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Francesco Cafiso: "il jazz è quella musica che …"

                                                                 

Nel panorama musicale mondiale del Jazz, l’Italia vanta un’eccellenza: Francesco Cafiso. Nato a Vittoria (Sicilia) il 24 Maggio del 1989, a soli sei anni comincia a solfeggiare il sassofono , a nove dirige una band di musicisti adulti. Considerato il talento più precoce della storia del Jazz, della musica dice:
“La musica prima di tutto è una missione per me… il jazz è quella musica che arriva al cuore della gente comune”.

Lei è giovanissimo, ma ha fatto tanta strada, come ci si sente ad avere e gestire un successo come il suo?

Da piccolissimo ho imparato a gestire il successo vivendo tutto in maniera naturale, senza farmi coinvolgere in maniera eccessiva. Non nascondo che è piacevole avere successo ma la cosa che per me conta di più è la musica e su quella mi sono sempre concentrato. Ho sempre vissuto la musica in modo intenso, profondo, con onestà e rispetto dando costantemente tutto me stesso riconoscendo alla musica un valore mistico e sacro. Per questo la musica prima di tutto è una missione per me ed ecco che il successo, invece, è stato sempre un mezzo che mi ha concesso di far arrivare la mia arte a tante persone.

L’ha cambiata in qualche modo?

Il successo? No assolutamente. Sono sicuro di essere Francesco Cafiso di 15 anni fa con in più la consapevolezza e l’esperienza di un ragazzo di 25 anni che è sempre più entusiasta della musica e della vita.

Quanto è stata importante la sua famiglia per la sua formazione musicale?

La mia famiglia ha avuto il ruolo più importante. Ho iniziato ad avere un’attività concertistica già a 9 anni. A quell’età da solo non avrei potuto fare nulla. La famiglia mi ha incoraggiato, sostenuto, aiutato, protetto. In famiglia, insieme, abbiamo fatto le scelte più importanti riguardanti i concerti, gli studi, le collaborazioni…

A 13 anni un grande del panorama mondiale del Jazz, la sceglie per una collaborazione, parliamo di Wynton Marsalis. Cos’ha pensato in quel momento? 

A tredici anni mi ha chiamato per andare in tour con lui per tutte le più grandi capitali d’Europa. Abbiamo suonato nei teatri e nei club più importanti e prestigiosi d’Europa.  Di quell’esperienza mi ricordo tutto: i concerti, le conversazioni, gli incontri e persino gli odori delle diverse città dove siamo approdati. Wynton mi ha insegnato moltissime cose che spesso vanno al di là della musica. Nelle nostre conversazioni, mi trasmetteva un’infinità di cose vere, importanti che mi incoraggiavano e stimolavano. Questa cosa mi ha messo addosso una voglia irrefrenabile di studiare e andare sempre avanti, senza fermarmi mai un istante. La cosa che continua a stupirmi tutt’oggi è che Wynton ha fatto tutto questo in modo assolutamente naturale e disinteressato. Mi ha dato tutte queste opportunità perché credeva in me. Gli sono veramente grato ed è il motivo per cui prima di tutto lo stimo umanamente e per cui gli voglio un gran bene. A oggi, credo che quella sia stata l’esperienza più importante e formativa che io abbia mai fatto.

Durante la sua carriera ha continuato a studiare, suona anche altri strumenti vero?

Ho conseguito il diploma in Flauto Traverso nel 2006 presso il conservatorio V. Bellini di Catania e nel 2010 la laurea specialistica di II livello in Jazz presso il Conservatorio Corelli di Messina. Per ovvie ragioni suono anche il pianoforte che mi aiuta molto nel lavoro di composizione e arrangiamento.

Cos’ha il Sax di magico?

Il sassofono lo sento mio, è parte di me, un prolungamento del mio corpo. Si tratta di un amore vicendevole. Credo che sia un rapporto intenso quasi come quello che si realizza tra due persone. Il tempo non lo cambia assolutamente, anzi non fa altro che aumentarne il legame e la conoscenza.

A parte il jazz, che musica ascolta?

È necessario avere una apertura a 360° verso tutti gli stili e tutti i generi musicali. La musica non ha barriere né confini ed è per questo che mi approccio ad essa con lo spirito del curioso, cercando di ascoltare tutto senza condizionamenti e preconcetti.

Lei vanta collaborazioni di altissimo livello:” Enrico Rava, Manhattan Transfer, Ray Drummond, Jimmy Cobb, Lincoln Center Orchestra, Count Basie Orchestra, James Williams e tantissimi altri ancora, l’elenco è lunghissimo. Di solito si creano per feeling, un dare e ricevere, una fusione di suoni e colori… quanto crede di aver dato e quanto ha ricevuto?

Queste collaborazioni sono state molto importanti nella mia ancora giovane carriera. Da ognuno ho “acchiappato” qualcosa perché ognuno è diverso dall’altro. La miscela di tutti gli ingredienti che ho “preso” da ciascuno di loro ha contribuito, in parte, alla mia formazione artistica che naturalmente è ancora in itinere.

Le atmosfere che ama di più?

Un teatro stracolmo di gente predisposta all’ascolto col comune intento di creare un dialogo empatico con l’artista dando vita a momenti intensi e ricchi di magia.

Tanti i palchi calcati in giro per il mondo, Giappone, Inghilterra, Austria, Brasile, Italia ovviamente e spessissimo negli Usa; possiamo considerarli questi ultimi, visto premi e riconoscimenti, come la sua seconda casa?

