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Eddy: “La mia dolce vita? L’ho ritrovata in Puglia”

Roma e la Dolce vita gli sono rimaste nel cuore. Ma è a Putignano, nel Barese, che ha deciso di cambiare vita. E di ripartire con Portaportese. In genere oggi si fa il percorso contrario. Si molla il Belpaese e si spera di fare fortuna all’estero. Eddy Bianco, dell’82, è andato controcorrente. Ha mollato la vita sfavillante della Capitale, che gli avrebbe dato più chances di lavoro ed è tornato nella sua terra. In Puglia. Per questo si sente tosto. Molto tosto.

Ma ripercorriamo la sua storia.

Eddy, quali studi ha fatto e perché ha vissuto per alcuni anni a Roma?

Ho fatto il liceo scientifico, poi il militare. Mi sono trasferito a Roma per frequentare un’Università privata di cinema e televisione

Cosa sognava da ragazzo?

Mi piaceva organizzare i palinsesti delle tv! Ancora oggi si mettono a ridere quando lo dico. Però, ho sempre avuto passione per il cinema, la tv, la musica, e tutto quello che fa spettacolo. Ricordo che da piccolo avevo un quaderno, dove annotavo ora per ora quali dovevano essere i programmi del giorno.

Oggi?

Beh, non ho perso l’abitudine. La prima cosa che cerco sul televideo la mattina è la pagina 533: i dati auditel!

Ci parla della sua vita a Roma?

Mi sono trasferito nella Capitale nel 2002 dopo il militare. Ho studiato per due anni al teatro 3 di Cinecittà, una scuola di regia cinematografica. All’inizio era tutto bellissimo. Il mio sogno che si realizzava! Ero a due passi dal teatro 5 di Fellini. Ogni giorno vedevo e conoscevo attori, sembrava di vivere in un’altra dimensione. E’ stata un’esperienza fantastica.

Poi?

Dopo due anni la scuola è finita. Io ed i miei compagni siamo stati lasciati soli.

In che senso?

Ci hanno catapultati nel difficile mondo dello spettacolo, che dopo ho imparato a conoscere.

Ha trovato poi un lavoro?

Ho avuto la fortuna o sfortuna, non so, di trovare subito lavoro. Ero assistente di uno dei più importanti direttori casting italiani. Parlo di Pino Pellegrino. Ci occupavamo della selezione di attori per film e fiction. Io, in particolare, mi dedicavo alla parte tecnica: dalle riprese ai montaggi dei provini. Lavoravamo tutti i giorni dalle 9 alle 18. Ma gratis. Per questo sono stato costretto a trovare un lavoro serale. Roma, si sa, è tanto bella, ma altrettanto cara. Così dalle 19 alle 24 lavoravo presso un back office di una compagnia telefonica nazionale.

L’episodio che l’ha spinta a tagliare la corda?

Nel 2004 stavamo preparando un film, che doveva chiamarsi: “L’estate al tempo delle Lucciole”, uscito per vari problemi, legati alla produzione, quattro anni dopo, col titolo: “Quell’estate felice”. In quell’occasione ho conosciuto due attori straordinari, come Aldo Puglisi e Maria Grazia Cucinotta, che peraltro fu scartata. Ma ebbi una grande fortuna: avvicinarmi al “modernariato”.

E cioè?

Il film era ambientato negli anni Cinquanta – Sessanta. Mentre noi facevamo i provini, nella stanza accanto ogni tanto arrivava qualche radio o qualche ventilatore d’epoca. Beh, fu un colpo di fulmine.

Perché?

Posso proprio dire che me ne innamorai. Iniziai infatti a girare per mercati, fiere e a comprare su internet. Nel giro di pochi mesi il soggiorno della mia casetta di Roma da 900 euro al mese, diventò una sorta di piccolo museo. Avevo decine di mangiadischi, vasi, radio, macchine da scrivere, lampade. Tutto quello che è stato prodotto dal ‘60 al ‘75 in Italia e in plastica, mi è passato tra le mani. Insomma, avevo tantissimi pezzi. Alcuni rarissimi. Di altri avevo doppioni. Ho iniziato a vendere prima online e poi nei mercati e nelle fiere.

