Il dieci agosto di tre anni è uscita di casa per andare al mare. Pensava di rientrare dopo qualche ora. Ma per rimettere piede nella sua cameretta ci sono voluti due anni ed una sedia a rotelle. Un incidente stradale le ha lesionato il midollo spinale. La sua vita e quella della sua famiglia è cambiata parecchio. Ma Francesca Lazzaro, tarantina del ’90, residente a Vicenza, continua ad avere sogni, e tanta, ma proprio tanta determinazione per realizzarli. Di recente è stata incoronata Miss Vertical ad una sfilata organizzata a Roma dalla omonima Fondazione
http://www.fondazione-vertical.it/
E ha lanciato un appello agli stilisti italiani. Tra i suoi progetti anche le para olimpiadi del 2016
Dunque, ha lasciato la sua terra e vive in Veneto!
Sì, vivo a Vicenza, dove studio Economia e Commercio. A gennaio inizierò uno stage presso una banca.
Ma nella sua vita non c’è solo lo studio. Giusto?
Esatto. Gioco in modo agonistico a tennis da tavolo, è la mia grande passione. Mi alleno tre volte la settimana e ora, finalmente, dopo un anno di duro lavoro, inizio a vedere i risultati.
Quali sono i suoi sogni?
Il mio più grande sogno è quello di realizzare i miei progetti: laurearmi, impegnarmi in un lavoro che mi soddisfi, riuscire a raggiungere le para olimpiadi di Rio nel 2016 e perché no, mi piacerebbe coltivare questa nuova opportunità di essere modella in carrozzina.
Ci spiega che tipo di patologia ha?
Si tratta di tetraplegia C6 ASIA A. In poche parole, a causa di un incidente stradale, il mio midollo spinale è stato lesionato e sono rimasta in carrozzina.
Come è cambiata la sua vita?
La mia vita è cambiata in maniera radicale e l’incidente, che ha sconvolto oltreché la mia vita, quella della mia famiglia, è avvenuto subito dopo aver conseguito gli esami di maturità, proprio quando stava per iniziare una nuova fase della mia vita, da studentessa universitaria a Vicenza. Mi sono trasferita in Veneto dove c’era mia sorella, per studiare. Mi immaginavo già in gruppi di studio universitari a preparare gli esami, fare qualche lavoretto da promoter. Insomma, stavo aspettando la svolta! Invece, niente di tutto questo si è realizzato. Il 10 agosto del 2008 sono uscita di casa per andare al mare, convinta di tornare per l’ora di pranzo e, invece, ho rivisto la mia casa dopo quarantotto mesi. I miei sogni di diciassettenne sono tramontati in pochi minuti, intrappolati in lamiere accartocciate, di un’auto uscita di strada. In questi tre anni e mezzo, successivi all’incidente, ho visto inizialmente tramontare i miei sogni di diciassettenne, poi sorgere una nuova vita. Diversa, certamente, dalla precedente, ma altrettanto preziosa.
Come sono stati gli ultimi anni?
Difficili. Li ho trascorsi tra ospedali e tante vicissitudini più o meno dolorose. Ora, grazie anche all’affetto dei miei familiari, sono ancora qui pronta a mettermi in gioco.
Quali sono stati i momenti peggiori?
Senza dubbio quelli trascorsi in ospedale.
Come li ha affrontati?
Armandomi di una grandissima pazienza. Non pensavo di averne tanta.
Chi l’ ha aiutata?
La mia famiglia: mio padre Aldo, mia madre Lucia, mia sorella Rosanna e mio fratello Alberto. Mi sono stati vicini in ogni situazione e con tutto l’amore e la comprensione possibili. A loro devo tutto, perché non mi hanno abbandonata un attimo. Dall’incidente mi hanno messa al centro della loro vita.
Delusioni?
Non sarei capace di fare una lista delle persone che mi hanno delusa! Ti delude la persona da cui ti aspetti qualcosa. Alla fine, non so, forse non avrei dovuto aspettarmi niente dalle persone. Vivere il dolore in tutta la sua intensità spaventa. Passare del tempo con una persona che hai visto correre e che poi devi spingere in carrozzina, fa male. Quindi, sì, ci sono state persone che hanno preferito allontanarsi e scappare. Ma non mi hanno delusa, perché è un comportamento comprensibile e umano!
E’ credente?
Io sono sempre stata credente. Non è stato l’incidente a farmi riscoprire Dio. Dio c’è sempre stato.
Qual è stato il cambiamento più grande?
Il cambiamento più grande è avvenuto nel fisico, ovviamente. Tutto ciò che si dà per scontato nella propria vita, è diventato una conquista. Inevitabilmente, ciò che cambia il corpo, cambia anche il carattere. Sono diventata più tenace, più battagliera, perché ogni cosa, tipo: uscire di casa, andare in bagno, al mare, richiede una grande perseveranza e una grandissima organizzazione. La vita in carrozzina è un’altra vita. Ci sono innumerevoli barriere architettoniche. Quando mi sposto devo prima capire se ci sono ostacoli e se ci sono persone forti e disposte a sollevarmi con la carrozzina. Pettinarsi, lavare i denti e tutto ciò che è banale e scontato nella vita quotidiana diventa un traguardo da raggiungere, soprattutto per me che ho difficoltà a muovere le mani.