Viaggiare è una delle cose più belle in assoluto. Ogni città dove ho suonato mi ha comunicato qualcosa. Sento di avere un legame con ciascuna di esse. Per un fatto artistico, New York credo sia il posto dove vivrei perché offre tantissime opportunità e perché oggi è il centro del mondo. Tuttavia, per motivi diversi e disparati, sono attratto anche da tante altre città.

All’attivo ha tanti lavori, ma il jazz è ricerca, innovazione, improvvisazione. Lei è alla ricerca di cosa?

Alla ricerca della mia direzione musicale, del mio suono, della mia concezione, del mio modo, della mia strada, di me stesso. Tutti ingredienti fondamentali che mi possano identificare in modo forte e chiaro.

Progetti per il futuro, nuovi album in uscita?

Tre dischi in un unico cofanetto. Tre storie diverse. Tutti brani di mia composizione. In uno dei tre c’è la collaborazione con la London Symphony Orchestra e diversi musicisti internazionali .Registrazioni a Londra, New York, Udine… Sono al lavoro perché tutto ciò si realizzi entro l’anno.

Quanto della sua terra c’è nella sua musica?

Moltissimo. Uno dei tre dischi che usciranno è sostanzialmente dedicato interamente alla Sicilia, con un chiaro riferimento alle nostre bande di paese che hanno dato un grande contributo al jazz nei primi anni della sua formazione.

Differenze tra il panorama jazzistico italiano e quello straniero? Quali musicisti la hanno influenzata di più? 

L’Italia è ricca di musicisti bravissimi ma, in generale, devo dire che in giro per il mondo ci sono tantissimi musicisti di altissimo livello. A me non piace parlare di jazz italiano, americano o giapponese. Il jazz è uno, ha un linguaggio definito e una fortissima identità e soprattutto è uguale in tutto il mondo. Ecco perché musicisti provenienti da parti diversi del mondo non hanno difficoltà a fare musica insieme. Non è un caso che si dica che la musica è un linguaggio universale. Questo concetto, meno in generale, può essere circoscritto alla musica jazz. Poi ogni artista, in base alle proprie origini, al proprio background culturale, porta dentro questa musica ingredienti diversi. Agli italiani, nel mondo, riconoscono ovviamente un grande senso melodico nel fare musica. La melodia fa parte del nostro retaggio culturale, non ci dimentichiamo che siamo il paese del Bel Canto. Non c’è un musicista in particolare ma molti musicisti, soprattutto i grandi del jazz mondiale, da cui mi sono fatto influenzare e che oggi fanno parte del mio bagaglio artistico.

Che brano ama in assoluto e avrebbe voluto scrivere/ comporre di suo pugno?

Tutte le composizioni di Francesco Cafiso.

Ultimamente è stato ospite del programma “Alle falde del Kilimangiaro” dove si è fatto portavoce di una campagna di sensibilizzazione. Ce la racconta?

Sono venuto a conoscenza che in Cina vengono allevati cani e gatti per l’utilizzo della loro pelliccia. Ogni anno 22 milioni tra cani e gatti vengono uccisi per tale scopo e sinceramente ciò mi rattrista molto. Amo gli animali e vorrei che non si utilizzassero simili pratiche. Alle falde del Kilimangiaro ho voluto, con la mia testimonianza, mettere in evidenza questa barbarie perché possa finire al più presto.

Se qualcuno sussurra. “Se non sai cos’è, allora è jazz” , cos’è il jazz e cosa l’improvvisazione?

Questi aforismi sono un po’ ambigui e non li ho mai amati. Alcuni grandi artisti li hanno detti a mo’ di battuta, altri li hanno detti in modo ironico perché, secondo me, dietro queste “banali” parole si cela un significato molto profondo. Tuttavia, oggi tendiamo a banalizzare e a scherzare sul jazz in questo modo.  Il jazz, lo riconosci dopo due note, e capisci pure se chi lo fa è in grado di farlo o meno. Il jazz è lo strumento migliore nelle mani del musicista per esprimere e comunicare in maniera personale dei sentimenti. Il pittore produce emozioni attraverso i colori, il poeta attraverso le parole, io lo faccio con le note. Lo scopo è identico per tutti: arrivare al cuore delle persone e dare un messaggio positivo. Il jazz è il racconto di storie interpretate o re-interpretate da ogni musicista sempre in modo nuovo, comprensibile ed emozionante. Per quanto mi riguarda questo è il mio impegno quotidiano: fare della musica un veicolo di gioia. Mi piace che dopo ogni mio concerto la gente ritorni a casa più contenta. Istintivamente il jazz per me è quella musica che arriva al cuore della gente comune. Il Jazz è ciò che ogni forma d’arte possiede in maniera dominante: lacreatività.  Essa è a disposizione dei singoli o della collettività, basta accoglierla e farla propria.

Ci lasci con una frase che ama ripetersi.

La musica è uno dei doni più belli che Dio ha fatto all’uomo. Se fatta bene, con onestà, con la giusta intenzione e con impegno, gratifica chi suona e chi la ascolta.
 

Potete seguire Francesco Cafiso su:

 fanpage: Official Facebook Page https://www.facebook.com/FrancescoCafisoOfficial

Sito Ufficiale www.francescocafiso.com

                                                                                                                                                                                         Lara Di Fonte

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