Ma perché non ha aperto il negozio a Roma?

Capii subito che il mondo dello spettacolo non era fatto per me. In una recente intervista a Vanity Fair, Zeffirelli ha dichiarato: “Per fare carriera ho dato il culo e non ho rimorsi”. Beh, io qualche rimorso l’avrei avuto. Tornare giù è stato più facile dopo che la compagnia per la quale lavoravo, decise di licenziare quattromila persone con incentivi a chi optava per un licenziamento volontario.

E allora?

Decisi di prendere la buona uscita e continuare con il mio commercio online. Trovai a Putignano un locale con un affitto alla mia portata, decisi di tornare e aprire un negozio unico nel suo genere in questa zona, abbinando la vendita su internet a quella al dettaglio. Ho dato al negozio il nome di PortaPortese. Che è il mercato più antico di Roma, in zona Trastevere, ed è anche il primo mercato, che ho visitato. Quindi il nome del mio negozio è una sorta di dedica alla mia seconda città, che porterò sempre nel cuore.

Cosa vende di preciso?

Di tutto: dall’abbigliamento agli accessori vintage, al modernariato, all’antiquariato. Tutti quelli che entrano nel mio store dicono: “Sembra un negozio del nord!” Per rendere meno traumatico l’impatto, perché c’è di tutto, ho deciso anche di accettare abiti e oggetti usati. Così, chiunque può venire da me e decidere di vendere i suoi oggetti. Un vero e proprio riciclo intelligente, che può soddisfare le esigenze del proprietario dell’oggetto, di chi lo acquista, e di chi lo vende, che sarei io. Ma è anche un negozio all’insegna del rispetto dell’ambiente.

Perché?

Molti oggetti verrebbero buttati. Io ritengo che anche gli oggetti, come le persone, abbiano diritto ad una seconda chance.

Quanto tempo è passato dall’addio al cinema all’apertura del negozio? Oltre alla buonuscita sono serviti altri soldi?

Avevo soldi, tempo e molta pazienza. Ho trovato il locale a dicembre, ci sono voluti tre mesi per rimetterlo a nuovo. Prima qui c’era un’officina meccanica. Era in condizioni penose. L’ho risistemato con l’aiuto di un amico, che mi ha aiutato ad imbiancare il muro, montare gli scaffali, sistemare le luci. E’ stata dura dal punto di vista burocratico. Ma non ho mollato e il due Aprile scorso c’è stata l’inaugurazione. Il locale è grande circa 140 metri quadrati. I mobili sono tutti in legno grezzo, sempre per sottolineare l’idea del riciclo. Il negozio si divide in due parti: in una, si può trovare l’oggettistica, l’antiquariato e il modernariato, con una vastissima scelta di vinili e libri. Nell’ altra, abbigliamento e accessori. Al centro, invece, c’è spazio per l’oggettistica nuova. Ho una linea francese, che realizza accessori per la casa in perfetto stile retrò anni Trenta.

Il pezzo più antico che ha?

Uno scrittoio dei primi del ‘900 in noce, in perfette condizioni. Ora che ci penso ho anche dei libri del 1800.

Come ha accolto Portaportese il suo piccolo comune?

Agli inizi vedevo persone un po’ spaesate. Disorientate. E questo perché, nello stesso negozio, si trovano il nuovo, l’usato, l’antiquariato e l’abbigliamento. Da qui l’idea di consentire ai clienti di portar oggetti da vendere. Così Portaportese sembra una sorta di mercatino dell’usato. Ma è uno store alternativo, non è un negozio, non è un mercatino dell’usato, ma è la perfetta fusione delle due cose. Questo lo rende unico.

