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"Avvocato? Macché. Oggi sono Aguin!"

Da Aguinaldo Perrone, nato a Bari, quarantaquattro anni fa, ricevo e volentieri pubblico questa lettera. “Sono laureato in Giurisprudenza e avvocato ancora iscritto all’Ordine, ma non più esercitante. Ho fatto l’avvocato per ventidue anni. Poi basta. Nella vita le passioni sono tutto. Io ne ho sempre avuta una grande. Quella per la réclame dei cartellonisti. Ho avuto sin da ragazzo la possibilità di studiare a New York, avendo dei genitori molto aperti. Ma l’incertezza dei miei giovani anni mi ha trattenuto qui e fatto fare una scelta di ripiego. Nessuno mi ha costretto a fare Giurisprudenza, sono le scelte omologate chei fanno quando si rinuncia a qualcosa di più importante. Tutto qui. Il conflitto tra quello che ero e quello che mi sarebbe piaciuto essere l’ho vissuto molto male. E non avrei potuto fare sia l’avvocato, sia l’artista. Sono due cose diverse. Ma tutti siamo vittime delle convenzioni. Almeno finché facciamo un’altra cosa. Il conflitto è tra una passione che ti divora dentro e la vergogna di dirlo. Poi con gli anni, tutto è diventato naturale. Oggi sono Aguin. Ho sempre continuato a disegnare, ma con pudore. Finché un giorno, dopo vent’anni, un ricovero improvviso mi ha indotto ad imboccare il bivio della scelta. Da lì non sono più tornato indietro. Sostenuto dalla mia compagna e dalla famiglia ho tenacemente percorso la strada della mia passione per la réclame, producendo una quantità innumerevole di disegni, pitture, gadgets in legno, e portando poi in esposizione questo piccolo patrimonio umano, anzi direi il mio piccolo racconto di come vedo io il mondo della pubblicità, di come lo vorrei vedere cambiato, essendo oggi molto squallido e pieno di immagini che di artistico non hanno più nulla. La mia è una scommessa che fa paura. Anche perché sono autodidatta. Il sacrificio più grande è stato quello di incontrare molta solitudine in questo percorso. Perché sono cambiati i tempi del lavoro e delle frequentazioni con gli amici. Ora sto bene, ma sono profondamente solo. Ma sono tenace, indietro non torno, perché per me il disegno e la réclame sono tutto. Amo soprattutto i cartellonisti sconosciuti, quelli che sono rimasti senza un nome, ai quali dedico tutto il mio lavoro, con un affetto e un orgoglio estremo. La critica mi ha apprezzato molto, e ne sono molto felice. Anche se da quando ho cominciato ad essere conosciuto in tutto il mondo, e da quando poi sono finito in biennale, in tanti mi sono diventati ostili, improvvisamente. Non credevano che facessi sul serio e sentono di essere incalzati da uno che fa un lavoro puntuale di comunicazione insieme a quello artistico che in pochi riescono a conciliare. Non si legga, però, questo come un atto di presunzione. Spero si capisca il senso profondo e tutt’altro polemico di quello che voglio dire. Faccio tutto da solo, non sono alle dipendenze di nessuno. Il blu e il rosso (si vedano i miei siti) sono una scelta irrazionale. Alla quale non ho mai rinunciato. E’ il mio segno distintivo. Non ho mai saputo perché. Per il futuro mi piacerebbe continuare a portare in giro il mio racconto e fare una donazione del mio materiale ad un museo. Perché si possa consultarlo, e farne oggetto di ricerca. Per fare scelte alternative ci vuole un grande coraggio, che è nulla, però, senza il sostegno dei propri cari. Ma è un percorso che ognuno di noi dovrebbe fare per essere felice e dare un senso alla propria vita, al proprio passaggio su questo mondo. Mi sento tosto, ma a volte è una grande fatica. Allora non ci penso, e guardo oltre. Al blu e al rosso”

Aguinaldo Perrone http://www.aguin.it http://aguindisegni.blogspot.com/

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