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Libertà di espressione. Una lettera, un libro e otto autori per spiegarla a Voce Alta

Da Alessandra Montesanto e Sonia Zuin ricevo e volentieri pubblico queste righe sul conflitto tra la propria libertà di parola e quella degli altri, tema sempre attuale, che ha scatenato polemiche in occasione del via libera al disegno di legge Zan da parte della Camera dei deputati.

“Cari esponenti politici italiani e stranieri, anche una lettera come questa può essere un modo per esprimere tutta la nostra preoccupazione riguardo a un tema universale: quello della libertà di parola.

Il linguaggio è la caratteristica dell’Uomo che lo distingue dalle altre creature. Col tempo, siamo riusciti anche a trascriverlo: prima con segni grafici, poi con l’alfabeto e, infine, con frasi, proprio per quel bisogno istintivo di comunicare ed entrare in relazione gli uni con gli altri. Solo così l’umanità si è potuta evolvere. Anche l’elaborazione di un concetto ci distingue come individui, e alla base della parola e della scrittura – con cui lo esprimiamo – ci deve essere un pensiero che deve essere il più possibile libero e onesto.

Non è per nulla facile garantire un pensiero libero e intellettualmente onesto in una società complessa come quella in cui viviamo, nel Nord e nel Sud del mondo, a Est e a Ovest. Troppi interessi politici ed economici hanno il sopravvento sulla giustizia e sull’etica e compromettono sia il nostro modo di comunicare – se non addirittura quello di pensare – sia la nostra possibilità di farlo in base alle opinioni, ai vissuti, alle aspettative che ci formiamo, che sperimentiamo e che ci poniamo, giorno per giorno.

Ecco perché – proprio tramite un libro, tramite la Cultura – si è voluto porre l’attenzione su quel diritto fondamentale che riguarda la libertà di espressione delle proprie opinioni con la parola verbale, con quella scritta, con le proteste pubbliche, e così via. Sono troppe le categorie di persone alle quali viene negata continuamente questa possibilità e nel libro intitolato A voce alta. La libertà di espressione nel mondo. La tutela negata (Kanaga Edizioni) ne vengono prese in considerazione alcune.

Ci preme, però, sottolineare da subito che libertà, e anche libertà di espressione, non significa fare o dire ciò che si vuole: la libertà ha un limite ed è quello che si ha quando si incontra quella degli altri. Anzi, non parliamo di limite, ma di rispetto. Questo è un tema che la pandemia ha tristemente fatto deflagrare perché le enormi difficoltà economiche, sociali e psicologiche hanno messo in luce differenti modi di intendere e declinare l’idea della libertà, che per taluni è intesa, purtroppo, come bene irrinunciabile e illimitato che può e deve travalicare la libertà degli altri. È evidente che il confine tra la libertà individuale e il cieco egoismo è estremamente labile e soggettivo e riguarda il difficilissimo rapporto tra noi e gli altri, tra i nostri legittimi bisogni, ma anche le nostre paure, e i bisogni e le paure degli altri, rapporto che spesso determina situazioni di conflitto.

Sotto un certo aspetto questo è uno dei fili conduttori di tutto il saggio perché, indipendentemente dal fatto che si stia parlando di libertà di espressione negata (o condizionata) nel mondo della stampa, nella galassia LGBT+ o nelle altre minoranze del mondo, una delle radici è il conflitto tra i bisogni individuali e quelli della collettività, conflitto spesso esasperato ad arte da politici senza scrupoli il cui unico fine è il perseguimento del proprio consenso elettorale.

Gli autori e i curatori del saggio sono convinti che uno dei più potenti antidoti a questa perversa spirale di violenza, non solo verbale, sia il dialogo diretto tra le persone, non mediato da apparati politici che inevitabilmente filtrano e indirizzano la comunicazione in modo a loro favorevole.

Sotto questo aspetto troviamo che il Disegno di legge Zan, di recente approvato alla Camera dei Deputati e in attesa del passaggio in Senato, abbia dei contenuti propositivi di grande valore favorendo e supportando azioni di dialogo nelle realtà scolastiche. Questo è stato, ed è tuttora, uno dei temi su cui ha puntato la campagna di propaganda reazionaria delle frange omofobe e transfobiche della società, sostenendo che l’obiettivo recondito sarebbe quello di plasmare le giovani menti dei ragazzi. La verità è esattamente l’opposto, perché un condizionamento sociale o culturale non potrà mai far diventare una persona omosessuale o transgender (e solo chi lo è può capire questa affermazione), ma può sicuramente inibire quello che è già presente nell’inconscio degli esseri umani e che spesso non riesce ad emergere perché non riesce a superare le barriere della propria omofobia o transfobia interiorizzata. Il fine degli spazi di dialogo nelle comunità scolastiche non è quindi quello di plasmare le menti, ma di liberarle, liberarle dai propri inconsci condizionamenti, paure di sé e degli altri, per permettere a tutti di esprimere la propria individualità nel pieno rispetto di quella degli altri, con l’obiettivo di permettere alle persone di vivere in una società più aperta e ricca di fermenti culturali che si integrano e si potenziano reciprocamente a vantaggio di tutta la collettività”.

                         Alessandra Montesanto e Sonia Zuin

Gli autori dei saggi, coordinati da Giuseppe Acconcia e Alessandra Montesanto, sono attivisti e giornalisti impegnati, attenti e preparati e sono: Marino Bisso, giornalista de La Repubblica, che elenca gli attacchi alla stampa negli ultimi anni in Italia; Jorida Dervishi, attivista albanese e ideatrice del progetto “La mia storia e la tua storia” – che ha raccolto le testimonianze di donne immigrate; Valentina Di Prisco, attivista venezuelana, che ha raccontato le manifestazioni antigovernative in America latina tramite l’Arte; Stefano Galieni, giornalista di Left, che ha parlato delle fake news in tema di migrazioni; Amin Wahidi, attivista afghano, che ha riportato la storia di un intellettuale perseguitato; Sonia Zuin, attivista, che ha approfondito il tema dei diritti LGBT+.

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