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“Volevamo vivere come cani abbandonati!”

Stanno insieme da dodici anni, vivono a Monaco di Baviera e amano molto gli animali e le escursioni in bicicletta. Tanto che qualche anno fa hanno ideato il Giro d’Europa a 4 zampe. Un percorso su due ruote di 11.100 chilometri, 409 giorni ed una media giornaliera di circa 30 chilometri. Obiettivo: cercare di scuotere l’indifferenza di tanti sul randagismo. Nel tour i due sono stati fermi solo per 50 giorni. Si erano ammalati e il tempo non era clemente.

E’ la storia di Toni De Matteis, nato nel ‘60 a Matino, (Lecce) e Sabine Knoll, tedesca, del ’59 che, dal 2003 al 2009 hanno vissuto nel piccolo centro del Tacco d’Italia, con la loro bambina di sei anni e la nonna di Sabine, deceduta a novant’anni quattro anni fa.

“Abbiamo sempre avuto la passione per i cani – raccontano – Tante volte ci siamo presi cura di parecchi cuccioli  abbandonati.- Sa, abbiamo un fazzoletto di terra, che abbiamo recintato per questo motivo. Lì, li medichiamo e li consegniamo alle famiglie, pronte ad adottarli”.

Di qui l’iniziativa, che ha portato i due in giro per l’Europa.

L’idea – spiega Toni –  é venuta dopo la morte della nonna. A Sabine serviva qualcosa per riempure il vuoto, a me un nuovo impegno. Avevo fatto altri tour, sempre solo. Quello del 2006 é stato il più lungo e il più impegnativo. Allora pedalai per 13.300 chilometri,  attraversai l’Europa in cinque mesi. Pernottavo in una tenda. Ma per il “Giro d´Europa a 4 zampe” volevo portare con me Sabine, Whisky, Fido e Mona, tre dei cani abbandonati, quelli più robusti. Per il viaggio li abbiamo fatti allenare a lungo. Ci è servito un anno per organizzare il viaggio e prepararci all’avventura.

Dunque, un tour, in cui si mescolavano la voglia di partire, l´amore per la bici, la lotta al randagismo.

Esatto. Siamo partiti il 17 agosto del 2008 da Matino, per sensibilizzare le persone sull’ abbandono degli animali. In pratica, il nostro è stato un viaggio di protesta. Siamo partiti senza denaro, avevamo solo sei euro in tasca, volevamo vivere la ‘vita da cani abbandonati’. Sapevo che per farsi notare c´era bisogno di qualcosa di strano.

Cioè?

Un viaggio lungo. E un po’ di sano protagonismo. Solo così puoi attirare l’attenzione degli altri, calamitare sguardi sbalorditi. Le persone ci guardavano con grande curiosità. Si vedeva che volevano sapere chi fossimo, da dove venissimo, perché avessimo legato i cani alle bici. Ci siamo detti: Continuiamo così. Qualcuno ci noterà, chiamerà i giornalisti e si accorgerà che non siamo turisti stravaganti. Ma sportivi che protestano.

E tutto per tredici mesi e mezzo. Una fatica!

É stato un tour abbastanza duro. Abbiamo vissuto esperienze varie e fatto i conti con la sofferenza, il caldo, la pioggia, i fulmini, il vento, il gelo, i dolori, le malattie, le cadute, la paura di essere investiti da qualche matto. Tante volte non è stato semplice trovare un posto per la tenda. Spesso siamo stati cacciati e umiliati da poliziotti senza cuore. Per noi e i nostri cani, comunque, é stato un sogno indimenticabile, unico.

Perché?

Non ci sono stati solo momenti negativi. E’ stato fantastico vivere la natura ogni giorno, assaporarla, odorarla, toccarla, vedere da vicino e lentamente i cambiamenti del paesaggio, incontrare tante brave persone, che ti incoraggiano. Abbiamo conosciuto gente che ci ha stretto la mano, ringraziato, donato un pezzo di pane e offerto un alloggio.

Quali riscontri avete avuto?