La rinuncia che le è pesata di più?
E’ molto relativo il concetto di rinuncia, perché nasce da un blocco mentale. A dire il vero io vivo una vita diversa, ma piena di impegni, soddisfazioni, amore. Non ho rinunciato a nulla. Mi ci vuole più tempo per fare le cose, mi devo organizzare con molto anticipo, ma faccio tutto ciò che ho voglia di fare.
Qual è stata la scoperta più importante dopo l’incidente?
E’ nelle difficoltà che viene fuori il carattere delle persone. C’è chi sembra un duro, un coraggioso e poi nelle difficoltà, nel dolore si chiude a riccio. E c’è il fiore che sboccia nel deserto. Ho dovuto fare i conti con me stessa a 17 anni, quando ero poco più di una bambina e ho imparato ad occuparmi di cose che una ragazza della mia età non fa. Questa condizione mi ha dato maggiore consapevolezza di me stessa e mi ha fatto riscoprire più forte di quanto credessi. Inoltre, sono diventata molto più sensibile e ho capito che la vita è un dono, comunque essa sia è un dono e vale la pena viverla fino in fondo.
Rimarrà a Vicenza?
Mia sorella viveva già a Vicenza e io avevo già scelto di trasferirmi in questa città per studiare. Alla fine non ho voluto che l’incidente cambiasse ulteriormente il percorso che avevo tracciato.
Qualche settimana fa ha partecipato ad una sfilata per ragazze in carrozzella, organizzata dalla Fondazione Vertical. Ci racconta perché ha aderito all’iniziativa e come è andata?
Alla sfilata eravamo una quindicina di ragazze in carrozzina e altrettante in piedi. Ho voluto partecipare alla sfilata appena ho visto l’annuncio su internet. Mi è piaciuta subito l’idea di una sfilata aperta anche alle ragazze in carrozzina.
Cosa ha provato in passerella?
Un po’ di imbarazzo all’inizio. Mi capita spesso quando faccio qualcosa che non ho mai fatto. Dietro le quinte c’è un’aria concitata: occorre cambiarsi i vestiti in fretta, truccarsi. Quindi mi sono distratta, non ho pensato a cosa mi aspettasse sulle quinte. Quando poi è arrivato il mio turno e c’erano tanta gente seduta, fotografi, musica, applausi, ho realizzato che anch’io stavo contribuendo, nel mio piccolo, a creare quello spettacolo! Mi è piaciuto essere al centro dell’attenzione, essere fotografata, essere applaudita. Sì, mi è piaciuto.
Poi la corona di Miss Vertical. Cosa ha vinto?
Ho vinto un book fotografico, fatto da una bravissima fotografa: Monica Zora.
Ha avuto anche un premio in denaro? No, non ho avuto soldi. Lo scopo della serata era lanciare un messaggio preciso: la disabilità non è nel corpo, ma parte dalla testa.
E le altre ragazze del concorso come hanno reagito?
Bene, perché come me hanno partecipato con lo stesso spirito di amicizia e curiosità per un’esperienza nuova.
Come si sentiva al termine della serata?
Mi sono sentita proprio una reginetta, ero felicissima. Penso che diventare una ‘miss’ sia il sogno di qualsiasi ragazza in piedi e in carrozzina. La serata è stata ricca di emozioni in tutte le sue fasi, ma il momento più bello è stato quello della premiazione. Non me l’aspettavo.
In futuro, che dice, si potrebbe affiancare a Miss Italia una Miss Vertical?
Spero tanto che questa non sia un’iniziativa isolata, ma l’inizio di in processo di sensibilizzazione, che porti un po’ più lontano. Mi piace pensare che ragazze in carrozzina possano sfilare ed esibire con disinvoltura abiti di stilisti famosi esattamente come le altre modelle. Vorrei che alcuni stilisti entrassero in quest’ottica e riuscissero a trovare spunti interessanti anche nel mondo della disabilità. Siamo ragazze belle. Siamo solo sedute. Riuscire a guardare alla bellezza con occhi diversi potrebbe portarci anche a pensare ad una Miss Italia in carrozzina. Perché no? Un concorso parallelo. Sì.
Si sente tosta?
Non so se definirmi tosta. Cerco di non pensare a ciò che non posso più fare e mi concentro su ciò che posso fare.
Una parola a chi all’improvviso è costretto a cambiare vita, come è successo a lei?
Non sono in grado di dare consigli in queste situazioni, anche perché a me non sono mai piaciuti. I consigli hanno un sapore di buonismo, che mi sembra falso. Forse una sola cosa posso dire: nella vita arriva sempre un raggio di sole. Anche in momenti drammatici ci sono sempre situazioni che possano donare un pizzico si serenità, bisogna solo saperli riconoscerli e apprezzarli. Qualcosa arriva, qualcosa di buono arriva sempre. Io penso questo.
Cinzia Ficco
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