in ,

Vittime di Mafia. Di Fabiano e Morici

“Paura? Non c’è motivo di averne. Io faccio parte di una macchina complessa ed agguerrita, che è la Polizia di Stato. Sono una piccolissima rotella di questo meccanismo. Se bloccano me, l’ingranaggio va avanti lo stesso. Farlo, sarebbe solo controproducente per la organizzazione criminale”.

Le parole sono di Fabio Fabiano, nato nel ’67 ad Agrigento, di professione sbirro. E’, infatti, un poliziotto organico alla Squadra Mobile di Agrigento, che si è sempre occupato di contrasto alla criminalità organizzata. Un tipo schivo, ma tosto, che per ragioni professionali potrà raccontare una piccola parte di quello che vede ogni giorno. Di recente ha scritto un libro, che vi consiglio di leggere, dal titolo: “Vittime di mafia”, edito dalla Monetti Ragusa Editori, con Gian Joseph Morici, nato nel ’59 a Rochester (Stati Uniti), residente a Parigi, fondatore del blog, ora testata on line: La valle dei templi. Un lavoro in cui, come dice nella Prefazione Antonio Evangelista, Dirigente della Digos di Asti, si trova l’Italia migliore. Perché? Leggendo, ci si imbattere in esseri umani, divenuti loro malgrado eroi, e nel modo più tremendo. Uomini e donne, fatti di carne e sangue, sudore e fatica, amore e speranza.

“In queste pagine – scrive Evangelista –  non si narra di soggetti equivoci, contrabbandati per campioni o addirittura eroi, creati dal nulla e propagandati da un circo mediatico indecente e indegno. In queste pagine non ci sono fenomeni da baraccone, nani, ballerine, escort, giocolieri, giullari e via dicendo, le cui storie fanno da eco al vuoto nel quale il Paese sta rovinando.  In questi capitoli c’è l’Italia migliore, c’è la vita vera della gente, ci sono persone che sanguinano e sudano, persone autentiche, che, queste sì … a loro insaputa, sono divenute difensori di verità e paladini di giustizia”. E a scrivere il libro sono mani “incazzate, che ancora si indignano”.

“Mani incazzate”. Così scrive il Dirigente della Digos di Asti. Fabio è così?

Sì. E’ proprio così. Mi sono reso conto, come tutti voi, di un dato: i libri che trattano il tema della mafia tendono a mitizzare i mafiosi. Queste pubblicazioni, quando non sono serie come quelle di alcuni autori come il Professore Carlo Marino o pochi altri, finiscono per essere degli spot pubblicitari ai mafiosi. Questo è inaccettabile. Mi ripugna pensare che la foto di Bernardo Provenzano o, peggio, quella di Totò Riina siano più conosciute di quelle di alcuni poliziotti, magistrati o attivisti che sono morti, combattendo la mafia. Per questo abbiamo scritto un libro su uomini e donne che sono il vero simbolo dell’antimafia, più di tanti inutili chiacchieroni e millantatori. Il nostro target, come i video-documentari che realizziamo, sono soprattutto i giovani delle scuole. Il mio sogno è che questo libro possa essere adottato da tanti docenti. Mi auguro anche che con i ragazzi si possa aprire un dialogo. Non è un  caso che la copertina sia stata realizzata da una ragazza di 15 anni, favarese, Giusy Cutaia. Ho voluto quindi scrivere questo libro, mettendoci quella grande fame di giustizia, che ancora, per fortuna, anima tante persone. Posso dire che si tratta di un libro diverso. E’ un tormentone che ha uno slogan a me caro, ideato da un grande eroe dei giorni nostri- Peppino Impastato- “La mafia è una montagna di merda.”  E le vittime citate in questo libro sono degli eroi dei nostri giorni. Ne cito alcuni: Miraglia, Ficarola, Ogliastro, Vaccaro Notte. Poi i familiari delle vittime di mafia sono degli esempi molto chiari di come va fatta antimafia. Penso a Giuseppe Cimminisi, mio grande amico, che assieme al suo avvocato ha intrapreso un percorso di giustizia, terminato con la combinazione degli ergastoli a Totò Riina e Bernardo Provenzano. Vuoi sapere una cosa?

Sì.

Quando si parla di mafia, ho paura che si rimanga su un concetto astratto. A me piace pensare ai mafiosi come a uomini in carne ed ossa, con un nome ed un cognome, buoni solo ad ammazzare per arricchirsi. Saremo sulla buona strada nella lotta alla mafia quando i media e tutti noi, cittadini onesti, parleremo di loro, facendo nomi e cognomi e non avremo più paura di emarginarli.