Ne hanno parlato le TV di venticinque Paesi. In italia molte le testate che hanno scritto della nostra avventura. Ben 63 volte. L’hanno fatto “La Stampa”, “Il resto del Carlino”, “La Nazione”, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “Il Tirreno” e tanti altri. Abbiamo sostato in oltre 900 città. Ma non possiamo quantificare i risultati del nostro lavoro. Ci sono dappertutto amanti degli animali, grazie a Dio. La nostra “via crucis” é stata lodata tantissime volte, perché spontanea. Siamo andati avanti con l´aiuto di tutti coloro che si sono avvicinati e ci hanno manifestato solidarietà.

Ne è valsa la pena?

Noi siamo convinti di sì. Sicuramente abbiamo mosso qualcosa. Tutti possono agire anche nell’anonimato. Chi non si muove, non muoverà mai nulla.  Di eroi ce ne sono tanti, tutti i giorni, ma sono nascosti, non si vedono. Ne é valsa la pena: é stato un viaggio indimenticabile, pieno di emozioni, ricordi, amicizie, esperienze uniche, che nessuno potrà mai cancellare dalle nostre menti. Ne é valsa la pena, perché abbiamo imparato tanto dalle persone, da noi stessi e della vita, tanto diversa da quella che la tv ci mostra.

Dove siete stati?

Abbiamo pedalato con le nostre bici e i carrelli, che pesavano circa 260 chili. Il nostro tragitto? Matino, Ostuni, Taranto, Salerno, Napoli, Roma, Grosseto, Livorno, Genova, Monte Carlo, Nizza, Marseille, Barcelona, Valencia, Almeria, Malaga, Gibilterra, Sevilla, Portimao, Lisbona, Porto, Santiago de Compostela, Bilbao, Bordeaux, Orleans, Maubege, Charleroi, Brussell, Anversa, Amsterdam, Brema, Norimberga, Monaco di Baviera, Innsbruck, Bolzano, Verona, Ferrara, Ravenna, Pesaro, Ancona, Pescara, Foggia, Bari e Matino.

C’è qualche persona particolare che avete incrociato?

Abbiamo conosciuto un´ infinità di persone. Ma alcune hanno un posto speciale nel nostro cuore. Ad esempio, Vincenzo di Montalbano in Basilicata, che ci ha messo a disposizione la sua casetta di campagna. Gli ho chiesto solo dell´acqua, e lui ci ha aperto il cancello e la porta di casa. Daniele di Roma, gli ho chiesto un posto per la tenda, e lui ci ha offerto la terrazza del suo bar “Eterna Roma”, un bagno, dei panini, il mattino dopo una squisita colazione e un articolo sul giornale “Leggo Roma”. Potrei fare tanti nomi, italiani, spagnoli, portoghesi, inglesi, belgi, olandesi, francesi, austriaci e tedeschi, e altrettanti esempi strani, ma positivi, di persone che ci hanno sorpreso con la loro ospitalità, spontaneità, fiducia, calore e amicizia.

Un episodio che non scorderete?

Ce ne sono tanti, negativi, ma anche positivi. Due in particolare. Il primo, il furto della mia bici nel sud della Spagna, esattamente a Roquettas de Mar vicino Almeria. In pieno inverno. C’era gelo. Perdere la bici in un viaggio simile, senza denaro, é la fine. Eravamo scioccati, paralizzati. Abbiamo vissuto malissimo per tre settimane in una baracca di campagna abbandonata, cercando una soluzione per tornare a casa. Ma anche qui siamo usciti dal tunnel, grazie ad uno sponsor di bici, che ci ha consentito di portare a termine la missione. Il secondo episodio sconvolgente: la frattura del ginocchio di Sabine, a Rovereto (TN), ad un mese e mezzo dal traguardo. Per questo lei è tornata a Monaco, in treno, con il più piccolo dei nostri amici. Doveva curarsi. Io, Fido e Mona fieri abbiamo portato a termine il viaggio. Per quel che abbiamo visto, è andata bene. La stragrande maggioranza ha accolto in modo positivo la nostra missione. Anche se agli inizi ho visto tante resistenze.

Che cosa spiegavate a chi vi incrociava?

In ogni piazza dovevamo dapprima spiegare al pubblico che i nostri cani non correvano, ma zampettavano. E che avevamo i carrelli per non farli affaticare.

