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Cristina e il "pane in attesa" per i poveri di Messina

Da Cristina Puglisi Rossitto, siciliana, ricevo questa lettera, che pubblico volentieri

“Sono nata ad Avola (SR), ma a soli 4 mesi i miei genitori si trasferirono a Milano.

Io ho studiato lettere, ma mio marito, commercialista e tributarista, mi ha fatto conoscere i piaceri di questa professione che puo’ sembrare arida, ma che, se fatta con il cuore, dà tante soddisfazioni. Ormai sono passati 12 anni, ma lavoro sempre con la passione del primo giorno.

A Milano sono cresciuta ed ho vissuto per 17 anni. Poi i miei genitori hanno deciso di rientrare in Sicilia. Ho terminato le superiori a Siracusa, dove ho studiato per due anni. Il rientro non fu bellissimo. Troppo lontana dalla mentalità del sud, per me,  cresciuta nell’algido nord,  dove tutto e’ preciso e cadenzato.

Finite le superiori mi trasferii a Catania,  dove ho vissuto per due anni, per poi decidere di tornare in quella che consideravo la mia casa: la Lombardia.

Mi trasferii a Brescia, dove avevo degli amici, e lì iniziai la mia nuova vita.

Studiavo alla Cattolica e nel frattempo lavoravo per pagarmi gli studi. Sono rimasta a Brescia per quasi 10 anni e poi ho deciso di tornare a vivere in Sicilia. Iniziavo a capire i miei genitori. il richiamo di questa isola meravigliosa, nonostante vivessi in una citta’ ricca, nonostante avessi un lavoro, non mi ha dato scampo.

Sono tornata a vivere a Noto (SR) in una splendida riserva naturale, quella di Vendicari, in una tenuta sperduta, in campagna.  Dopo 12 anni di fidanzamento mi sono sposata e ho visto fallire il mio matrimonio dopo soli 4 mesi. Ero incinta di soli due mesi quando il mio ex marito se ne ando’. Solo in quel momento mi posi il dubbio se tornare a vivere a Milano oppure no. Avevo un figlio a cui pensare e da far nascere.

Decisi di regalargli la cosa piu’ bella che avevo: la Sicilia. Rimasi ed iniziai una nuova vita, senza soldi, ma con tanta speranza.

Dopo otto mesi dalla nascita di mio figlio conobbi il mio attuale marito.  

In soli tre mesi decisi di andare a vivere con lui a Messina e l’anno dopo nacque il nostro primo figlio, al quale seguì il secondo quattro anni dopo.

Per 12 anni mi sono dedicata alla mia vita matrimoniale, al lavoro di studio,  alla crescita dei miei tre figli ed alla gestione dei miei sei cani.

Quando mi trasferì a Messina (nella foto, ndr) decisi di andare a vivere in campagna. Vivo in un paesino di 200 anime a 35 km dalla città. Ogni giorno viaggio in treno per raggiungere il lavoro.

Viaggiando, alla stazione incontravo tutte le mattine le stesse facce, uomini e donne che vedevo anche la sera. Erano tranquilli, seduti sulle panchine. Sembrava aspettassero qualcosa. 

Erano dei senzatetto e la cosa mi stupì parecchio. Io ero abituata a vedere i clochard dormire nei cartoni. Quelle persone non rientravano nei miei canoni di  senzatetto! Mi incuriosii e iniziai ad osservarli. Diventai amica di uno di loro, un uomo estremamente colto, che viveva per strada da qualche anno.

Era la fine di ottobre dell’anno scorso ed iniziava ad arrivare il freddo. Organizzai con una amica e mio marito delle “ronde” serali per portare alla stazione latte caldo e vestiti invernaliPer la raccolta dei vestiti creai un gruppo facebook “Gli Invisibili” – https://www.facebook.com/groups/senzatetto.senzavoce.messina/?fref=ts

Capii subito che per molti vivere per srada è una scelta. Ma ne ho conosciuti altri, poveri, poveri davvero.

Una sera una donna mi invio un messaggio in privato, contattandomi proprio sul gruppo facebook; “Ho bisogno di aiuto e non so a chi rivolgermi. Non riesco a comprare da mangiare tutti i giorni. Spero possiate aiutarmi”.

