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“Insieme su scuola, diritto alla vita e Terzo settore: così vogliamo cambiare il Paese”. Parla il prof Flavio Felice, tra i fondatori del nuovo partito

Scuola, diritto alla vita, Terzo settore: è su questi temi che la neo formazione politica, Insieme, www.politicainsieme.com vuole far sentire la sua voce.

Ad anticiparlo, è Flavio Felice (51 anni, teramano), docente di Storia delle dottrine politiche all’Università del Molise – tra i fondatori della realtà, nata agli inizi di ottobre – che promette: “Non sarà una nuova Dc, morta e sepolta, né ammetterà ingerenze da parte delle gerarchie vaticane, avrà un’anima fortemente europeista e si batterà per garantire dignità e libertà a ciascuno”.  

Con lui, Stefano Zamagni, Maurizio Cotta, Paolo Mario Floris, Ivo Tarolli e Giancarlo Infante.

Professore, nell’assemblea fondativa, il suo intervento si è concentrato sulla scuola. Cosa propone?

Prima di tutto di considerare la scuola paritaria italiana a tutti gli effetti come scuola pubblica: la distinzione che noi facciamo non è tra scuola pubblica e scuola privata, ma tra scuola pubblica di Stato e scuola pubblica libera e paritaria. Una posizione che può aiutare il Paese a modernizzarsi e allinearsi agli altri Paesi europei. Ovunque, la certificazione pubblica di una scuola non dipende dal proprietario. Questo è il tema sul quale mi sono maggiormente concentrato e sul quale mi è stato chiesto di dare il mio contributo.

Formazione, educazione: temi su cui ha battuto in una intervista a Tipitosti.it anche un suo collega, Mauro Magatti, che ha da poco aderito a Base Italia, l’associazione nata quasi contemporaneamente per merito di Bentivogli. Si potrebbero sviluppare punti di contatto?  

Ciascuno di noi farà la propria strada e credo che se perseguiremo gli obiettivi e i valori che ogni giorno dichiariamo non potremo che incontrarci sulla via del bene comune da edificare nel nostro Paese.

Come mai l’avete chiamata Insieme?

Il nome nasce dalla storia stessa che ha preceduto il varo del partito. Il progetto nasce dal concorso di due associazioni Politica insieme e Costruire insieme, e di un vasto numero di associazioni e singole persone. Un processo iniziato circa una decina di anni fa. Ci è sembrato giusto conservare il minimo comun denominatore delle due anime principali del partito come emblema di un presente che ci vede tutti connessi. Inoltre, ma qui siamo ad una mia personalissima interpretazione, credo che Insieme voglia anche significare il definitivo superamento della dottrina della diaspora.

Cioè?

L’idea, circolata in una fase emergenziale, dopo la fine della Democrazia Cristiana, secondo la quale i cattolici italiani sarebbero dovuti essere presenti ovunque per condizionare i programmi politici di tutti i partiti e di tutti gli schieramenti. Oggi la presenza capillare dei cattolici nei singoli partiti, di tutti gli schieramenti, si è tradotta in presenza ininfluente, incapace di spostare gli equilibri consolidati all’interno di partiti.

Con quali effetti?

Un inopportuno attivismo delle gerarchie ecclesiastiche che hanno svolto un’inevitabile funzione di supplenza, talvolta correndo il concreto rischio di compromettere la loro funzione pastorale, a vantaggio di quella partitica, dunque, di parte, non più universale. Come ci ha insegnato don Luigi Sturzo, e ha praticato Alcide De Gasperi, la presenza dei laici cattolici in politica eviterebbe alle gerarchie di mettere le mani nella melma della politica. Inoltre, il magistero stesso, si pensi alla Costituzione pastorale Gaudium et Spes assegna ai laici la cura della realtà umana, perché i laici ne hanno la competenza e la responsabilità, conoscendo meglio dei chierici il modo con cui approssimarsi al bene comune nella realtà quotidiana.

Insieme, l’ennesimo partito che guarda al centro?

A prima vista potrebbe apparire in effetti come l’ennesima realtà di centro che in questi anni è emersa dal panorama politico italiano. Ma abbiamo progetti concreti. Nessuna replica di altre entità. La scuola, come ho già detto, ed in particolare quelle paritarie. Pensiamo che il problema del loro riconoscimento economico si possa risolvere in due modi: Credito d’imposta e buono scuola. Diplomifici e scuole fittizie non rientrano in questa casistica e credo che il Ministero competente debba essere in grado di distinguere una scuola da un suo simulacro: statale o paritario che esso sia. In secondo luogo, stiamo lavorando ad una petizione sul diritto alla vita e al sostegno alle madri che intendono portare avanti una gravidanza, ma che avvertono tutto il peso economico di tale avventura. Un autentico rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale, inizia con il riconoscimento della piena dignità dei genitori che mettono al mondo i figli e dei figli che dovranno prendersi cura dei genitori una volta divenuti anziani e non più autosufficienti. In terzo luogo, stiamo lavorando ad una petizione dedicata al Terzo settore, non inteso come una via di mezzo, media aritmetica, tra l’economia statale e quella privata.

Ma?