I problemi di tutti i giorni?

Era difficile piazzare la tenda. Cercavamo ogni giorno un posto permesso, tollerato, sicuro, discreto e lontano da curiosi. Difficile era raccogliere tutti i giorni offerte, sotto forma di denaro o di cibo per noi e i nostri amici a 4 zampe Complicato è stato trascorrere tredici mesi e mezzo all´aria aperta, senza le comodità di casa. Niente riscaldamento, zero doccia, water, cucina, sofà, letto comodo. Ed è ovvio, niente tv. Trasportare per 11.100 chilometri 130 chilogrammi ciascuno non é una passeggiata, specie in salita.

Cosa mangiavate?

Spesso mangiavamo panini, o tutto quel che ci offrivano. Con gli euro che ci davano, compravamo a volte dei sughi in scatola. Qualche volta cucinavamo la pasta, i legumi e le zuppe. Di rado ci siamo potuti permettere la carne. Tanta frutta, quella che ci regalavano i commercianti e i contadini. Molte volte ci siamo beccati dei virus intestinali. La provenienza di questi cibi era spesso sconosciuta. I nostri cagnolini, invece, sono stati alimentati in modo eccellente. Molti commercianti ci regalavano provette di mangime secco.

Dove dormivate?

Abbiamo dormito sempre in tenda, ne avevamo una piccola per l´estate. O in case abbandonate. Una grande, che usavamo durante l´inverno e quando pioveva. In questa entravamo tutti, carrelli e bici Dormivamo su un materassino gonfiabile. Mangiavamo seduti su sgabelli al tavolino di plastica, sempre curvi, perché le sedioline erano piccole. D´estate ci lavavamo nei laghi, nei fiumi o in mare, d´inverno in tenda, con uno straccio, come si faceva una volta quando non c´erano ancora le docce. Eravamo sempre ordinati, puliti. Avevamo tute per ciclisti. Per questo sembravamo degli sportivi, magari un po’ stravaganti. Ma puliti.

Quanto è costata la vostra avventura?

Anche se siamo partiti senza soldi, e ci sono stati alcuni piccoli sponsor, abbiamo dovuto sopportare tante spese: circa 1500 euro. Che abbiamo pagato dopo.

Tanti i momenti di paura?

Beh, quella era onnipresente. La paura più grande era quella di essere investiti, specie quando ci trovavamo sulle strade con traffico intenso e strette. Temevamo che qualcuno del gruppo non ce la facesse, si ammalasse gravemente. Che uno di noi perdesse il coraggio di continuare, avevamo paura di litigare e far saltare tutto.

Come  avete affrontato le tensioni?

Parlando molto. Dopo ogni litigio, c’era una riunione.

State pensando ad altre iniziative?

Beh, lo sport, i viaggi e le avventure ti fanno diventare dipendente. Sono come una droga. Io farò altri viaggi. Ho tante idee. Si vedrà. Ho scritto un libro su questa straordinaria avventura, per il momento solo in lingua tedesca, che sarà pubblicato tra breve sulla piattaforma di Amazon.de/com, essendo un eBook. Poi si penserà al cartaceo, magari in italiano e inglese, vedremo.

Un altro tema per il prossimo tour?

Ingiustizie, trasgressioni, povertà. Ci penseremo. Non credo manchino idee in questo senso.

Come rispondete a chi dice che il vostro è puro esibizionismo?

Esibizionismo sembra una parola negativa, invece non lo é. Serve a volte esserlo per centrare il cuore delle persone. In questo nostro tour era doveroso essere esibizionisti, fare i protagonisti.  Ognuno rappresenta la sua causa, in modi diversi. Quello che conta é il risultato.

Consigli a chi voglia buttarsi come voi in un’avventura su due ruote?

Fatelo! Fatelo subito! Ma fatelo bene e in modo organizzato. Vi prometto che non lo dimenticherete mai. Sono del parere che ognuno dovrebbe fare nella vita almeno un viaggio sacrificato, per imparare a conoscere angoli nascosti di se stesso. Non parlo di comodi tour alle Maldive. Ovvio.

                                                                                                                           Cinzia Ficco

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Written by Cinzia Ficco

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