Circa quindicimila documenti, tra articoli e materiale d’archivio, su chi dal Nord o dall’estero ha investito al Sud negli ultimi settanta anni, sono ora a disposizione di piccole, medie e grandi aziende, Fondazioni culturali, associazioni di categoria, banche, enti locali, testate giornalistiche e case editrici.

Raccolti in trentacinque anni di attività da Federico Pirro, docente di storia dell’Industria di Bari, sono stati  donati al Centro Studi e documentazione sull’industria nel Mezzogiorno, inaugurato il 27 maggio scorso e già operativo presso l’Ateneo barese. Serviranno a conoscere non solo la storia industriale delle otto regioni meridionali, ma anche a prevedere, per esempio, che impatto potrebbe avere avviare un’azienda in quei territori.

Per stare all’attualità, il materiale disponibile potrebbe essere utile a: ricostruire la storia dell’ex Ilva di Taranto dai tempi in cui si chiamava Italsider, magari a capire cosa è successo dopo 60 anni di gestione statale e diciassette privata e a suggerire come gestire la conversione al green di quella che ora si chiama Acciaierie d’Italia.

“E questo perché – spiega Paolo Ponzio (Bari, ’66), docente di Storia della filosofia all’Università di Bari, che del Centro è presidente, la storia del Mezzogiorno è fatta e sarà fatta anche di industria pesante che, però, deve diventare degna del ventunesimo secolo, quindi essere convertita al green per conciliare il diritto alla salute e quello all’ambiente. Come succede in altri Stati. Nel caso del capoluogo ionico, non entro nel merito della sentenza di primo grado della Corte di Assise di Taranto del processo ‘Ambiente svenduto’, ma mi limito a dire che quando l’ex Ilva è stata concepita evidentemente non si è pensato molto alla tutela dell’ambiente. Oggi, però, si deve cambiare. Il Mezzogiorno non può vivere soltanto di cultura e turismo. L’ economia della Puglia non può reggersi solo sul mare e sul sole nonostante i suoi 800 chilometri di costa”. Ma? “Pensiamo ai distretti tecnologici del Barese, che fanno parlare al Nord di Puglia Valley e funzionano. E lo dice uno che è responsabile del piano regionale della cultura per la Regione Puglia. Dobbiamo far leva su tutti gli asset strategici per attirare investimenti e, di conseguenza, creare nuova occupazione. Al Sud si fa pressante il fenomeno della desertificazione. Ma se tanti giovani vanno via e non tornano più rischiamo di abbandonare i nostri territori alla malavita e di non farli crescere più. Questo è il momento opportuno per invertire questo trend. Il nostro Centro diventerà un presidio di quelli che vorranno studiare e impegnarsi qui. Stiamo pensando di offrire borse di studio ai giovani che studiano nel Mezzogiorno con le liberalità di alcuni partners. Come si vede, il nostri obiettivi sono vari: veicolare una immagine diversa delle nostre regioni, dire che al Sud si può restare e fare impresa con successo e che il Meridione riesce a stare in piedi da solo. Le risorse del Recovery Fund potranno agire sulle infrastrutture materiali e immateriali mancanti. Mi auguro solo che vengano gestite non dai soliti gruppi imprenditoriali, ma con trasparenza e soprattutto per il bene del Sud”.  

Il progetto messo in piedi dai due docenti in un anno è unico in Italia. “Esistono archivi e musei di singole imprese, come quello imponente dell’Enel a Napoli sull’industria elettrica o musei e archivi di aziende in Puglia, Calabria e in altre aree, ma non c’è mai stata una struttura in cui – dichiara il Prof Pirro- ci si proponga di raccogliere, ordinare, catalogare e rendere fruibile un patrimonio documentario riferito alla storia di tutta l’industria localizzata nell’Italia meridionale, come farà il Cesdim”.

All’idea di Ponzio e Pirro (presidente onorario del Cesdim) hanno aderito vari soggetti: Adler plastic spa, Carlo Spagnolo, Nuovo Pignone International srl, Fondazione Gianfranco Dioguardi, Fondazione Centro Studi Enel, Confindustria Brindisi, Alessandra Giannelli, Steel Tech srl, Progeva srl,  Ilabs srl, Cma srl, Tecnologie Diesel spa (Bosch) ed Edizioni Scientifiche Tecniche Europee, Mensile Economy di Milano e le Acciaierie Venete.

Il Centro è stato aperto in una ex aula e in una stanza presso il DISUM- Dipartimento di studi umanistici dell’Ateneo barese.

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