Cosa si vende di più?

Si vende di tutto. Soprattutto, borse vintage. Ho una collezione molto ampia di borse originali anni Cinquanta Sessanta Settanta e di borse più recenti griffate, Prada, Furla, Gucci, Louis Vuitton, Iceberg. Tutte originali.

L’oggetto a lei più caro?

La lampada Valigia di Ettore Sottsass, prodotta da Stilnovo. Ci ho messo una vita per trovarla.

Ha fatto qualche corso come antiquario?

No, ho ereditato da mia madre questa passione. Lei faceva l’antiquario. La differenza di età si riflette sugli oggetti che ci appassionano. Io cerco oggetti di modernariato e arte contemporanea: questo è il mio antiquariato.

Come fa a procurarsi gli oggetti?

Giro molto, tra fiere, mercatini e poi navigo su internet. Negli ultimi anni si corre dietro al made in Italy anni Settanta, uno stile che ci invidiano in tutto il mondo.

Si possono effettuare scambi?

Certo. Non prendo tutto, faccio un’accurata selezione degli oggetti che mi portano. Valuto  col cliente, che può decidere se prendere oggetti di pari valore o accettare il pagamento in contanti.

I prezzi?

Sono molto vari. Si parte dai cinquanta centesimi per l’oggettistica e i libri, si può arrivare a prezzi alti, anche mille euro, per pezzi più importanti di antiquariato, design o quadri.

Chi sono i suoi clienti?

I miei clienti per la maggior parte sono giovani di venticinque, trentacinque anni. Più ragazze che ragazzi, appassionati degli anni Settanta in generale. Acquistano soprattutto libri, vinili e borse vintage Ho clienti di Noci e Bari.

Dove vorrebbe arrivare?

Vorrei ampliarmi, avere un settore più ampio, dedicato al design, con complementi d’arredo e oggettistica per liste nozze.

Come fa a vivere a Putignano dopo aver provato la Dolce Vita?

Dieci anni fa mi si poteva fare la domanda al contrario. Bisogna sapersi adattare. Roma la porterò sempre nel cuore, è una bellissima città, ma è molto difficile viverci. Tanti i servizi che non funzionano. Molti dei miei amici, anche se lavorano a Roma, abitano fuori.

Si sente tosto?

Mi sento tosto, perché ho avuto il coraggio di tornare. In un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui tutti vanno via dalla provincia, dall ’Italia, le istituzioni consigliano di trasferirsi all’ estero, io ho preferito non solo restare, ma anche tornare in una piccola realtà. Negli anni Sessanta i giovani lottavano per difendere i propri diritti, oggi scappano. E’ questa la differenza principale tra la mia generazione e quella dei miei genitori.

Progetti di qui a dieci anni?

Come ho detto prima, vorrei ampliarmi, trasformare lo store in un vero e proprio negozio design. E realizzare un  museo della plastica. Posso dire con certezza e senza modestia, che ho più oggetti del Plart di Napoli, l’unico museo della plastica in Italia.

Era un tipo alternativo. Oggi?

L’antologia postuma di Fabrizio De Andrè si intitola: “In direzione ostinata e contraria”: Questo vuol dire essere alternativi, ed è il mio motto! Vivo solo da quando avevo 18 anni e da allora cerco una dimensione diversa. Non riconosco più la mia generazione, non voglio parlare di quella futura. A volte mi si dice di guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma siamo arrivati ad un punto, in cui non vedo proprio il bicchiere. Ma vado avanti.

Per info

www.artgallerydesign.it

http://www.yatego.it/portaportese/p,4e6649601557f,4e32b3d190bf14_4,gaetano-pesce-vaso-indian-summer-fish-design?sid=03Y1325084669Y040f7194293e890462  http://www.artgallerydesign.it/   

                                                                                                                                                                                                                                                                       Cinzia Ficco

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