Questa fu la prima richiesta di aiuto di una famiglia. Chiesi il numero di telefono e la contattai il giorno stesso. 
La incontrai a casa sua il giorno dopo. Una casa fatiscente, piena di umido e muffa. Avevano una piccola pensione di invalidità ed era difficile dividere i 400 euro fra bollette, affitto e spesa.  Era una famiglia normalissima: mamma, papa’ e due figli. Fino a un paio di anni prima vivevano dignitosamente, quasi duemila euro al mese. Poi la malattia del marito, la perdita del lavoro ed il nulla!  

Raccontai la mia esperienza sul gruppo facebook per condividere la richiesta che mi era stata fatta: serviva cibo per la famiglia, che avevo incontrato.  La risposta fu strepitosa. Iniziarono ad arrivare borse di spesa. Il poco di tanti aveva permesso di esaudire una richiesta timida timida.

Nel giro di un mese aumentarono le richieste di aiuto ed i donatori erano costanti nelle loro consegne ed aumentava il loro numero.
Decisi con Antonella La Fauci e Fabio Puglisi, mio marito, di costituire legalmente un’associazione.  La sede dell’associazione è nel mio studio.  Abbiamo attrezzato una stanza a magazzino dove conservare le scorte e il fresco (in frigo).

Attualmente sono 18 le famiglie che assistiamo, fra cui quasi 30 bambini. Tutti “nuovi poveri”. In sede io ed Antonella prepariamo le borse per le consegne. Settimanalmente ne partono una settantina.

L’organizzazione è semplice: arriva una segnalazione e prendiamo immediatamente il contatto. Io e una volontaria, assistente sociale con esperienza decennale, incontriamo la famiglia per capire se si tratta di un bisogno vero di aiuto. Purtroppo tante sono le persone che ne approfittano e la nostra priorità è proteggere la buona fede dei donatori.

Se la famiglia è davvero bisognosa viene accolta in associazione e affidata a due volontari. Saranno loro a consegnare la spesa tutte le settimane. I volontari rappresentano il contatto diretto fra l’associazione e la famiglia: sono i nostri occhi e le nostre orecchie. La famiglia viene seguita per un trimestre. Ogni mese viene fatta una “valutazione” del nucleo familiare. E’ importante capire se i componenti si danno da fare, cercano di uscire dalla situazione di bisogno in cui si trovano.

Quando accogliamo una nuova famiglia cerchiamo di comprendere quali sono i margini di intervento su cui agire per risollevare la situazione. A tale scopo abbiamo un team legale di sostegno:  un poliambulatorio con più di 25 specialisti a cui  ci si può appoggiare, un banco farmaceutico per le medicine, un sostegno amministrativo.
Attualmente l’associazione è composta da un centinaio di persone. Diamo sostegno ad una ottantina di poveri.

Di recente abbiamo fatto partire una iniziativa: il pane in attesa. L’idea mi è venuta leggendo del caffè in sospeso a Napoli.  Chiunque vada a comprare il pane in cinque panifici di Messina che abbiamo contattato, ne lascia un pò in sospeso. 

Ad ogni panificio abbiamo consegnato un adesivo dell’associazione “Gli Invisibili” da mettere in vetrina. Così si identifica subito il panificio aderente. Abbiamo chiesto di esporre il regolamento. All’interno del panificio abbiamo fatto mettere una cesta con la scritta “Pane in attesa”. In una cesta vengono messi i sacchetti (con 5 panini) che potranno essere ritirati dai bisognosi. Il pane viene  ritirato solo dalle persone a cui l’associazione ha rilasciato apposito tesserino.

Ad un mese dall’inizio del progetto i panifici hanno di media fra i 100 e 150 euro di pane in attesa. Ogni giorno circa 29 famiglie vanno a ritirarlo e stiamo ancora provvedendo a distribuire tesserini.

La Sardegna, la Puglia, le Marche, il Lazio ed il Piemonte stanno lanciando il “Pane in attesa”, seguendo il nostro progetto.

Speriamo nell’adesione di altre regioni. Nel frattempo andiamo avanti con altri progetti per riqualificare la nostra città: Messina. 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Cristina Puglisi Rossitto

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