“Continueremo a lavorare e a coinvolgere ragazzi disabili. Costruiremo un nuovo birrificio e andremo avanti, se possibile, con maggiore entusiasmo. Il terremoto non ci piegherà”.
Parola di Michele Clementel, nato a Padova nel ’57, veterinario che, con sua moglie Roberta, nata a Bologna nel ’55, biologa, non ha proprio intenzione di arrendersi al sisma che ha colpito l’Emilia Romagna. La sua Vecchia Orsa, il birrificio di Crevalcore (Bo) non andrà in letargo. E la cooperativa sociale Fattoriabilità www.fattoriabilita.it con i suoi diciassette soci, non chiuderà.
E questo, nonostante i danni subiti, che hanno reso inagibile la stalla – magazzino, antistante il birrificio. “Abbiamo dovuto evacuare il magazzino – dice Michele – dove stocchiamo le bottiglie, al primo piano dello stabile, in cui produciamo. Attualmente abbiamo fermato la produzione, perché non ci sembra il caso di rischiare, visto il continuo sciame sismico. In totale, volendo quantificare, perderemo tra i 40 e i 50 mila euro che avremmo guadagnato, continuando a produrre e vendere le nostre birre nei quattro cinque mesi, in cui pensiamo di rimanere fermi. Ma, come le ho anticipato, andremo avanti. Pensiamo di trasferire la sede produttiva nel vicino Comune di Persiceto, dove puntiamo a potenziare la produzione con un impianto nuovo e un capannone, già individuato, più grande e funzionale”.
Ma per fare questo, cosa vi occorre? “Per sostenere questi mesi di preparazione – replica – oltre a vendere ai privati le circa 4mila bottiglie rimaste, stiamo valutando l’ipotesi di fare una birra nuova, dedicata a quello che ci è successo, in un birrificio amico, in grado di ospitarci. Non vogliamo mollare. Anzi, questa tragedia ci spinge a continuare con maggiore forza e a non seppellire il nostro progetto. Che è stato sempre quello di contribuire a far vivere in modo dignitoso questo territorio, con l’aiuto e il lavoro di parecchi ragazzi”.
Il segreto di tanto coraggio? “Beh – sorride Michele – siamo per natura ottimisti. Quando si cade, ci si rialza. Ogni giorno viviamo scosse, che non sono solo quelle del terremoto. Di certo non saranno queste a fermarci”. E poi c’è un fatto. I Clementel sono troppo legati al loro birrificio. Nato per gioco.
“Sì – specifica – abbiamo iniziato tra la fine del 2007 e gli inizi del 2008, grazie all’aiuto di due produttori di birra in casa, Enrico e Roberto. Quest’ultimo è un educatore professionale, che ci dà una mano con i ragazzi svantaggiati. Insieme, un giorno abbiamo deciso di provare. E quindi di creare un laboratorio artigianale, in cui fare inserimento lavorativo di disabili, promuovere un consumo critico di alcool e offrire prodotti di qualità”.
Il birrificio, che agli inizi ha ottenuto finanziamenti a fondo perduto dalla fondazione Cassa di Risparmio Bologna e dalla Fondazione del Monte, si trova in via degli Orsi 692, è stato realizzato in una casa colonica. E può produrre fino a 160 litri a ciclo. Quattro sono gli stipendiati.
Che tipo di birra produce la Vecchia Orsa? “Produciamo birre ad alta fermentazione – replica il veterinario – una Blonde di ispirazione anglosassone, una Weisse di ispirazione tedesca, un Saison speziata di ispirazione Belga, due stagionali, una blanche “IDEALE” con aggiunta di purea di pesche biologiche e un’ imperial Stout, scura ad 8 Gradi”.
Nel 2011 la vecchia Orsa ha prodotto 280 ettolitri di birra. “Lavoriamo molto con i gruppi di acquisto – fa eco la moglie – i locali specializzati di Bologna e provincia e i privati, che ci vengono a trovare”.
E dei ragazzi cosa ci dice? “Attualmente fissi – aggiunge Roberta – sono sei. Negli ultimi periodi ne sono arrivati altri. Tra questi ultimi, due sono assunti, uno a tempo indeterminato, l’altro a progetto. Per loro è un’esperienza importante, spesso di crescita. Parlo, soprattutto, di quelli più piccoli, che vengono qui per uno stage dopo la scuola dell’obbligo. Cerchiamo di farli sentire protagonisti. E’ stato bello vedere i loro occhi sorridenti quando a febbraio scorso insieme abbiamo ritirato il Primo premio Birra dell’anno con la nostra Saison!”.
E ora cosa chiedete e a chi? Michele non ha dubbi e risponde secco: “Vorremmo che in tanti assaggiassero le nostre produzioni. Per fortuna stiamo ricevendo in questi giorni da tutto il Paese tanto sostegno”.
Cosa vi fa più paura ora? “L’essere dimenticati – replica Roberta – ma non credo sia il nostro caso. In tanti ci stanno dimostrando solidarietà. Quella vera. Ed è grazie a quella che non molleremo”
Cinzia Ficco
Commenti
0 commenti