Se ti dico tempi più veloci per riutilizzare i beni confiscati alla mafia e istituzione di una Procura europea antimafia, cosa mi rispondi?

sfondi una porta aperta. Sono d’accordo. Occorrono leggi che creino reati comunitari e garantiscano pene severe, ad esempio, contro la falsificazione dell’euro, la truffa dei fondi europei, il riciclaggio e il reimpiego di capitali illeciti che coinvolgano più Paesi. Penso a reati che vengano commessi da singoli ed organizzazioni criminali che investano  due o più Stati dell’ Unione  europea. In tal senso sono necessarie una Procura europea oltre che una Polizia giudiziaria europea. Si tratterebbe di realizzare come negli USA i famosi reati federali, dove, ad indagare, sono gli uomini dell’ FBI So che la mia sembra una utopia, ma potrebbe davvero rafforzare i Paesi della Ue contro il crimine organizzato.

Hai parlato di ragazzi e scuola. Ma negli istituti scolastici italiani si fa sufficiente educazione all’ antimafia?

Per quello che vedo, sì. Poi dipende dal corpo docente. Quando andavo a scuola io non se ne parlava proprio.
 

Per il lavoro che fai, devi rispettare il vincolo della riservatezza. Ma ti possiamo chiedere se temi per te e la tua famiglia?

Non c’è motivo di temere. E poi se bloccano me, l’ingranaggio va avanti lo stesso. Mi sento determinato a svolgere il mio lavoro, così come tutti i miei colleghi. Noi siamo abituati ad andare sino in fondo e a non fermarci. Nello stesso tempo, cerchiamo di lasciare intatta la nostra umanità. Potrei raccontarvi decine di circostanze nelle quali, pur non venendo meno ai nostri obblighi, abbiamo alleviato la situazione drammatica di alcuni criminali e dei loro familiari, a volte prime vittime dei loro soldali. In questo, lasciatecelo dire, ci sentiamo tosti.

Un augurio per il prossimo anno a chi ci sta leggendo.

Che chi ci governa cominci a trovare soluzioni ai nostri problemi quotidiani.

                                                                                                                                                                                         Cinzia Ficco

Gli autori:

Fabio Fabiano nasce ad Agrigento nel 1967. Ripercorrendo le orme paterne, a diciannove anni si arruola nella Polizia di Stato. Nel 1996 consegue la laurea in Scienze Politiche presso l’Università di Palermo. Lavora alla Sezione Volanti della Polizia di Agrigento e dal 2010 è assegnato alla Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Agrigento.

Alla vocazione poliziesca si unisce quella radiofonica (da oltre vent’anni conduce come dj un programma musicale su una radio locale) e quella giornalistica (cura da oltre due anni la realizzazione di documentari televisivi).

Nel 2008 ha pubblicato “Il Caso del Morto per fortuna” romanzo poliziesco della serie L’Ispettore di Falco. A seguire, nel 2009 ha pubblicato “Cuore di Gesù” che compendia le sue grandi passioni e le arricchisce delle competenze professionali acquisite nel corso della sua lunga carriera investigativa. Nel 2013 ha pubblicato “Il frutto della Corteccia” quarto capitolo della serie “I casi dell’Ispettore Di Falco”.

 

Gian Joseph Morici nasce negli Stati Uniti, a Rochester, nel 1959. Di padre siciliano e madre americana rientra presto nella paterna Sicilia, ad Agrigento, provincia ad alta densità mafiosa. Cresce quindi in un ambiente in cui la presenza della mafia è palpabile ed incide nella vita quotidiana anche di chi con questa non ha nulla a che spartire.

Figlio di commercianti conosce il volto peggiore di questo male quando a Gela viene ucciso un amico fraterno della famiglia, nonché collega, per essersi opposto alla richiesta di pizzo ed avere fondato la locale associazione antiracket.

Un evento che segna profondamente il suo percorso in favore di una cultura antimafiosa. Dedito alla tutela delle tematiche ambientali è stato oggetto di minacce di probabile matrice mafiosa come riportato da media nazionali e da interrogazioni parlamentari.

Ha scritto articoli pubblicati dalla stampa italiana ed estera sui temi della mafia, del terrorismo e dell’intelligence.

Nel 2006 apre il blog, trasformato poi in giornale on-line, La Valle dei Templi.

Vive attualmente a Parigi.

Prefazione

Antonio Evangelista Dirigente della Digos di Asti. Evangelista dal 2007 al 2010 dopo essere già stato a capo della Digos ha ricoperto il ruolo di dirigente della Mobile. Dal 2010 al 2012 è stato in missione in Bosnia come consigliere del Ministero dell’Interno dirigendo le indagini sui crimini di guerra e guidando la polizia criminale nei Balcani. Nel 2011 ha fatto parte della delegazione italiana che ha partecipato alla “Terza Sessione del Forum internazionale sulla criminalità e diritto penale nell’era globale”, tenutosi a Pechino. Autore dei libri “La torre dei crani” e “Madrasse”.

“Vittime di mafia”, edito dalla Monetti Ragusa Editori, prestissimo in tutte le librerie online al seguente codice isbn :9788899008208 o direttamente alla MReditori all’indirizzo mail : commerciale@mreditori it

 

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Commenti

0 commenti

What do you think?

Written by Cinzia Ficco

Satolli: È ora che lo Stato ci dia "credito"