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Amianto, Lorenzo Lorusso: Vogliamo la verità

Da Lorenzo Lorusso, ricevo questa lettera, che pubblico volentieri

“Mi chiamo Lorenzo Lorusso (in foto), sono di Trieste  e presiedo un’associazione: il Movimento dei Finanzieri democratici.

Scrivo per denunciare una grave ingiustizia: quella perpetrata ai danni di ex finanzieri, che hanno lavorato per anni a contatto con l’amianto.

Parto da un episodio recente, che ha suscitato interesse in tanti italiani. La vedova di un uomo di 54 anni, deceduto per avere fumato molte sigarette, è stata indennizzata con un risarcimento da un milione di euro. Per i legali della famiglia non è stato difficile stabilire un nesso di causalità tra il fumo del tabacco e la morte dell’uomo, avvenuta per una grave forma di cancro ai polmoni. Da molti decenni le sigarette sono nel mirino di tutti gli oncologi.

Se per quest’uomo c’è stata la piena consapevolezza che il fumo arreca seri danni alla salute, anche se le case produttrici di sigarette sono state costrette solo dagli anni ’90 a scrivere sui pacchetti il rischio derivante dall’uso del tabacco, per gli esposti all’amianto non c’è mai stata tale consapevolezza. Questo perché non solo le istituzioni preposte al controllo ed alla vigilanza sul lavoro hanno spesso “evitato di fare facili allarmismi” (in questo modo si esprimono ancora oggi alcuni assessori all’ambiente o responsabili di alcuni uffici pubblici, Aziende Sanitarie comprese) ma, cosa ancora più grave, perché molte di loro non hanno mai avviato quell’attività di prevenzione, prevista dalla Legge 257/1992.

Di quanto fosse temibile l’amianto si sapeva già negli anni Quaranta e Cinquanta, tant’è che la prima legge delega risale al 12 febbraio 1955, la numero 51. Ma nulla, o quasi, si è fatto da quel momento per contrastare la strage che si sta verificando in questi ultimi decenni: sono decine di migliaia gli esposti a livello nazionale, e tantissimi sono stati i casi mortali di mesotelioma della pleura.

Una cosa è certa, l’amianto è pericoloso quanto una guerra o quanto una epidemia di colera, con la differenza che per quest’ultima si corre subito ai ripari, per l’amianto il pericolo è stato ed è ampiamente sottovalutato. Perché? Forse per tutelare proprietari, funzionari pubblici o dirigenti di aziende che non hanno provveduto per tempo a disporre le previste bonifiche e l’attività di prevenzione sanitaria nei luoghi di lavoro.

Ecco perché l’associazione oggi persegue vari obiettivi: quelli più generali, riguardanti la sindacalizzazione e la smilitarizzazione della Guardia di Finanza, nonché la richiesta di rispetto da parte delle istituzioni di leggi, quali quella sulla trasparenza degli atti amministrativi (legge numero.241/1990), ma anche una seria applicazione della cosiddetta legge Pinto per l’equa riparazione, dovuta alle lungaggini di molti procedimenti. Ma ci occupiamo anche di amianto.. E da oltre un decennio,

Ci sentiamo “tipi tosti” perché non ci lasciamo facilmente intimidire né da pressioni che spesso arrivano da alcuni vertici istituzionali, né da azioni che riteniamo sleali e scorrette, dettate spesso dall’arroganza del potere.

Nel 1999 ho subito una perquisizione per il solo fatto di avere promosso una conferenza stampa, riguardante i presunti sprechi legati al servizio segreto della Guardia di Finanza. Alla conferenza, oltre ad insigni giuristi, avevano partecipato alcuni parlamentari di schieramenti trasversali.  Tutti si dissero scandalizzati dal provvedimento di una procura militare che non aveva alcuna competenza giurisdizionale e territoriale sulla mia persona. I deputati descrissero quella perquisizione come «un grave atto di intimidazione, che ha creato grave pregiudizio alla libertà di pensiero, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione». Il fascicolo fu archiviato con la formula «perché il fatto non sussiste» (l’ipotesi di reato non era neppure a mio carico, ma diretta ad un sottufficiale del Corpo presente alla conferenza), ma io non ho mai ricevuto né un risarcimento, né le scuse da parte di quel magistrato eccessivamente zelante.

 Mi sono rimboccato le maniche ed ho sposato in pieno anche la battaglia di F.B, ex finanziere, creando, nell’ambito della nostra associazione, un dipartimento dedicato alle vittime dell’amianto, sganciato da tutte quelle associazioni che ricevono contributi dallo Stato o dalle Regioni. Non abbiamo mai chiesto un euro di finanziamento ad alcuno. Ci autofinanziamo con gli aiuti dei nostri associati.

F.B. è un graduato in congedo della Guardia di Finanza, che ha coraggiosamente intrapreso una battaglia legale di civiltà contro il mancato riconoscimento della sua avvenuta esposizione alle mortali fibre di amianto.

Si batte da anni contro un muro di gomma creato a barriera protettiva di: Guardia di Finanza, spezzoni di INAIL, parti di Aziende Sanitarie, che negano questi diritti. La Guardia di Finanza ha negato ad F.B. persino il curriculum lavorativo, necessario per intraprendere l’iter legato al riconoscimento previsto dalla legge 257/1992.

Ma se F.B. è un eroe dei nostri giorni, la signora V.C, vedova del graduato S.M, è stata ed è una eroina di qualche decennio fa, perché ha combattuto con il marito prima contro la malattia (un mesotelioma pleurico, sicuramente contratto in servizio) poi contro il mancato riconoscimento da parte degli enti preposti dei diritti sanciti per le vittime dell’amianto.

Oggi, nel Registro Regionale degli Esposti all’Amianto del Friuli Venezia Giulia ci sono oltre 50 dipendenti ed ex tali della Guardia di Finanza, tra i quali un alto ufficiale del Corpo, ma anche due mogli che – spazzolando o pulendo la divisa dei mariti – si sono trovate esposte pure loro alla fibra mortale.

Ma se c’era e c’è tanto amianto, perché le istituzioni continuano a negare? Non ci faremo intimidire, andremo avanti per scoprire la verità.

 

                                                                                                                                                                        Lorenzo Lorusso – Trieste

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