Come dimensione economico-imprenditoriale, affrancata dal giogo statalista e artefice di quella speciale dimensione della sovranità popolare che è la costruzione della civitas. Qui siamo al centro del modello di Economia Sociale di Mercato che ha fatto grande l’Europa nel secondo dopoguerra. So che la parola mercato è per molti ancora fumo negli occhi. Ma cominciamo con il dire che non sarà certo un modello economico a far riprendere un Paese. Non è mai successo, né mai succederà. Il segreto del successo o del fallimento di un Paese dipende sempre dalla capacità dei suoi cittadini di superare le difficoltà congiunturali e di sistema e di posizionarsi nel contesto internazionale, in modo da poter usufruire di un vantaggio competitivo.

Cosa intende per economia sociale di mercato?

Un sistema in cui la classe dirigente dia battaglia alle rendite di posizione, al circolo vizioso delle istituzioni estrattive, a regole del gioco che favoriscono i potenti di turno e impediscono qualsiasi forma di contendibilità del potere. Quel modello nasce in Germania all’indomani della Seconda Guerra Mondiale e i cancellieri Adenauer e Erhard ebbero il merito di implementarlo in un Paese distrutto dal punto di vista economico, politico, istituzionale e culturale. La Germania rasa al suolo si è ripresa ed è diventata la locomotiva dell’Europa, applicando le ricette dell’Economia Sociale di Mercato.

In sintesi?

Mercato competitivo, lotta ai monopoli, politica sociale ed ambientale, stabilità monetaria. L’economia sociale di mercato del XXI secolo non può rinnegare i presupposti teorici che hanno consentito il miracolo economico forse più importante nella storia economica contemporanea, ma deve anche sapersi aggiornare. Per questa ragione la tradizione personalista cristiana e il principio di sussidiarietà, che stanno alla base dell’economia sociale di mercato, possono ancora ispirare quel modello, se si considera che l’Italia è un Paese nel quale per decenni lo Stato ha posseduto aziende ed è arrivato a gestire fino al 70-75% del mercato azionario. Un Paese in cui la società civile è stata spesso ridotta a pascolo del ceto politico o, nella migliore delle ipotesi, a area di servizio in attesa del grande salto nella carriera politica. Per questo l’Italia necessita di un mercato dinamico (come afferma l’art. 3 del Trattato di Lisbona), altamente competitivo, capace di innescare l’ascensore sociale e spezzare le “tre male bestie”: statalismo, partitocrazia, spreco del denaro pubblico. Si tratta, quindi, di lavorare per un rinnovato popolarismo, le cui parole d’ordine sono dignità della singola persona e libertà.

Parteciperete in qualche modo alle prossime amministrative? Il professor Zamagni si attiverà per Bologna?

Di sicuro Insieme sarà impegnata nelle prossime amministrative. In quanto partito neo-popolare, Insieme ha nel suo DNA la dimensione municipalista che fu di Sturzo e credo che sia un ottimo banco di prova per il nostro partito. Quanto a Zamagni, immagino e spero si attiverà a Bologna, ma non saprei dirle di più.

Come immagina l’Italia post Covid19?

Oggi siamo il fanalino di coda dell’Europa in quanto a crescita economica, qualità scolastica, lettura di libri, senso civico. Crediamo che si possa invertire la rotta restituendo centralità alla società civile in tutti questi ambiti e imponendo alla politica di svolgere la sua necessaria funzione di imparziale arbitro del gioco.

Cosa potrebbe diventare Insieme di qui a qualche anno e come si strutturerà a livello territoriale?

Domanda tanto bella quanto impossibile. Insieme potrebbe diventare il punto di riferimento di tutti coloro che, all’indomani della caduta della prima Repubblica, hanno sognato una rivoluzione liberale e si sono ritrovati un oligopolista come leader politico e padrone dello Stato. Mi auguro che Insieme si collochi all’incrocio di quelle tradizioni della cultura politica italiana che sono la cultura politica popolare, liberale e riformatrice. In tal senso, Insieme non sarebbe la riproposizione di qualcosa che è già stato ed è miseramente fallito, ma potrebbe rappresentare quanto di nuovo e di originale il laboratorio della cultura politica italiano, ad oggi, è in grado offrire.

Con uno sguardo rivolto alla vecchia Dc?

 La vecchia DC si è dissolta nei mille rivoli della seconda Repubblica, ha creduto nella dottrina della diaspora. L’ha realizzata ed è sparita. Nessuna nostalgia.

Sarà la nuova casa politica dei cattolici?

È impossibile che “Insieme” sia aperta ai soli cattolici. Non lo era nel 1919 il Partito Popolare di Sturzo e non lo era la DC di De Gasperi, figuriamoci se possa esserlo oggi in nuovo soggetto politico. Al contrario, il preambolo dello statuto del partito “Insieme” parla di soggetto politico laico, aperto ai cattolici e ai non cattolici, di impronta culturale, popolare e liberale, che hanno come riferimento l’economia sociale di mercato e l’economia civile di mercato.

Che rapporto avrà con la Chiesa?

Non potrà che essere indisponibile a qualsiasi tentativo di ingerenza da parte delle gerarchie vaticane. Non escludo che tali tentativi possano esserci in futuro, ma a garanzia che le cose non cambieranno ci sono: la volontà dei fondatori, i riferimenti storici, l’essere ancorati alla tradizione popolare e liberale.

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Written by Cinzia Ficco

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