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Lavoro forzato e sfruttamento sessuale: sempre più bassa l’età delle vittime. Parla Silvia Sticca, consulente Commissione Antimafia

Le stime fornite fornite dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e il rapporto sul traffico di esseri umani dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) sono impressionanti: 21 milioni di persone nel mondo sono vittime del lavoro forzato e di sfruttamento sessuale, e 40 milioni di tratta. Tra loro, 10 milioni (1 su 4) sono minori e il 71% del totale è costituito da donne e bambini, senza considerare che siamo nell’ambito di una realtà sommersa che trova conferma nei pochi dati disponibili.

L’emergenza Covid-19, in Italia come altrove, ha acuito l’isolamento delle vittime, sempre più difficili da identificare e raggiungere: in particolare, le stime restituiscono una fotografia da cui emerge una condizione di grande vulnerabilità per donne, bambine e adolescenti di sesso femminile (86%) in relazione allo sfruttamento sessuale. Un reato questo che attraversa le geografie in modo drammaticamente trasversale: la nazionalità delle piccole vittime è nigeriana (87%), ivoriana (2,5%) e tunisina (1,9%), mentre le regioni con più casi sono Sicilia (29,8%), Liguria (14,3%), Campania (9,3%) e Piemonte (13,7%).

Analogamente, il fenomeno del lavoro minorile tocca tutti i settori: dal terziario al commercio, dall’industria all’agricoltura. “È in atto una trasformazione dei modelli operativi tipici di tratta e sfruttamento dei minori. I gruppi criminali, dediti in particolare allo sfruttamento sessuale sono stati ovunque rapidissimi nell’adattarsi alla comunicazione intensiva online e allo sfruttamento nelle case, detto “indoor”, mentre il lockdown costringeva istituzioni e ONG ad affrontare maggiori difficoltà nelle attività di prevenzione e supporto alle vittime” spiega Silvia Sticca, assistente del CSM e Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. A livello globale, l’isolamento ha avuto effetti più diretti sui minori, limitando le occasioni di incontro e, quindi di fuga dai loro aguzzini, e, con la chiusura delle scuole, sottraendo a migliaia di piccoli il solo pasto quotidiano garantito.

Questo li ha non di rado spinti all’accattonaggio, esponendoli ad un doppio rischio: quello dello sfruttamento da strada e della tratta, e quello del ricatto e dell’adescamento dei predatori sessuali della rete. Il cybercrime ha sviluppato nel tempo enormi capacità operative, con l’aumento della richiesta di sevizi erotici online, in video-chat o webcam durante il lockdown. A questo fenomeno se ne associa un altro, con vittime sempre i minori, per produrre e commercializzare materiali pedopornografici.

Stime della Commissione Europea segnalano un aumento del 30% della domanda e consumo di materiale pedopornografico in alcuni Stati membri dell’Unione. Secondo i profili dell’Europol, inoltre, il 30% degli offender, in possesso di materiale pedopornografico, è anche coinvolto direttamente nei crimini di ricatto ed estorsione sessuale sui minorenni. In moltissimi casi, giovanissime ragazze, di diversa origine etnica, sono state spinte ad attività di prostituzione indoor, in spazi di fortuna, o a prestazioni in video-chat e webcam per la produzione di materiali pornografici. L’accresciuta centralità dello snodo internet, per intercettare la domanda di prostituzione legata al traffico di esseri umani e promuovere servizi sessuali tra i potenziali clienti, ha moltiplicato i luoghi virtuali dove le vittime sono “catalogate” come pura merce, secondo le caratteristiche personali o delle prestazioni disponibili. Come prevedibile i traumi, anche di ordine emotivo e psicologico, subiti da adolescenti e minori costituiscono un grande ostacolo, una volta fuoriusciti dalla rete di sfruttamento, all’inserimento nel Programma Unico di Protezione: l’impatto è stato drastico sia sui percorsi di formazione, che per riconquistare un’autonomia fortemente minata. E questo è un passo fondamentale al processo di rielaborazione del trauma e per riappropriarsi della propria dignità.

Un’indagine globale in 40 paesi delle Nazioni Unite evidenzia, inoltre, che le sopravvissute alla tratta e allo sfruttamento incontrano maggiori difficoltà nell’accedere a tutti i servizi essenziali rispetto alla fase pre-pandemica: cibo, acqua, sanità, istruzione, alloggio. “Senza azioni correttive, questa tendenza continuerà oltre la pandemia – continua Silvia Sticca- I quadri giuridici internazionali devono essere rafforzati, stringendo partenariati transfrontalieri tra governi, con il supporto di organizzazioni internazionali e regionali”.

La pandemia avrà effetti economici che condizioneranno le spinte migratorie e, d’altro canto, incentiveranno le opportunità per i criminali di trarre profitto dalla migrazione illegale. Del resto, già nel 2018 si registravano circa 50mila vittime della tratta di esseri umani da 148 Paesi: data, però, la natura del crimine, il numero effettivo è molto più alto. “Social media e piattaforme Internet hanno aperto nuovi canali per la tratta: tecnologie sfruttatissime dai trafficanti per facilitare il reclutamento e lo sfruttamento -avverte la Sticca- Occorre acquisire esperienze già sperimentate, adottando decisioni proattive e innovative per affrontare l’abuso delle piattaforme digitali e rafforzando gli sforzi strategici delle governance”. In questo contesto, però, anche la società civile e la cooperazione del settore privato sono cruciali, non solo per una maggiore e diffusa consapevolezza sull’uso della rete e dei social network: imprese e aziende tecnologiche rappresentano, infatti, partner essenziali nell’affrontare l’integrità della catena di approvvigionamento, per fermare il traffico di esseri umani per lavoro forzato e altre forme di sfruttamento, e per contrastare il reclutamento e lo sfruttamento tramite Internet.

Silvia Camisasca

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  1. Donne eccezionali che remano controcorrente in un fiume in piena ! È strano e fa riflettere come il nostro Paese sia spinto da solo ad accogliere potenziali vittime e contrastare questi fenomeni gravissimi, estesi ed odiosi, soprattutto nell’Africa supra e sub sahariana, mentre non vi è notizia di azioni e attività cinesi in questo senso, proprio quando la Cina si è comprata immensi e stretegici territori africani, per puro sfruttamento coloniale. Proprio l’Italia, divorata e distrutta dalla lebbra delle mafie che al fine gestiscono e sfruttano gran parte di queste attività illecite.

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