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Ricordiamo Bhatti, il Martin Luther King pakistano!

Chi era Shahbaz Bhatti? E perché è stato ucciso? 

Se avete voglia di conoscere la storia di un eroe, un vero tipo tosto, vi consiglio di leggere un libro, pubblicato di recente dalle Paoline e scritto da Roberto Zuccolini, giornalista del Corriere della Sera e Roberto Pietrolucci, funzionario del Ministero dell’Interno, che dal 2000 è responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Pakistan. Titolo:Shahbaz BhattiVita e martirio di un cristiano in Pakistan”.

In poco meno di 180 pagine è racchiusa la vita del Martin Luther King dei cristiani in Pakistan.

Batthi, grande amico di Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione e l’Integrazione che ha curato la Prefazione del libro, è stato un cristiano, un martire. Ministro per le Minoranze del Pakistan, fu ucciso il 2 marzo dell’anno scorso, a soli quarantadue anni, mentre avversava senza scorta il centro di Islamabad.

Batthi non cercò la morte, ma non volle rinunciare alla sua battaglia per i deboli e gli oppressi. Era un cattolico innamorato del suo Paese  a grande maggioranza musulmana, che ospita significative minoranze, e credeva nella cultura della pacifica convivenza scritta nelle sue origini. Per questo, nonostante le pesanti minacce ricevute, scelse di  non abbandonarlo, vivendo per gli altri fino alla fine.

Ad un anno dalla sua morte, che fece indignare il mondo, questa prima biografia – ricca di documenti e testimonianze dirette – ci permette di ripercorrere tutta la sua vita, dall’adolescenza fino alle tante conquiste civili ottenute per le minoranze.

Bhatti fu uomo del dialogo, amico di tanti musulmani, persona limpida, di fede profonda, in un Pakistan che da anni non conosce pace. Ci lascia un messaggio universale, un’eredità preziosa che oltrepassa i confini del suo Paese, con una forza che solo i martiri riescono a trasmettere.

Ma vediamo perché è stato ucciso.

A leggere Riccardi, Shahbaz è stato un politico, un grande federatore di fronte al mondo tanto diviso delle minoranze. Lottava e sognava un futuro diverso con una passione tutta evangelica. A soli tredici anni comprese che la sua “vocazione” era quella di spendersi  “per i cristiani e per i poveri”. “Era un venerdì santo e – racconta lo stesso Bhatti-  aveva appena ascoltato una predicazione sul sacrificio di Gesù”.

Una fede profonda accompagna anche tutto il suo percorso politico. Non era ancora ventenne  quando, con i suoi compagni di lotta, riuscì a bloccare  un progetto di legge che avrebbe obbligato ogni cittadino pakistano ad aggiungere la propria confessione religiosa sulla carta d’identità.

Dopo le battaglie portate avanti con il suo Christian Liberation Front, a difesa dei diritti dei cattolici e dei protestanti, fondando l’All Pakistan Minorities Alliance, intuì l’importanza di un patto con le altre   minoranze  presenti nel Paese e del lavoro a favore di tutti i poveri e le vittime dell’ingiustizia, senza distinzioni.  Tanto che, in occasione del terribile terremoto che colpì il Pakistan nel 2005, si preoccupò  che gli aiuti raccolti arrivassero a tutti, a partire dai musulmani che erano rimasti senza casa. Bhatti era convinto che la giustizia resa alle minoranze rendesse il Pakistan  migliore per tutti, anche per la maggioranza musulmana.

Intense le pagine dedicate alla difesa di Bhatti nei confronti di Asia Bibi, la donna cristiana,  diventata simbolo di questa lotta a livello mondiale e che molti indicano come prima causa della morte dell’ex Ministro, con quella del governatore Taseer, un giusto musulmano.

Secondo Riccardi, Bhatti non era un uomo di partito e non avrebbe voluto diventare  né parlamentare, né ministro. Ma alla fine, dopo tante resistenze, accettò di assumere l’incarico politico.

In appena tre anni (2008-  2011) raggiunse grandi risultati: dalla legge nazionale  che stabilisce, per gli uffici pubblici, l’obbligo di assumere almeno il 5 per cento del personale tra le minoranze religiose all’istituzione della festa delle Minoranze, l’11 agosto, giorno anniversario dello storico discorso alla nazione pakistana, con il quale nel 1947, Ali Jinnah proclamò uguali diritti per tutti i cittadini. 

Bhatti si impegnò anche per l’abolizione  della legge sulla blasfemia, che prevede pene molte severe, fino a quella capitale.

Dopo la morte di Bhatti il suo Ministero è sopravvissuto, anche se ora ha un nome diverso. Suo fratello Paul è diventato consigliere speciale del primo ministro per le Minoranze.

A sostenere questo eroe nelle sue battaglie ci fu la fede. Poco prima di morire aveva letto un passo delle Sacre Scritture.

La sua Bibbia è custodita nella Basilica romana di San Bartolomeo all’Isola Tiberiana, tra le memorie dei martiri del nostro tempo.

 

Bhatti:Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri. Credo che i cristiani del mondo, che hanno teso le mani ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto in Pakistan, abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni”

                                                                  (dal Testamento spirituale di Shahbaz Bhatti)

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